Noi, Roma, Pasolini e la Patty

20/10/2008 di

(Vasco e Claudia - Foto di Barnaba Ponchielli)

Perchè fare un festival a Roma e come farlo. Carpire lo stupore della gente, invogliarla ad uscire dai soliti circoli ristretti. Fare mille errori e crescere. Lavoro/pensiero/entusiasmo e i sacrosanti Sbattimenti, che son fatica ma fan parte di noi. L'editoriale di Stefano 'Fiz' Bottura.



Il gioco dei perchè
Perchè un festival Rockit a Roma? Perchè i milanesi vengono a Roma a fare un Festival? Perchè Il Sorpasso e Pasolini e Patty Pravo?

Perchè Rockit non è Milano ma Italia. Perchè ce l'avete chiesto ripetutamente e a gran voce, perchè pensiamo che Roma se la meriti attenzione e lavoro e qualcuno che ci creda, perchè a Roma il Sud è più vicino e la Musica deve insistere e continuare la cura. Perchè se non coltivi non crescerà mai nulla e se si è in tanti la fatica sarà minore e i risultati esaltanti per tutti. Perchè a Roma c'è da lavorare sui 2 liveli, Qualità e Quantità. Alzare il tiro, aumentare a dismura il bacino d'utenza sfondando tutti gli argini e i ghetti e i circoli chiusi e le paranoie da niente. Stare a raccontarsela fra i soliti 4 gatti serve solo all'inizio per contarsi e prendere fiducia, poi bisogna aprirsi contaminarsi e diffondere. La Bellezza non è mai ferma o monolitica, è molto più fluida e indefinibile e capace di arrivare là dove non diresti mai, molto meno elitaria (nel senso negativo del termine) di quanto ci si possa aspettare. L'abbiamo visto a Milano col MI AMI, è un processo naturale, bisogna farlo anche a Roma altrimenti si rischia di morire di asfissia e sarebbe una sconfitta (per la musica, per la cultura, per un'intera generazione di giovani). In questo senso abbiamo inteso e chiamato il festival "Il Sorpasso", in omaggio a quell'immaginario cinematografico che descriveva l'Italia del Boom economico, l'Italia che usciva da una realtà contadina e andava a schiantarsi nell'era dei consumi. L'abbiamo visto come monito e incoraggiamento, lasciarsi alle spalle il solito vecchio modo di intendere le cose e i luoghi comuni, contro l'Immobilismo. Scelta azzardata e poco moderna, probabilmente, ma ci è sembrato giusto spingere l'accelleratore sull'Immaginario, per far capire fin da subito chi siamo da dove veniamo e perchè. Per far capire che Rockit mischia le carte, che non ha paura di essere intellettuale e insieme pop, che i modelli sono importanti e necessari (Pasolini e la Patty). E anche lo stato di relativa confusione per i troppi input le troppe immagini la comunicazione sovraccarica di senso, sono sicuro che verrà decifrata poi, col tempo, dal pubblico del Sorpasso. Che l'unica cosa che vale la pena è mantenere viva la curiosità e la testa (e il cuore) delle persone. E un Festival come Il Sorpasso, a Roma, ci sembra bello (e necessario).

Noi, e sullo sfondo Roma.
Organizzare un festival in una città che non sia la tua non è propriamente cosa facile (banalità). Partendo da alcuni contatti diretti (i redattori romani di Rockit: Sara&Sara, Andrea, Simone, Nur, Riccardo, ma soprattutto Elisabetta De Ruvo (brava!), che oltre a fare la responsabile accoglienza artisti è stata il nostro punto di contatto su Roma). Dicevamo, oltre ai contatti diretti, cerchi appoggi aiuti punti fermi nel tessuto cittadino che abbiano professionalità e sensibilità simili alla tua, non è facile (anzi, direi che è proprio la parte più difficile) e ci è andata bene a metà (bravi gli Sporchi Impossibile!). Nulla di grave, si fa esperienza di tutto. Poi tanto ci eravamo portati Alessandra (Maculan, direttrice di produzione del MI AMI, che è la migliore direttrice di produzione d'Italia) e quindi stavamo più tranquilli. In più c'erano Sandro e Fra a fare i responsabili dei 2 palchi, come dire: una Certezza (sfido chiunque a far suonare 2 palchi alternati con tale precisione di orari). E poi Wad che gestisce accrediti comunicazione relazioni con stampa e tutto quanto con stylo terrone che giassai. Da Milano col furgone sono arrivati in stile "arrivano i nostri" i rinforzi Marco e Stefano, ma soprattutto, perchè quando ci si mettono di mezzo le donne non ce n'è più per nessuno: Marta (capogruppo), Claudia, Carlotta, Elisa, Chiara, che hanno preso in mano il bar centrale e lo han fatto girare a mille. Da Firenze sono arrivati Daniele (e i suoi amici americani, tra cui il pittore californiano con i rami in testa) e Francesco Saliola. Da SanBenedetto è arrivato Alex. E tutti quanti a dormire per terra (per terra!) nelle 2 notti di festival. Insomma, semmai ce ne fosse ulteriore bisogno, Il Sorpasso è servito anche a dimostrarci come il team Rockit sia forte, professionale, affiatatissimo e assolutamente rodato e pronto a nuove fantasmagoriche esperienze (scusate questa frase da simpaticone ma mi faceva troppo ridere e non potevo non scriverla). Amen.

Sì ok ma com'è andata?
E' andata bene in fondo, a detta di chi c'è stato, dei romani, a Roma una situazione del genere non era assolutamente scontata, anzi in parecchi non se lo aspettavano (in molti proprio non ci credevano). Molta gente (2000/2500). Una bella atmosfera. Un freddo cane (ma settembre a Roma non doveva mica essere il paradiso???). Una magia (personalmente mi porterò nel cuore per molto il live di Babalot, accompagnato dalla band storica, in versione mariachi. Grazie Sebastiano grazie, non sai come ne sentivamo il bisogno). Poi altri gran bei concerti di cui non mi sembra per nulla giusto fare una classifica. Djset divertenti (Misty Lane superstar!). Belle bancarelle. Belle ragazze e bei ragazzi, forse un po' troppo ingessati e posers, o forse solo spaesati o intimiditi non si sa bene da cosa. Comunque presi bene e in generale soddisfatti di essere arrivati fino all'EUR (addirittura! :-) per una sera fuori dai soliti posti e dai soliti giri (sacrosanti e salvifici, per carità, ma ogni tanto serve "altro", è umano no?).

A chiudere: il Sorpasso ha avuto centinaia di pecche e fatto centinaia di errori, e meno male. La prima edizione di un festival Non può essere già perfetta e "finita" (altrimenti gli resterebbe solo la morte). Deve essere seme e non già frutto. E' in fondo una creatura appena nata: per poter essere un Vero festival che si sviluppa e trova una propria dimensione un proprio respiro una propria voce, ha bisogno di ampi margini per migliorarsi. Così sarà nei prossimi anni. Ce lo auguriamo e ci muoveremo per. Senza paure o paranoie, ma con tanto lavoro/pensiero/entusiasmo e i soliti sacrosanti Sbattimenti, che son fatica ma fan parte di noi.

E tornando a Milano
E tornando a Milano, in un interminabile viaggio in macchina e furgone, guardando scorrere l'Italia fuori dai finestrini, bevendo succhi di frutta e fumando sigarette, ubriachi di parole e ragionamenti post-festival, ti rendi conto banalmente di 2 cose: di come è bello il Nostro Paese (e di come lo stanno irrimediabilmente rovinando) e di come Roma sia lontana.

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