Franklin Delano - Nuvolari Libera Tribù - Cuneo Live report, 15/06/2006

21/06/2006 di

Usciranno a settembre con un disco per la varesina Ghost Records. Ne hanno già inciso uno per MadCap, apprezzatissimo da queste parti. Nell'attesa di ascoltare il materiale nuovo, potete gustarvi in mega-anteprima per Rockit un loro brano di zecca fiammante sul Promo Digitale. Oppure vederli in giro per l'Italia, che stanno battendo un po' ovunque. Lo ha fatto per noi Sandro Giorello, che pur non conoscendoli e capendo poco della loro musica, li ha goduti in quel di Cuneo. E ora racconta.



“Posso scrivere che fate desert rock?”. “Si, certo, se cerchi di noi su Google trovi quello, e anche drone music” (drone music?!).

I Franklin Delano suonano al Nuvolari Libera Tribù, posto storico per la musica dal vivo cuneese e che quest’anno dimostra uno snaturato amore per l’indie-rock. Visto il programma è più facile contare i non convocati che fare una lista dei presenti.

I Franklin Delano non li conoscevo. Di nome si. Anche di locandina. Ma mai ascoltato un disco. Vi devo confessare che quando ho parlato con Paolo Iocca, dopo il concerto sono rimasto un po’ stranito alla parola drone music. Perché i vari rumori di fondo, le distorsioni e le confusioni generiche sentite durante il concerto le avevo interpretate come un errore del fonico di turno rispetto a una precisa scelta musicale. Perché c’è da dire che non sentiva benissimo. E penso che sarà un tipo di suono a cui mi dovrò abituare (visto che sarò lì spesso). Vi posso raccontare però quello che ho capito. E voi poi potrete trarre conclusioni migliori delle mie. Magari, conoscendo meglio di me il gruppo, ci capirete di più.

Il repertorio era di quel folk rock moderno, utilizzando spesso le distorsioni rumoristiche già accennate che facevano molto ambient e ricorrendo spesso a coretti e voci all’unisono che facevano molto western. Tra un pezzo e l’altro c’erano brevi siparietti che in pochi riuscivano a cogliere. Non so bene se la band abbia o meno contatti con l’oltreoceano. Di fatto Iocca annunciava i pezzi come se fosse un americano DOC. Di quelli che si sono fatti il deserto prima di venire a suonare a Cuneo. Il pubblico rispondeva in maniera fredda. E le sue simpatiche battute non sono servite praticamente a niente. Per assurdo c’era molta più attenzione per il gruppo d’apertura che per loro. Ma i pezzi, se uno riusciva a concentrarsi un po’, erano veramente belli. In più devono aver proposto molti brani del disco che uscirà a ottobre per la Ghost Records. Ecco, questi li ho preferiti agli altri. Molto più desert, molto più folk, molto più “puliti”. Concedetemi il paragone con i Calexico a maggior ragione tenendo presente che cosa hanno fatto Convertino e soci nell’ultimo album. Mi sono fatto coinvolgere, mi sembrava di esser finito nella loro festa di paese e di sorridere con il bicchiere in mano. Insomma, è stato un bel concerto. Ricco di cose che non saranno dimenticate. Insomma, una serata piacevole
Al ritorno sentivamo gli Oneida. I lampioni sembravano zanzare impazzite e le luci delle fabbriche in lontananza sembravano le uniche stelle a cui rivolgersi. Ma avevamo bevuto, inutile dire di più.



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