Glitch - Il Nord Est Elettronico

08/09/2008

(I Bloody Beetroots - Foto di MB)

C'è tutta una scena là fuori. Se credevate che le regole della nuova musica elettronica si decidessero a Milano sbagliavate, è nel Triveneto che si muovono le cose migliori e non è solo una novità degli ultimi anni. Una panoramica sui nomi più promettenti del Nord Est Italia. Di Barnaba Ponchielli e Anna Ursini.



Se fino a pochi anni fa i centri del divertimento e degli "eventi" dal Po in su erano Milano o Bologna, ultimamente è il Triveneto che si sta imponendo. Forse non tutti sanno che pezzi come "Eins zwei polizei", "Was ist das?" – i Modo, ricordate? - e molti altri sono nati proprio a Trieste: negli anni '90 da queste parti son passati gente come Corona, Bellini, Ramirez, Afrikaa Bambaata… Insomma, la produzione era abbondante ma non esisteva una "scena". Negli ultimi anni, il proliferare di circoli e associazioni, club, etichette e promoters hanno spinto alla creazione di serate di musica elettronica per tutto il Nord Est. Dj e produttori come Spiller (che splende ormai di luce propria fin dai tempi del successo di "Groovejet", 2000), Martini Bros, Scuola Furano e Fare Soldi (entrambi della premiata ditta Riot Maker, nella mischia dal 2004), The Bloody Beetroots (impressionante la loro ascesa negli ultimi due anni, soprattutto all'estero) e la giovane Fucked from Above 1985 hanno fatto si che il nord est italiano entrasse nelle mappe della musica da ballare di qualità (sia nazionale che internazionale). Il Veneto sembra essere al top al momento se parliamo di serate locali: Altavoz, Wah Wah Club, Excuse Me, New Age Club, C.S.O. Rivolta, attraggono folle di giovani da tutta la regione e anche oltre.

(Fucked From Above – Foto di D. Manea)

La Nano Records di Spiller è l'etichetta principe della zona. Tra i Nano Parties con le punte di diamante dell'etichetta (Glitch, Mawkish e lo stesso Spiller) e le nuove leve (Dj Color, Dennis Rubini, Arm Your Sampler, Toondra e Tyga, Gain on Top). Discorso a parte per gli eccitantissimi (o eccitatissimi?) Belli Dentro che tra selezioni deliranti, stage diving e spogliarelli tutti r'n'r non lasciano mai intendere dove finisca la "scena" e dove cominci la follia. Oltre Steve Aoki, insomma.

Altra etichetta di rilievo la Ohm di Trieste, che ha base nell'omonimo negozio triestino, più incentrata su downtempo e minimal techno. Parte da loro - assieme al collettivo Electrosacher e in collaborazione con la sede Etnoblog - l'iniziativa del festival internazionale di musica elettronica Electroblog, giunto ormai quest'anno alla terza edizione (si terrà il 19 e 20 settembre presso l'Etnoblog, NdR). Hanno ospitato dal 2006 gente come Passarani, Vladislav Delay, Alxander Robotnik, Daniele Baldelli, Deadbeat, Abe Duque e 2many djs. In Friuli Venezia Giulia la situazione è ancora piuttosto tranquilla e offre realtà più intime e raccolte, dirette (per il momento) più al pubblico locale che a popoli foresti. Se nell'Udinese e Pordenonese si sono sviluppate realtà come il Papillon, il Brit Box e il Circolo Edera, a Trieste si deve decisamnete un grazie al circolo Tetris e al collettivo Electrosacher. Ma non ci si ferma qui. Keep tuned.

COLOR (Intervista di Barnaba Ponchielli)

(Color - Foto di Mr. G)

Sei l'unico DJ il cui nome di battesimo è decisamente più figo del nome d'arte.
Quando ho cominciato a fare scratch era inizio '99, pochi soldi ma tanta voglia di imparare, comprai 2 giradischi da hi-fi della Maranzt per 200.000 lire e un amico di mia madre mi procurò un mixer della Bic, con il quale lui faceva il tecnico luci: DJ Color Pro Model, appunto. Da lì ho preso il nome. Per quanto riguarda usare il mio nome (Antares, NdR) come dj name, non è che mi piaccia molto, ecco.

Quando hai cominciato a far musica? E perché proprio hip hop? Gli scratch?
Mio cugino aveva un live di Herbie Hancock ed io ascoltavo sempre la parte in cui Grandmaster DST faceva gli scratch su "Rock it". Poi in quel periodo su Italia uno c'era Italia Unz: poco prima dello stacco pubblicitario Prezioso faceva 5 secondi di scratch, ed io lì a sbavare. Il salto all'hip hop è stato naturale. All 'epoca ero in fissa con la break dance, ma vista la mia mole, non proprio un physique du rôle, diciamo, il mio grande amico Kenny mi consigliò di provare seriamente con gli scratch, anche se la "pallina" mi veniva bene... E così fu...

E da Trieste a Praga? Qual è stato il salto? E le tappe di mezzo?
Restavo chiuso in casa, mi allenavo 10/12 ore al giorno: vidi i primi risultati, incominciai ad iscrivermi alle gare, feci buoni piazzamenti, vinsi il DMC Italia Preliminary Heat (le selezioni italiane per accedere al campionato mondiale di scratch, NdR), stessa cosa all'ITF (uno dei più importanti contest italiani, NdR), e l'anno successivo vinsi per la categoria Juggling all'ITF 2005; questo mi diede l'opportunità di volare in Repubblica Ceca a confrontarmi con il resto del mondo. Il salto e' stato grandissimo, al mondiale c'erano più di 2000 persone. Dopo aver un po' cannato la prima routine, ho fatto la seconda al massimo delle mie capacità. C'erano persone che urlavano, grandissima soddisfazione. Uscii con il punteggio più alto nella seconda manche, ma non mi consentì di vincere.

E poi c'è stato il salto all'elettronica. O è stato un ripiego?
Non credo ci sia mai stato un vero e proprio salto. Come dicevo prima, il mio dj di riferimeno all' inizio era Giorgio Prezioso. Ho sempre inserito pezzi elettronici nel mio set, a Praga ho portato routines fatte con Alter Ego e Joakim, costruite nel 2004. Quando cominciai, ascoltavo un botto di electrofunk, robe tipo Afrikaa Bambaataa, Mantronix, Egyptian Lover, Knight of Bass, Dopplereffekt, Planet Patrol, Hasim. La mia prima routine l'ho fatta proprio con Al-Naafiysh! Giorgio Moroder fin da piccolo.

L'elettronica è un mare infinito di generi, tendenze e nuove e continue scoperte. Il tuo stile come lo definiresti?
Electro scratch, che è la base dei miei set. Cerco di incastrare qua e là momenti di scratch all'interno. Cerco di avere un mio stile e cerco in qualche modo di portarlo avanti.

E cosa usi per suonare? Cd, vinili?
Ho sempre usato vinili, solo e soltanto tondi neri. Poi è arrivato Serato (software per scratchare con file audio e mp3, NdR) e l'idea di portarmi dietro tutta la discografia con 3 kg di peso nello zaino mi ha attratto. Non ho mai usato cd; non ho nulla in contrario a chi li usa, anche se ho sentito dire da qualcuno che "a cdj is not a dj"! Soluzioni come Ableton (altro software per dj, NdR) non mi attraggono: a me piace mixare live, metterci su i miei scratch, rendere il mio set eye-catching.

Chi puoi dire abbia avuto un'influenza più o meno cospicua sulla tua crescita musicale?
Dj Gruff, Tosse e Glitch, senza dubbio: quest'ultimo è talentuoso ed in studio con lui impari molto. Ovviamente Spiller aka "Mr Fresh tracks". Per lo scratch, Dj Qbert Vin-roc, Mix Master Mike.

E i tuoi produttori preferiti?
Chi se non Stuart Price? Jay Dee, Timbaland, mi piacciono molto. Hervè.

Dove trovi i pezzi bomba? Quali sono le miglior risorse al momento?
Compro da Beatport e TurntableLab. Ti danno una scelta infinita, cerco di non suonare cose scaricate, credo che un minimo di supporto ci voglia.

E Trieste? L'Italia? La scena locale?
Trieste e Italia non vanno d'accordo (se la ride, NdA). La scena qui è varia, per citarne qualcuno, oltre a Glitch, ci sono gli storici Bellini, Moratto, Mreux Electrosacher ed altri. Tanti per nominarli tutti. In Italia ci sono un botto di artisti geniali, gente che gira il mondo dai posti più insospettati, vedi Bloody Beetroots, Crookers, Spiller. "Italians do it better", lo diceva pure Madonna

Meglio a casa o all'estero?
Giocare in casa è sempre un punto a tuo favore. Il bello di confrontarsi all'estero sta proprio nel fatto che bene o male parti un pò da sconosciuto, ti metti in gioco, battle time.

A chi credi di dovere un "grazie"?
Agli anni passati chiuso in camera a scratchare, alle persone che mi hanno stimolato, alla buona musica che ho ascoltato. Ai chili persi.

E a parte i live set, in studio come sei messo? Hai produzioni all'orizzonte?
Ho chiuso il remix di "Waste of time" per i Trabant, band electro rock punk funk triestina tra le migliori in circolazione. Il remix degli Altro (grazie a Sangue Disken), per cui ho usato vecchi synth e drum machines e devo dire che mi sono divertito molto nel farlo. Sto preparando l' EP "7000 / Party People Get OOOH!" ed altri remix.

GLITCH (Intervista di Anna Ursini)

(Glitch - Foto di Cloz)

Da dove arriva Glitch? Qual'è il tuo background musicale?
È cominciato tutto quando nel '91, ai tempi delle medie, ricevetti in regalo il tanto agognato Amiga 500. Un anno dopo qualcuno mi disse che "Rhythm is a Dancer" degli Snap era stata creata interamente con lo stesso modello di computer: per me fu uno shock! (chissà poi se era vero?). Fatto sta che riposi i floppy con i giochini nell'armadio e cominciai a fare musica con i primi trackers, antenati del Cubase. Avrò avuto 14 anni. Me ne stavo sempre di più per i fatti miei, riempiendo nastri su nastri, registravo di tutto. Risparmiando mi comprai un synth, un campionatore e un microfono. All'epoca andavo pazzo per Aphex Twin. Avevo la fortuna di avere come primo fan mio padre, che nonostante essere un musicista jazz ha sempre avuto abbastanza apertura mentale per non disdegnare la musica elettronica a priori. È grazie a lui se ho cominciato a studiare musica sul serio, mi ha aiutato molto. Così nel 1994 uscì il mio primo mini-ep di musica elettronica sulla mitica Discomagic.

Chi è Glitch?
Il nome deriva da uno storpiamento di Gabriel Covacich. E' anche un termine di origine anglosassone che indica un comportamento anomalo in un sistema, una sorta di errore, e un genere musicale (con il quale c'entro poco). Dal '94 al '99 ho utilizzato i più svariati pseudonimi per le mie produzioni italiane ed estere. Le cose cambiarono, dal '99 in poi, quando sbarcai a Venezia per lavorare come sound engineer e studio manager nello studio di Spiller. Avevo già in tasca un promo contenente la bozza dell'album al quale stavo lavorando. Cristiano (Spiller, NdR) si dimostrò interessato, così quando ebbe successo nel 2000 con "Groovejet" trovò lo spunto per coronare il suo sogno e aprire l'etichetta, mi propose un contratto discografico. Così mi liberai di tutti quegli pseudonimi e nacque Glitch. Ora, dopo l'uscita dei singoli estratti e quintali di cambiamenti e rifiniture, finalmente l'album è pronto per uscire a settembre, mentre al momento sono impegnato nella realizzazione di uno dei videoclip.

Cos'è la Nano records? Cosa rappresenta per te?
La Nano Records è l'etichetta fondata da Cristiano nel 2003: un po' per sfuggire alla morsa delle major che a volte possono essere davvero soffocanti, un po' per pura devozione alla musica. Per me rappresenta quasi 10 anni di avventure, un'esperienza dalla quale ho imparato molte cose. Ma é soprattutto l'opportunità di poter lavorare in piena libertà creativa il fattore che rende particolarmente prezioso per me questo ambiente.

Esiste una scena dance del Nord Est Italia?
Come no, la stiamo facendo proprio ora! A parte gli scherzi la scena qui è sempre stata calda, dagli anni '80 ad oggi. Ci sono più discoteche in Veneto che macchine a Milano!

Da dove parti quando devi comporre un pezzo?
Come per una casa, dal basso in su.

Fare il dj cos'è per te? Un modo per guadagnarti la vita a spese altrui oppure è veramente suonare i dischi e non solo metterli?
Per me quello che conta davvero è il coinvolgimento con il pubblico, poco importa se uno lo raggiunge suonando l'arpa o battendo una scatola di cartone. Io utilizzo Ableton e non soffro di nostalgia per il vinile...

Cosa ne pensi dell'exploit dei Bloody Beetroots all'estero?
Beh anche se mi sembra strano sentirmelo dire, devo ammettere che il nostro governo non è ancora riuscito del tutto a distruggere quel mio già debole senso patriottico, almeno non in campo musicale, quindi ogni volta che qualche mio compaesano riesce ad uscire da questa intricata tela che è il nostro mercato discografico non posso far altro che esserne contento. Il fatto che queste realtà, e ce ne sono molte sul nostro territorio, non possano trovare anche in patria un po' di visibilità, un loro spazio, è l'ennesima riprova che la nostra discografia ha un motore con un solo cilindro (a volte sembra che non abbia proprio un motore).

Perchè in Italia questo tipo di suoni, questa attitudine, è ancora così di nicchia secondo te?
Primo, perchè siamo molto abitudinari; secondo, perchè in Italia la meritocrazia è ormai un sogno. In tutti i campi vige la regola del "chi prima arriva meglio alloggia". E guai a chi molla il posto! Così va a finire che ogni volta le nuove tendenze si scontrano contro un muro. E l'adattamento, il cambiamento, diventano un processo che prende sempre più tempo.

Pensi che il rock sia agonizzante e che la dance lo possa scavalcare, sia in ambito indie che in ambito mainstream?
Non c'è nessuna battaglia tra il rock e la dance, c'è un avvicinamento. E' già successo. Proprio in questi giorni sto producendo un gruppo rock bomba che non ha niente a che fare con la dance (ma esistono i remix apposta per questo!). Si chiamano Dorothy

Cosa ne pensi di Myspace e Facebook? Qual'è il tuo giudizio sia professionale che personale sui social network in generale?
Offrono la possibilità di avere una vetrina e di raggiungere con precisione tutti coloro che sono interessati agli oggetti di quella vetrina. In campo musicale significa che non sono più solo i big della musica ad avere visibilità ma chiunque ne cerchi un po' o chiunque se la meriti, il che mi sembra giusto.

Cosa è cambiato nella musica con l'avvento di internet e tutti i suoi annessi e connessi?
Moltissime cose, troppe. La pirateria, l'impatto che ha avuto sulle vendite di dischi e la morte del vinile è stata la conseguenza più evidente. La tecnologia è cambiata radicalmente e quando succede così in fretta, il mercato non le sta dietro. Chi non accetta il cambiamento chiude baracca, gli altri s'inventano qualcosa di nuovo, e si riparte. Manco a dirlo anche in questo campo noi italiani brilliamo per una certa predilezione a soffrire e, prima che organi d'importanza strategica per la musica come la Siae si adeguino a "terminologie complesse" come "elaboratore al computer", "mouse" o "mp3" ne dovrà passare ancora di acqua sotto i ponti!



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