Le nostre impressioni a Sanremo 1^ puntata

27/02/2001 di Paoletta



26/02/01

Ormai non mi stupisco più di nulla. Sto andando a Sanremo, chi l’avrebbe mai detto, fino a qualche anno fa probabilmente mi sarei fatta amputare un dito piuttosto che andare al Festival della Canzone di questa nostra bell’Italia. Già, ormai non mi stupisco più di nulla.

A Bologna nevicava furiosamente (tipo: inverno dell’85), ora a Reggio Emilia c’è un sole che sembra Agosto. E del resto sembra tutto rotolare incontrollato, ieri è pure venuto un terremoto nella città dei fiori, che ha scosso gli animi e l’organizzazione dell’impeccabile sala stampa dell’Ariston. Vorrei essere già là. Ricordi del Premio Tenco. Quella sì che è una meraviglia. Ma ne riparliamo il prossimo autunno.

Reggio Emilia. 1° maggio ’98. Uno dei più bei concerti dei C.S.I. che ho mai visto. Amarezza. (come diceva quella frase di Ferretti? “Viaggio poco, l’indispensabile, spesso solo, qualche volta in compagnia. Mi si può incontrare quindi all’autogrill, nelle stazioni, al ristorante e al bar. Quando sono in città faccio volentieri due passi in centro. Incontrarsi è per me un colpo d’occhio, un odore, un sapore. Non mi sono ancora abituato al telefono e ho spento la tv. Internet? Fottiti! “). Guardo il mio telefono: SMS di incoraggiamento, siamo all’apice della comunicazione, posso essere seguita passo passo in ogni mio spostamento. Naaa… lo spengo. E del resto l’ultima telefonata non è stata delle migliori: “Forse c’è un virus nella mail che ti ho mandato… Dove? A Sanremo? Vai a farti una cantata?”.

Il secondo treno (quello da Genova) è bellissimo, tiro un sospiro di sollievo. La distanza si accorcia, ed io mi accomodo in questo lusso. Quasi quasi vado fino a Montecarlo. E già si comincia a sentir parlare francese. Il mare il mare il mareee…

La città dei fiori è un delirio. C’è gente in ogni angolo, artisti, personaggi pubblici di vario genere, fans, pazzi e semplicemente curiosi. Il festival si circonda di tutta una serie di manifestazioni parallele, alcune previste ed organizzate (scoprirò poi che c’è un copione per tutto, ma proprio tutto. Ma per ora lasciatemi ancora un po’ di ingenuità…) altre dettate dalla pura follia.

Tergiverso ad avvicinarmi all’Ariston, è un sentire inconscio, so che d’ora in poi dovrò tapparmi il naso (le orecchie, più che altro) e osservare. Mi concedo l’ultima celebrazione delle mie passioni: un caffè nella hall dell’Hotel Europa, dove ha dormito Nick Cave ad ottobre (Paola, smettila di ricordare il Tenco, perché il confronto non può fare altro che peggiorare il tuo punto di vista). Passerella di via Matteotti, ai lati non si passa, c’è un casino che sembra un mercato, molto più triste però… Il muro umano si apre per un attimo mi tolgo dalla ressa imprecando, giusto in tempo per vedere tale Miranda Liz (sosia di Liz Taylor), che mi spiegano essere la manager mondiale dei sosia italiani e stranieri, avanzare seguita da una improbabile Simona Ventura, Pavarotti, Celentano, Baglioni e due cloni terribili di Salvo e Marina del Grande Fratello. Ma non bastavano gli originali? E la gente che gli si butta addosso per gli autografi. Sono sbalordita.

In teatro non mi ci fanno nemmeno entrare. Il mio pass vale solo per l’area riservata alle televisioni private, radio e siti internet, per cui mi dirigo verso il Palafiori ben intenzionata a rifugiarmi in sala stampa. Tanto una come me qui è davvero sprecata: non riconoscerei un personaggio noto nemmeno se mi desse un passaggio in auto dall’Estragon alla stazione dopo un concerto dei Massimo Volume, e dopotutto non me ne frega nulla.

Ecco, ho trovato il paragone. Questo ambiente mi trasmette la stessa tristezza di uno spettacolo da circo. C’è chi lo potrà trovare divertente, io rimango abbastanza indifferente, casomai sconcertata. L’atmosfera è totalmente costruita: gli autori hanno scritto una sceneggiatura, e via che si recita (male, tra l’altro). Tanto di cappello ad Anna Oxa, che si è infuriata con la regia che gli imponeva una migliore interpretazione al momento dell’ entrata in teatro. Tanto non l’avranno mandata in onda.

Beh, c’è poco da dire, qui ci si occupa di rock e niente ci azzecca col sanremese giro di do, seppur con le dovute eccezioni. Fregherà a nessuno, ma mi si è smagliata una calza ancor prima di cominciare (contento?), pure qui c’è fin troppo casino per i miei gusti (io sono una persona fondamentalmente tranquilla) ma soprattutto fa un freddo polare. Il Palafiori è peggio di una cella frigorifera.

La diretta è di una noia mortale, hanno anche il coraggio di dire che “questa sera sarà solo un primo ascolto, niente gara” Perché, c’è una gara? Ma dove? Non credo che alludano alla gara di rutti che si sta svolgendo in piazza Colombo tra i festanti napoletani giunti fin qui per sostenere il loro idolo Gigi D’Alessio, finora in assoluto le persone più simpatiche con cui ho parlato. Saranno contenti, è proprio il loro beniamino ad aprire le danze. Il duetto Giorgia (ma che razza di pettinatura? Pure da quell’idiota di Papi, se lo fa dire!) /Carrà proprio non si regge, tantomeno Mike Bongiorno special guest (preferivamo Megan Gale, che, con l’occasione, scopro essere di Perth, una delle mie città preferite). Siamo solo al primo giorno e già ho cacciato una serie di sbadigli da manuale.

Oh! I Bluvertigo. “Molte piccole cose anche se inutili costruiscono la vita di ogni giorno”. Suggerimento di Celentano, quello di spiegare i pezzi prima dell’esecuzione. Finalmente una canzone piacevole, il testo è decisamente curioso, il gruppo non perde il proprio stile, nonostante il contesto.

L’assenzio
Di M. Castoldi - L. Urbani

Il mondo è così privo d'amore, io disimparo ad odiare
in fondo se perdi il controllo non fai niente di male
io ricerco lo scontro ma conosco la pace
pensi a quello che farai e a quello che smetterai di fare
la pioggia, le feste, il dottore, l'alcool, i discorsi,
le moto degli altri, l'acqua calda, il fumo, l'arrosto,
costruire una capanna, i massaggi, la crisi, le associazioni,
la suora, il prete, gli sposi, la marijuana
fanno bene fanno male, sto bene sto male
fanno bene fanno male, sto bene sto male
farsi domande a risposte che non avete affatto
fai una cosa poi non sai più se ci credi poi tanto
avere orologi sballati o non averne affatto (strano, strano)
se non sbaglio stamattina era il 1904
le sfide, le vacanze, lo stato, la frutta, i soldi, mangiarsi le unghie
gli amici imborghesiti, sado-maso, l'erba voglio, cibo giapponese,
i dischi, capire Battiato, film d'orrore, le case chiuse
fanno bene fanno male, sto bene sto male (the song of nothing)
fanno bene fanno male, sto bene sto male (the power of nothing)
fanno bene fanno male, sto bene sto male, infatti fa bene fa male
gli effetti speciali, la polizia, travestirsi, la censura,
l'oppio, la religione, il lego, l'assenzio
fanno bene fanno male, sto bene sto male (the song of nothing)
fanno bene fanno male, sto bene sto male (the power of nothing)
fanno bene fanno male, sto bene sto male,
fa bene fa male, fate male e state bene
invece... sto bene sto male

Morgan sorride, ma è una vera tristezza che l’attenzione nei suoi confronti sia dovuta solo alla bambina che aspetta insieme ad Asia. E c’è il delirio tra fotografi e giornalisti: non aspettano altro che lei arrivi in riviera. Oggi, alla conferenza stampa, tra le altre domande: “Vi sentite a vostro agio?” “Se è per questo non ci sentiamo a nostro agio neanche fuori da Sanremo.”
“Sanremo permette tutto a tutti, giustifica un alleggerimento ideologico. Io mi aspetto che qualcuno si incazzi perché noi siamo qui, come alcuni si arrabbiarono quando Lou Reed andò il 1° maggio a cantare per il Papa”.

C’è da dire che questa bella visibilità a Sanremo servirà se non altro a promuovere il nuovo lavoro dei Bluvertigo (produzione di Morgan – artwork di Andy), prima raccolta antologica di canzoni del gruppo dagli esordi (’92) ad oggi.

Come si legge nella cartella stampa Sony, “il disco, Pop Tools – Alcune fasi e forme d’onda – conterrà 14 brani, di cui 2 inediti (Comequando e L’assenzio – The power of nothing), collocati alle due estremità della sequenza, mentre i 12 rimanenti sono pubblicati in ordine cronologico di pubblicazione. Questo permetterà di cogliere con chiarezza il percorso creativo del gruppo, sin dagli inizi di equilibrio dialettico tra elettronica e suono elettrico. In Pop Tools compaiono 4 brani scelti da ognuno dei 3 album da studio. Comequando, il pezzo inedito di apertura, è una sintesi tra glam, elettro synth-pop e surf. C’è anche la presenza del Theremin, il primo strumento elettronico inventato in Russia nel 1924 dal fisico Lev Termen. Provate a suonare al contrario l’ultima frase della canzone…..

L’Assenzio nasce dall’idea di lavorare una musica cubista, cioè alterata nelle proporzioni e fitta di illusioni prospettiche. Lo scambio e-mail tra Morgan ed il compositore di Padova Carlo Carcano sulla musica cubista è servita a comporre la parte orchestrale, destinata tra l’altro all’orchestra sanremese. Il riferimento nel testo all’anno 1904 permette di decifrare una citazione tematica tratta dall’opera “Madama Butterfly” di Puccini dello stesso 1904”.

E dispiace vedere che il vero show in realtà lo fa una bambina in prima fila, che qualche ora fa si aggirava davanti all’Ariston vestita in pelle parlando al cellulare. La regia di quest’anno sembra alla ricerca di dettagli inutili, quasi fosse proprio una scelta far perdere completamente l’attenzione da quella poca musica buona che passa per caso.

Mi perdo in considerazioni: tutti si parlano addosso. Non c’è nessuno che ascolta veramente. Che tristezza. Tanto più se si pensa che le cifre di questo primo festival del terzo millennio sono da capogiro.

1.250.000.000 per la Carrà , che potrà non piacere, ma è una signora professionista. 200.000.000 per Enrico Papi. 1.040.000.000 per Sergio Japino (davvero soldi buttati). E poi: le persone che gravitano attorno al grande carrozzone sono un vero esercito, 511 giornalisti in rappresentanza di 255 testate, 130 fotografi e 40 operatori RAI, 591 accreditati in rappresentanza di 232 radio, TV e siti Internet. Più precisamente: 23 siti e 58 giornalisti accreditati per il Web (rispetto ai 9 dello scorso anno cresce l’interesse della rete per la rassegna sanremese), 64 addetti alle case discografiche (tutte le etichette che presentano a Sanremo i propri artisti), 72 testate straniere, 139 corrispondenti da tutto il mondo (mi stupiscono gli inviati croati ed ucraini).

Scusate, ma i numeri mi hanno sempre affascinata.

Guardo la scaletta, scopro che il vero nome di Jenny B in realtà è Giovanna Bersola, mi bevo l’ennesimo caffè, per non morire di sonno e di freddo. Intanto passa Britti, butto un occhio alla sua biografia. Dichiarazione di intenti (questa ve la devo proprio dire!), che pare abbia inserito nella title track del suo primo disco – ormai del 98… per quanto mi e ci riguarda (!) passato completamente inosservato- “…Suonavo il blues/il jazz qualche volta mi assaliva di nascosto/però per i cantautori c’era sempre posto… ed anche se il mio suono può sembrarvi strano/ io faccio pop italiano”. Posso vomitare?

Syria è in assoluto la più bella del Festival. Il suo pezzo è terribile, il dramma si consuma con l’aiuto di Biagio Antonacci, coautore del brano, che lei stessa ha dichiarato “la persona artisticamente più vicina alla mia realtà di cantante”.

Quasi sto per addormentarmi quando salgono sul palco i Quintorigo! Una vera boccata d’ossigeno, finalmente musica, vera, sincera, e decisamente ad alto livello.

Bravi, bravissimi, sprecati per questo palco che non gli darà nessun riconoscimento. Confidiamo nella giuria di qualità. Il testo poi è pazzesco, la storia di un omicidio raccontata dall’omicida. Teatrale, ma da teatro di gran classe, non l’Ariston, in questi giorni il tempio del nulla.

Bentivoglio Angelina
(M.De Leonardis-M.Montanari-A.Costa-G.Costa-V.Bianchi-S.Ricci-G.Facchini)

Centosette doppia.

Fuori.

Scale.

Saponette di un hotel.

Acqua di fontana.

Sole.

Sguardi.

Sciacquo odori di moquette.

La moquette di un hotel.

La sua croce in faccia.

Banchi. Massi!

Fuori!

Grida l'uomo nero.

Strisce di cortile.

Veneziane.

Varechina.

Corridoi.

Varechina. Uomo nero.

La moquette di un hotel.

Tutta la sua vita come un film.

Rotolano fotogrammi di.

Bentivoglio Angelina
tu sei tutto per me
mai non volli colpire la tua fronte.

I tuoi occhi Angelina
non guardarmi così
bramano le tue labbra di vita
un bacio ancor...

Notte. Il suo respiro.

Che c'è amore?

Interruttore.

Abat-jour.

Ansia. Non mi crede.

Gelo. Colpi.

Morsa. Aria!

I miei collant.

I collant. L'abat-jour.

Varechina. Uomo nero.

La moquette di un hotel.

Tutta la sua vita come un film.

Rotolano fotogrammi di.

Bentivoglio Angelina
tu sei tutto per me
mai non volli colpire la tua fronte.

I tuoi occhi Angelina
non guardarmi così
bramano le tue labbra di vita... no!

Bentivoglio Angelina
t'amo, lungi da me
il pensier di ferire le tue ali
non morire Angelina
m'abbandoni, perché?

Condannato all'oscuro mia vita...

Che farò?

Senza di te
resto solo
un pezzo di me
che se ne va.

Solo con me.

Per sempre con me.

John è talmente bravo che quasi mi commuovo, se la cava a perfezione nella scenetta imposta dal copione: speriamo non glielo facciano ballare veramente il Tuca Tuca con la Carrà!

L’ennesimo collegamento con Papi dal backstage mi convince ad andarmene. Sento Elisa dagli altoparlanti di un maxischermo di un locale dove mi sono rifugiata con due amici. Il suo esordio in italiano. Mh. Io credo che la ragazza abbia sempre avuto questa fortuna di essere seguita da grandi produttori artistici: Darren Allison (collaborazioni con Skunk Anansie), Howie B (U2, Bjork, l’ultimo Negresses Vertes) e Roberto Vernetti (Casino Royale, Ustmamò, La Pina, Dr Livingstone, Delta V). Le avranno pur insegnato qualcosa! Risolleva un po’ le sorti il quartetto d’archi partenopeo Solis String Quartet, noto per collaborazioni con artisti di fama nazionale (Edoardo Bennato) ed internazionale (Dulce Pontes).

Getto la spugna, ma qui comincia il bello.

Perché se lo spettacolo fa schifo mica per forza non ci si deve divertire.

Come sempre la musica vera sta fuori dall’Ariston, fosse anche solo un vecchino che suona la fisarmonica ad un incrocio, interamente ricoperto di giornali. E mi dicono che ieri al Sax Pub c’era James Senese…



Resoconti sulle giornate sanremesi:
> il 26 febbraio
> il 27 febbraio
> il 2 marzo
il 3 marzo

...e inoltre:
> La serata dei Campioni!
> Imbucato speciale...

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