Non fate cantare Giorgia Meloni, non fatele questo favore

In Rete circolano decine di remix di "Io sono Giorgia". Fa molto ridere, ma cadere nella trappola dei "meme simpatia" è un grave errore
07/11/2019 10:27

Non amiamo politicamente Giorgia Meloni. Non ci troviamo a nostro agio con i suoi presunti valori, con la strenua difesa della famiglia tradizionale ai danni di tutti gli altri tipi di famiglia, non ci piace pensare che gli italiani debbano venire prima degli altri quando si parla di diritti, che debbano credere per forza in un Dio e che debba essere lo stesso per tutti, non ci piace il suo pensiero su omosessualità, accoglienza, femminismo, razzismo e così via. Questo è quanto.

Ora possiamo parlare dei video viralissimi che stanno invadendo le bacheche social, fino ai tg e i talk show in tv: i remix e le reinterpretazioni di Io sono Giorgia, il discorso tenuto dalla leader di Fratelli d'Italia in piazza San Giovanni a Roma il 19 ottobre scorso durante la manifestazione della destra italiana contro il governo.

Milioni di visualizzazioni per una serie infinita di video-meme con cassa dritta, in cui Meloni viene usata come una Myss Keta di destra che urla a tutti "Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana", prima di andare in loop su "Genitore 1, genitore 2" nello stile vocalist di after di qualche anno fa. Simili operazioni – che rientrano di fatto nell'ambito della "memification" – spesso sono divertenti, certamente rappresentano una forma di comunicazione contemporanea molto efficace e interessante. Un esempio recente simile a Io sono Giorgia è quello di Greta Thunberg, che in poco tempo ha visto i suoi discorsi trasformarsi prima in hit di Fatboy Slim e poi in cover metal

Il punto è che come ogni gioco, è bello quando dura poco. E dopo che un super-big come Gazzelle ne ha fatta una versione it-pop virale, abbiamo deciso di pensare un attimo a quello che sta succedendo. La memification di cui sopra è da anni un'arma molto potente nelle mani dell'alt-right in tutto il mondo occidentale, che usa questa tecnica per sdoganare e rendere pop personaggi e concetti spesso ai limiti. Una lezione che lo staff social di Matteo Salvini conosce benissimo. 

I primi meme e i primi remix di Io sono Giorgia hanno strappato una risata anche a noi, e allora non possiamo certo puntare il dito e fare gl'integerrimi di stocazzo. Possiamo però, dopo aver riso, pensare a che succede nella testa di chi non ha gli strumenti per scorporare il sarcasmo che fa il giro dalla semplice goliardia, parola usata sempre più spesso per definire atti orrendi tipo le sfilate in abiti nazisti al Lucca Comics o le urla scimmiesche in direzione di Balotelli a Verona. Il confine è labile, ma ci fosse anche solo una persona che confonde le cose, balla la hit nei dj set della scena e nella cabina elettorale vota la sua popstar preferita, avremmo finito per fare il giro anche noi.

Abbiamo visto tutti il video di Gipi, quello in cui due persone rimangono immobili di fronte a un incidente per paura che qualunque cosa facciano porti voti a Salvini: una rappresentazione geniale di ciò che si è detto durante il governo gialloverde, ma la musica non è un meme. Quanto più elaborate sono le cover, quanto più il #iosonogiorgiachallenge spopola in rete, quanto più il nome di Giorgia Meloni entra nei trend topic, quanto più arriva a chi non riesce a fare i giusti distinguo (vuoi per giovane età, indifferenza all'attualità, impermeabilità alla politica, ignoranza di fondo, per la poetica del "destra o sinistra tutti uguali" di molti testi trap o per quel "generico quanto autentico fascismo" di cui parlavano I Cani ne I pariolini di diciott'anni), tanto più sprofondiamo in un baratro. Per questo e per altri mille motivi: abbiamo riso, ora basta.

Grab dall'Instagram di Giorgia MeloniGrab dall'Instagram di Giorgia Meloni

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L'articolo Non fate cantare Giorgia Meloni, non fatele questo favore di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 07/11/2019 10:27

Tag: opinione

Pagine: Gazzelle

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