Raccontare qui un evento che non solo è stato trasmesso in diretta streaming sabato sera ma ora è tranquillamente visibile per intero su YouTube sarebbe superfluo. E oltretutto inutile, perché l’ho già fatto sul sito di Red Bull come d’altronde faccio da 5 anni per il Red Bull 64 Bars Live e da ormai 11 anni per la musica in generale. Questo per dire che sì, Red Bull mi paga e pertanto le mie parole andrebbero filtrate attraverso un setaccio che tiene conto d’interessi e obblighi. Premesse doverose ma che finiscono qui perché, appunto, non essendo questo il sito di Red Bull mi posso concedere un sacco di obblighi in meno e di libertà in più, per quanto già ne goda ampiamente.
Qui in realtà vorrei fare un paio di considerazioni su un evento che, piaccia o meno, sarebbe poco realista non definire uno dei più importanti a cadenza annuale in Italia. Se non il più importante se si parla di rap. Con l’importanza però arrivano anche le aspettative del pubblico, che giustamente ogni anno crescono. Il format è sempre quello lì, le 64 barre dal vivo, tutte in una sera, con il meglio del meglio che la scena abbia da offrire: sia per quanto riguarda i pezzi grossi, che suonano nel vero e proprio show dalle 21 alle 23 circa, che per le eccellenze locali più piccole, in apertura a partire dalle 18:30.
La prima cosa da notare, e questa è la grande differenza rispetto agli anni scorsi, è la dimensione del posto. Rispetto alle 8-10mila persone dei primi tre anni a Scampia o Corviale (Roma, l’anno scorso), il parcheggio tra le Case Bianche di Taranto può fisicamente ospitare al massimo 5mila anime. Ma fai anche meno. Il risultato è immediatamente più intimo, con la gente che si affaccia dal balcone e si gode a 10 metri o meno di distanza Kid Yugi che spunta fuori da un gigantesco sarcofago a forma di statua (con le sue sembianze, ovviamente).

Ele A su questa vicinanza col vicinato ci ha sguazzato. La sua prima performance, quella principale del suo set, si svolge interamente al terzo piano del palazzo guardando il palco a sinistra. Proprio sopra lo stage, anche lui molto più piccolo degli scorsi anni perché incastonato in una specie di vicolo che collega due degli edifici principali del complesso. «Ci tengo a dire che se ho questa pelliccia è grazie alla signora Santina, che è stata così gentile da ospitarci qui nel suo balcone» dice la rapper ticinese. Al che la proprietaria di casa ultrasessantenne esce tutta impellicciata anche lei, si siede di fianco a Ele al pianoforte e parte il momento surreale di Atlantide. Il piano poi viene fatto stare scenograficamente in apparente bilico tra il balcone e il vuoto, Santina che sorride come chiunque nei suoi panni non sapendo bene che cazzo fare lol.
Poi oh, ci sono quelli che si prestano di più alle gag sul palco e quelli che meno. Non è un semplice concerto, è uno spettacolo in diretta con tempi studiati al secondo ma senza attori veri e propri. Con un Sayf ti puoi concedere un’entrata dal pubblico, con la banda di ottoni che suona Sex On La Santa, con Nerissima Serpe che ha tutt’altra vibe puoi invece inscenare un momento quasi sanremese (penso a Morgan con Bugo) in cui Neri deve fare un pezzo con il socio Papa V ma non lo trova. Per poi scoprire che era giù di sotto. Ognuno fa quello che può (Artie 5ive entra sul palco con un quad, fine della gag e bella lì per lui), l’importante è che la roba venga fuori bene. Ed è anche per questo che no, se Capo Plaza per motivi personali rinuncia al 64 Bars Live qualche giorno prima, non si può sostituire con qualcun altro. Sono scene con una parte autoriale dietro, provate da mesi e cucite addosso all’artista. Al limite, per coprire quel buco, si può chiedere a Night Skinny di allungare un pelo di più il suo DJ set che fa da outro all’evento oppure di aggiungere un paio di tracce alla chain finale con tutti gli artisti insieme. E infatti così è stato fatto, suppongo.

Infine, come ultima considerazione, va messa una doverosa pietra tombale sul discorso della spettacolarizzazione dei quartieri più disagiati. È una cosa che esiste eccome, per esempio in tv.C’è invece chi arriva in un quartiere e non solo coinvolge la comunità ma la elegge (un saluto ancora alla signora Santina) a co-protagonista di fianco a una Ele A. «È vero, l’evento dura un giorno e domani verrà tutto smontato e non ci sarà più niente» racconta Yugi prima dell’evento. «Però almeno i ragazzi avranno avuto quel giorno. Un giorno che la maggior parte delle persone non ha».
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Se bisogna filtrare le mie parole per il rapporto con Red Bull, almeno sono sereno nel potermi fidare di quelle di Yugi, che sin dall’inizio è stato considerato padrino dell’evento, essendo la sua Massafra a manco mezz’ora di macchina da Case Bianche. Ah, menzione speciale per suo padre, un signore con un mullet internazionale che vende ancora mutande da uomo col banchetto ambulante in quelle zone. Si è prestato anche lui alla gag iniziale in cui venivano presentati tutti i protagonisti dello show: la sua parte consisteva nel fare quello che fa tutti i giorni, con la merce vicino al palco, ma stavolta come aiutante c’era Redman. Quel Redman, quello del disco di Tupac. E lì forse il surreale ha raggiunto lo zenith.
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L'articolo Il nostro racconto surreale di quel che abbiamo visto al Red Bull 64 Bars Live di Taranto di ClaudioBiazzetti è apparso su Rockit.it il 2026-10-05 17:30:00

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