Come scegliete i vostri talenti? Risponde NoMusic/Antenna Music Factory Rubrica

24/02/2017 di Giorgia Mortara di Sounday

In questa rubrica a cura di Sounday le migliori etichette italiane ci spiegano come fanno a scegliere i propri artisti, ovvero l'A&R, il magico incontro tra un talento e un cacciatore.

A&R è una sigla che sta per Artisti e Repertorio, una divisione di una casa discografica che si occupa di scovare nuovi talenti e di monitorare l’andamento del catalogo. Senza dubbio è un reparto di cruciale importanza per il mondo musicale, ma da tempo ha subito un forte scossone: il talent scout nasce nei piccoli live club, nelle sale prova, nelle cantine e sulla strada. E oggi? 

Il settimo appuntamento è con Sergio delle Cese di NoMusic/Antenna Music Factory, agenzia che si occupa di management, produzioni discografiche e booking concerti: una realtà di ampio respiro che oggi collabora (tra gli altri) con Giovanni Lindo Ferretti, Dente e Marta sui Tubi per le attività di management e booking, Ntò per la discografia, Cristina Donà, Coez, Willie Peyote per il booking, Lo Stato Sociale, Calibro 35 per booking e consulenze.

 

Ciao Sergio, in base a cosa decidi quali dischi pubblicare e chi inserire nel vostro roster?
Con il mio socio Lorenzo Bedini dedico molte energie alla ricerca di nuovi artisti. In particolare Lorenzo ha una competenza molto spiccata in questo preciso segmento del lavoro; basti pensare che ha scovato Lo Stato Sociale praticamente agli inizi e che con la band inizieremo il prossimo tour partendo dal Forum di Assago. Un bel viaggio direi.
Per individuare i progetti su cui lavorare devono esserci innanzitutto una fascinazione artistica ed un’intesa personale con l’artista. Subito dopo si immagina insieme un percorso di lavoro che se condiviso porta all’inizio della collaborazione. Per la ricerca di nuovi artisti un grande aiuto ce lo danno i social, la nostra presenza fisica a festival e rassegne, nonché i feedback dei nostri promoter locali sparsi per la penisola. 

Come è cambiato l’A&R nell’epoca del digitale? Trovi che si sia semplificato?
È sicuramente cambiato ma risolti alcuni problemi ne nascono dei nuovi. Adesso c’è tanta musica, tanta è anche di buona qualità, ma non c’è spazio per tutti nel mercato. A questo punto è fondamentale elaborare una possibile strategia di lavoro e le informazioni che internet può fornire sono assai utili in questa fase del lavoro. 

Utilizzi piattaforme di music streaming?
A casa ho un bel numero di vinili e cd e quando ho proprio voglia di ascoltare un album a cui tengo molto, magari la domenica le rare volte che è festiva anche per me, tiro fuori un bel vinile e lo ascolto con tutti i suoi scricchiolii e la polvere che testimonia il suo valore ancora attuale. Ultimamente ho tirato fuori "Construction Time Again" dei Depeche Mode e "C'est Chic" degli Chic; mi sono goduto su LP la ristampa di "Turbe Giovanili" di Fabri Fibra. Per gli ascolti di tutti i giorni – anche quelli di lavoro – utilizzo moltissimo le piattaforme di streaming. Sono abbonato a Deezer e mi ci trovo davvero bene anche se l’anarchia di YouTube esercita su di me un notevole fascino.

Conta più la musica o il numero di like social?
In altri tempi mi avresti chiesto se i Duran Duran fossero diventati famosi per il loro aspetto estetico o per la bellezza delle loro canzoni. Credo fermamente che contino entrambi gli aspetti in quanto facce della stessa medaglia. Sono però necessari dei distinguo legati al genere musicale e alla tipologia di pubblico. Tutto ciò che è giovanilista, il rap in primis, è molto legato ai social ed allo streaming ma spesso questo grosso hype su internet non trova ad esempio un adeguato riscontro nelle presenze ai concerti. Dall’altro lato, tutto ciò che è storico o che si rivolge ad un pubblico più variegato e non necessariamente giovane, vede questa proporzione totalmente invertita. Ad esempio, l’album live "A Cuor Contento" di Giovanni Lindo Ferretti ha venduto per il 95% su prodotto fisico ed i suoi concerti sono sempre stracolmi di pubblico pagante; i suoi “soli” 64.000 seguaci su Facebook per un rapper sarebbero invece il sintomo di un vero insuccesso.

Quanto è responsabile l’etichetta del successo degli artisti che cura e quanto l’artista è responsabile della buona riuscita del proprio progetto?
È un gioco di squadra tra etichetta/management e artista. Ci deve essere quel sano ping pong di idee e suggestioni che porta a centrare il miglior obiettivo possibile per l’artista in quel preciso momento della sua vita. Quando il rapporto è sano non ci sono mai grosse collisioni, anzi si lavora nella massima fiducia reciproca e con la consapevolezza che tutto ciò che viene messo sul tavolo ha come finalità unica la buona riuscita del progetto. 

Tra le vostre ultime uscite spicca "Chiron", il nuovo singolo di Ntò, ora disponibile sulle sole piattaforme di streaming. Ci racconti la strategia che c’è dietro a questo lancio?
Il tutto nasce dalla fotografia del modo con cui attualmente il pubblico rap si approccia alla musica. Specie i giovanissimi, nella velocità della loro vita scandita dai social, si sono autoconvinti di non avere il tempo per potersi fermare quei 50/60 minuti che occorrono per ascoltare un album intero. Ascoltano un pezzo, mezzo pezzo, forse anche di meno e traggono le loro conclusioni. Va da sé che l’interesse maggiore è verso i singoli che magari hanno un videoclip ed i pezzi “da album” (che niente hanno da invidiare ai singoli) spesso finiscono per essere lasciati immeritatamente in disparte. Da questa presa di coscienza Ntò, ottimo artista nonché mio prezioso amico, mi ha proposto di pubblicare il suo nuovo street album "Rinascimento" in comode rate mensili. Ho accettato subito.

Che consigli vuoi dare a un artista che dà il via a un nuovo progetto?
Di lavorarci e crederci sempre più di chiunque altro. Mi ripeto: lavorarci e crederci (entrambe le cose, non solo la seconda in attesa che arrivi un fantomatico messia a fare il lavoro sporco).

Tag: rubrica

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