Non staremo esagerando con tutte queste vecchie glorie?

Quando erano al top della forma non li andavamo nemmeno a sentire, o ce li gustavamo per 10 euro in un locale scrauso. Oggi paghiamo spropositi per celebrare il pop punk e Avril Lavigne!, ma pure gli Slowdive o magari Cristina D’Avena. Basta aspettare che la moda faccia il giro e ritorni

Una serie di artisti non più giovanissimi che fanno sold out
Una serie di artisti non più giovanissimi che fanno sold out

I Green Day sono tornati a Milano ai Magazzini Generali per un concerto a sorpresa proprio ieri sera, il 7 novembre, in una location insolita per loro abituati a fare i palasport e le grandi arene. Nello stesso giorno, l'I-Days, sempre a Milano, annuncia per il prossimo luglio un grande concerto di Sum 41 e Avril Lavigne. C'è un hype terrificante per le band pop punk dei Novanta Duemila, quelle che avevano i video in heavy rotation sulla defunta e spesso rimpianta MTV, quelli che ce l'hanno fatta a superare la prova del tempo senza diventare zimbelli, ridicole copie di sé stessi o mr. Burns dei Simpson versione giovanotto con papalina e maglietta col teschio. I trentenni (e oltre) di oggi hanno la fortuna e l'occasione di rivivere u po' della loro gioventù, sperando intimamente di rientrare nelle t-shirt d'epoca, di aver conservato le Converse o gli anfibi alti, di provare ancora una certa eccitazione nel vestirsi con la camiciona e la cravatta. Ignari, certo, del fatto che stare ore e ore in piedi sotto il caldo soffocante di Milano travolti dalla calca vestiti come cosplayer del Lucca Comics può avere anche i suoi lati negativi, ma d'altra parte chi siamo noi per spegnere gli entusiasmi?

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Dopo tutto, era già successo coi Blink 182, gli amici di Fedez che, dopo la necessaria reunion con Tom DeLonge, hanno costruito album e tour sulla falsariga dei tempi d'oro per conquistare il mondo e far sentire trentenni o quarantenni di nuovo viv e felici, se escludiamo l'ovvio mal di schiena un tempo sconosciuto. Era successo ancora prima, col ritorno dell'emo per festeggiare la reunion dei My Chemical Romance nel 2022, con professionisti ormai normie rivestiti con pellanze neogotiche, calze a righe orizzontali, parruccate da premio canino e tanta voglia di star bene fottendosene di essere ormai invecchiati.

Che poi è un po' la stessa roba che porta i palasport e gli stadi ad affollarsi per Max Pezzali, che ormai fa più date degli Iron Maiden puntando tutto sul repertorio degli 883 e sui suoi singoli più famosi cantati a squarciagola da moltitudini; che porta gli Articolo 31 a riformarsi per fare un po' lo stesso strano percorso di Max; che porta Nek e Francesco Renga a fare i palasport insieme, in un festival dell'amicizia - leggi: da soli non ne riempivano più uno e allora perché non unire le forze? 

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Sul revivalismo si è già detto tanto, anche da queste pagine. La retromania descritta da Simon Reynolds in tempi meno sospetti di questi è ancora di più un settore merceologico che funziona come un orologio svizzero e coinvolge un po' tutti, nessuno escluso. Nemmeno quelli che neanche pagati andrebbero a vedere i Motley Crue invecchiati, messi male, senza voce e pure in playback, oppure i Kiss che a più di settant'anni sono costretti a indossare bardature degne di tornei di Warhammer e a pittarsi la faccia cadente retta da mille lifting, eppure anche loro vivono di speranze retromaniache, tipo il concerto reunion dei Bauhaus, l'ennesimo tour dei Cure, gli Slowdive che stanno raccogliendo durante la mezza età tutto ciò che non hanno mai avuto quando i loro album erano epocali. Che poi sono parte di quelli che affollano aree immense per vedere i Blur e i Depeche Mode, impazzendo di gioia e fingendo di essere immuni al passatismo. 

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La verità è che, al netto della qualità, il passato nei tempi bui vende sempre meglio del presente per gli ovvii motivi - crisi economica, climatica, politica, guerre, Tinder che è un  pacco - quindi ben venga una serata in cui fingere che i problemi rilevanti dell'età adulta sembra non esistano per rifugiarsi nei fottuti anni d'oro, in cui si stava meglio o perlomeno che oggi ci appaiono così. Siamo disposti a spendere capitali - cioè più di 100 euro - per il ritorno in versione invecchiata del pop punk, più di 40 euro per lo shoegaze della nostra adolescenza, pur di non ammettere a noi stessi che stiamo invecchiando.

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Siamo disposti a rivalutare ogni genere musicale - dagli 883 ad Avril Lavigne, fino ad arrivare ad affollare arene per cantare i cartoni animati con Cristina D'Avena - per partecipare alla replica di una giornata di venti o trent'anni fa che forse non abbiamo neanche mai vissuto. Resta fuori da questo circo la generazione del grunge, per un fatto molto semplice: quasi tutti i frontmen delle band che amavamo sono morti. Possiamo solo immaginare il costo di un concerto - magari di una reunion - dei Nirvana tra qualche anno. Forse non basterebbe uno stipendio.

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L'articolo Non staremo esagerando con tutte queste vecchie glorie? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2023-11-07 13:27:00

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