No, non sta andando bene per un cazzo

Elisa e Tommaso Paradiso scrivono una canzone benefica e ottimista, ed è una bella cosa. Ma è anche il momento di rivendicare, per chi ne ha bisogno, il diritto alla bestemmia

Dal video di "Andrà tutto bene"
Dal video di "Andrà tutto bene"

Ci sono due tipi di persone, gli ottimisti e i pessimisti, e fin qui ci siamo. Ci sono anche quelli che stanno alla finestra a guardare, campioni di zen d'accatto che si buttano dove tira il vento, e quelli mi stanno meno simpatici, ma hanno tutto il diritto di farlo. Da naturale tendente al pessimismo, ho battezzato preventivamente l'operazione di Elisa e Tommaso Paradiso "componiamo una canzone in diretta Instagram insieme ai nostri fan e chiamiamola come lo slogan di chi canta dai balconi" come una cosa fastidiosa. Ma in seconda analisi, quella più lucida, funziona. Non per me, magari, ma per migliaia, forse milioni di persone che hanno bisogno di rassicurazioni in questo periodo buio della storia comune. 

Sarebbe semplicissimo scrivere acidità sul Andrà tutto bene, sputare sentenze col piglio cinico della post ironia dei social, ma penso alla felicità di chi ha contribuito e si sente vicino ai due artisti, a chi sorriderà per quel pezzo e lo ascolterà nei momenti di merda per farsi forza, e il veleno sparisce facilmente. In più, gli artisti, tutte le società editoriali e discografiche e le collecting coinvolte (SIAE, Universal Music Publishing Ricordi Srl, Sogno Meccanico Sas e The Sold Out Music Srl, Universal Music Italia Srl) rinunceranno ai propri proventi che saranno totalmente devoluti alla Protezione Civile, quindi è una canzone che fa bene.

Ciò nonostante, non credo proprio che andrà tutto bene e serenamente, mi piacerebbe che il mio diritto alla bestemmia, all'incazzatura, all'essere Darth Vader in un mondi di Jedi, avesse lo stesso valore di chi pensa il contrario, senza per questo essere bollato come menagramo, pesantone, come quello che non sa cogliere le opportunità che un virus da quasi ventimila morti in Italia possa portare. Lavoro nel mondo della musica e, pur non essendo il boss di niente, mi piace parlare con gli addetti ai lavori di tutti i tipi per tastare il polso della situzione. Bene, il nostro mondo è tipo un iceberg che durante il cambiamento climatico si è staccato e se ne sta andando alla deriva, perdendo ogni momento un po' del suo volume. Non riesco a non pensare ai tanti lavoratori con contratti ridicoli oppure in nero, che faticano nell'industria e al fatto che sono quelli che staranno più tempo a casa, spesso senza soldi. 

Parlando con vari promoter, con personalità del mondo dello spettacolo e con quelli di provincia, pur non vedendoli negli occhi, percepisco la stessa sensazione sperduta di chi non ha un orizzonte certo da guardare. Si parla pur sempre di un virus che costringe le persone a non stare vicine, quindi di fatto impedisce ogni concerto, evento sociale, ogni discoteca, ogni festa sulla spiaggia, ogni momento di aggregazione che dà lavoro a migliaia di persone. Come sappiamo, da quando i dischi non si vendono più, l'indotto di settore proviene dai live, che saranno gli ultimi a tornare a lavorare, insieme alle strutture ricettive e ai bar. Al momento, mancano anche gli spostamenti casa-lavoro per milioni di italiani, quindi la radio funziona molto meno, e gli ascoltatori si rifugiano nei loro classici consolatori, senza andar troppo a curiosare tra le novità, motivo per il quale molti artisti hanno posticipato le loro uscite a periodi in cui saranno possibili la promozione, i firmacopie e i concerti.

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Mettiamoci anche la naturale sindrome d'Ofelia, che questa quarantena infinita porta con sé, la pulsione all'apatia che ci fa paradossalmente leggere di meno, che ci fa credere nella routine per diventare persone migliori, che ci fa mangiare sano, fare attività fisica, che ci fa dormire di più solo la prima settimana, per poi mandare tutto in vacca e sperare che il Governo, fra le tante esternazioni che fa, si decida a distribuire anche alcol e marijuana alle famiglie. È difficile ogni giorno di più ed è legittimo esternarlo, senza melodrammi o superstizioni. La sovraesposizione mediatica di Conte, Borrelli e tutti gli addetti alla comunicazione delle decisioni istituzionali, mostra che chi sta sopra di noi, oggi è poco più che un nostro pari e non sa, esattamente come non sappiamo noi, trovare il miglior modo per uscirne.

Intanto, il coronavirus ci mostra delle falle nel sistema Italia che già esistevano prima dell'emergenza, ma che ora sono state evidenziate in maniera impietosa, e il crollo del ponte tra Liguria e Toscana di questi giorni, da mesi segnalato come pericolante, che solo per un caso non ha fatto decine di morti, pare la metafora del Belpaese. Una nazione di incomparabile bellezza e un popolo di inimmaginabile ingegno, lodato e amato in tutto il mondo, ma anche un microcosmo di furbetti ed evasori fiscali totali, onesti lavoratori subissati da tasse inconcepibili che raramente si trasformano in servizi adeguati, lavoro sommerso senza alcun diritto, partite iva lasciate a se stesse, in cui la burocrazia e gli affitti ti disincentivano a fare impresa, di architettura digitale fatiscente che non permette facilmente telelavoro o lezioni digitali, divisa tra il riaprire tutto degli amici di Confindustria e la realtà dei teenager che non hanno neanche un computer per studiare nel profondo Sud, di promesse declamate all'inizio della pandemia (Non vi lasceremo soli, vi aiuteremo con affitto, bollette, prestiti, mutui e pagamenti) che dopo un mese sono parole al vento, mentre affitto, bollette, prestiti, mutui e pagamenti arrivano puntuali a chiedere dazio. Di lavoratori della sanità che prendono poco più di mille euro al mese, di tricolori appesi ai balconi, manco avessimo vinto i Mondiali.

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Ad oggi continuiamo ad essere il Paese con più vittime per Coronavirus del pianeta. Non la Cina, da cui pare sia partito, non (ancora) la Grande America dei film catastrofici, non il Terzo Mondo o il Medio Oriente da sempre aree di serie Z per la politica che conta, ma l'Italia degli ospedali infetti e riaperti, dei cittadini che vanno a fare il weekend al mare o in montagna fregandosene di quelli che stanno a casa anche per loro, dell'informazione che colpevoliza i cittadini.

Di fronte al panorama complessivo, oggi che iniziano ad affievolire gli entusiasmi dai balconi, che i dj set in diretta da casa e i cantanti col chitarrino iniziano a non avere più voglia di trasmettere la propria soltudine tutti i giorni, che il ritorno alla vita vera sembra più lontana del previsto, che i problemi economici iniziano a essere reali e non solo ipotetici, vorrei avere lo stesso diritto di Elisa e Tommaso Paradiso nel dire che, pur augursandomi di no, potrebbe non andare tutto bene e che dovremmo iniziare a esternare anche questa di sensazione.

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L'articolo No, non sta andando bene per un cazzo di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2020-04-10 10:55:00

Tag: opinione

COMMENTI (2)

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  • stevedark79 2 anni Rispondi

    Non posso che essere d'accordo con tutto quanto detto da Mario Miano qui sopra. Oltre alla burocrazia l'Italia ha il primato della ipocrisia! E basta pensare alle mille contraddizioni di questo governo e il suo team di pseudoscienziati dall'inizio di questa "pandemia". Intanto un dato di fatto è che abbiamo gli stessi morti, se non meno, per polmonite degli anni passati. Ora poi sembra che il problema sia nelle famiglie e non più per strada, però guai a dire che possiamo uscire! Ormai sembra un gioco di potere tra l'incompetenza dei virologi da fiction (Pregliasco, Borrelli e compagnia bella) e i governatori delle regioni che invece si stanno accorgendo che stare in casa fa più danno, ma anche degli economisti che hanno già calcolato miliardi di perdite. Ci sono molti altri esperti da tenere in considerazioni e non compaiono ogni giorno in tv, ma vengono chiamati in telegiornali su youtube come byoblu o su radio radio tv. Ma ormai è chiaro a molti dove vogliono arrivare sto branco di delinquenti tra scienziati e politici. La direzione è la schiavitù europeista e l'annientamento della privacy. Per quanto riguarda i canti dai balconi li lascio agli spettatori del GF e della d'Urso. Ma almeno una cosa che avete scritto nel vostro articolo non fatela: non donate i soldi alla Protezione Civile, perché verranno usati per sostenere le spese tra tamponi e vitto e alloggio per i clandestini. Aprite gli occhi, oltre le orecchie!

  • mario.miano.39 2 anni Rispondi

    Forse invece di dire che andrà tutto bene oppure che non sarà così, sarebbe meglio limitarsi a constatare i dati di fatto:
    1) l'Italia è l'unico paese dove i titoli delle news in generale, scritta, web e tv continuano a ripetere il mantra "restiamo a casa".
    2) Se guardiamo i siti di Le monde (Francia), El Pais (Spagna), Welt (Germania) o BBC (UK) non esistono neanche lontanamente questi mantra continui. Non ci sono i governatori della Sicilia o il Sindaco di Messina o l'assessore Gallera, Borelli, Conte sempre in prime pagine e che ne dicono di tutte. Evidentemente gli Italiani siamo i peggiori dell'Europa, caproni che vanno intimiditi di continuo. O forse è lo spirito del fascismo in tutti noi?
    3) Si parla di stare a casa ma nessun giornale mette in prima pagine che alla gente veniva detto che se stavano male ma non venivano dalla Cina o da Codogno il tampone non lo potevano fare. L'amica di mia mamma aspetta i risultati da 9 giorni e pur avendo finito la quarantena non può uscire. Ci viene anche detto che i tamponi non sono sempre affidabili ma si parla di prelievi del sangue per anticorpi che non sono ancora partiti.
    4) Le mascherine, ognuno dice la sua. In generale medici che prevedono questo e altri che sentenziano altro ancora.
    5) Abbiamo appurato anche che il giornalismo è completamente morto, conta solo una notizia che cambia spesso perché se non ci si adegua alle regole dei social il settore muore per sempre e guardate quanti banner di pubblicità spazzatura ci sono su Repubblica e altri siti che evidentemente vivono il loro momento d'oro.
    5) Gravissimo anche che si sa che ci sono molti farmaci che prevengono e allentano il virus ma nessuno si organizza per provarli a modo, solo annunci mentre intanto molta gente preferirebbe provarli comunque piuttosto che rischiare la morte.
    Io sono tornato da Milano in Sicilia il 26 febbraio scorso e ho fatto 2 giorni di quarantena perché era retroattiva. Essendomi dovuto registrare su un sito per questo motivo, mi hanno mandato la richiesta di iscrivermi a un altro sito per essere controllato come contagiato asintomatico. Non mi sono registrato perché sto bene e ho invece mandato richiesta di fare tampone e analisi del sangue ma senza risposta. A casa sì ma tampone o eventuali anticorpi non se ne parla.
    Mi fermo qui, e mi limito a dire che sulla base di quanto sopra non sta andando tutto bene.
    Lecito sperare che andrà invece tutto a gonfie vele, ma sicuramente non per merito di chi per ora in Italia, ha trovato il suo momento di protagonismo e dagli schermi continua a dirci che dobbiamo rimanere a casa. Rispetto le regole e non posso fare altro ma essendo in democrazia, è mio diritto regalarvi uno sperlarino: FOTTETEVI!