Settlefish - Nuvolari Libera Tribù - Cuneo Live report, 04/07/2006

11/07/2006 di

(Foto di Giulia Bertelli)

I Settlefish dal vivo al Nuvolari di Cuneo. In pochi dopo la vittoriosa semifinale dell’Italia contro la Germania e le relative barbarie che ne sono succedute. Tutti attenti. Pronti. Un’esperienza fisica e emotiva. Un concerto strano. Sandro Giorello, appunti alla mano, racconta.



Il rock può voler dire suonare in mezzo a bicchieri rotti, poca gente e poco interesse? Si. A maggior ragione l'indie-rock. E tutto il disinteresse che questa musica porta con sé – vista l’affluenza scarsa che c’è quasi sempre al Nuvolari per concerti del genere - non può che essere romantico. Sopratutto per i pochi presenti che ieri hanno assistito a un concerto intenso, commovente, tra le macerie di un locale ridotto così da un partita di calcio - non che ce l'abbia con il calcio. I Settlefish hanno suonato a Cuneo dopo Italia-Germania (2-0, goal di Grosso e Del Piero). Pochissime persone. E gran pasticcio per terra.

Loro hanno tentato di tappare il buco con i ringraziamenti ai pochi interventi - o rimasti - e un tiro assurdo, forse eccessivo. Sembrava che avessero paura del vuoto davanti a loro. Sono partiti con “I Was Bliss”. E hanno spinto l’impossibile. Si sono agitati oltre il dovuto. E hanno aumentato il volume di un numero di decibel che in pochi hanno gradito. Noi sotto eravamo assolutamente inermi e increduli. Settlefish era diventata una balena sonora enorme, e ci navigavano dentro facendo del nostro meglio per non rimanere sordi. Sta volta non mi sono appoggiato alle transenne davanti ma a quelle che circondavano il mixer a fondo sala. Era troppo forte. Non si resisteva.

I primi pezzi sono stati veramente emozionanti, sembrava di poter percepire la loro stessa agitazione e di sentirla rappresentata dalla voce che appena urlava un po’ di più saturava. (In effetti, tutto saturava). In un momento mi sono appuntato: “E come mettere i propri eroi in un mangiacassette e spingere il volume fino quando tutto diventa distorto, estivo e momentaneo. Bel concetto di felicità”. Adesso mi sembra meno toccante di ieri. Ma resta una frase utile per spiegare che quando ti trovi in un casino del genere è difficile poi scrivere report decente. Si finisce a scrivere frasi speudo-poetiche e poco di musica. E quasi mai è un bene.

Sono riuscito, però, a delineare i pezzi nuovi. Quelli già proposti un po’ di tempo fa a Torino. Uno è particolarmente catchy. Il ritornello è accattivante e sa molto di british. L’altro mi sembra che riprenda tempi più mossi, più samba. Cose così. E mi ricorda un po’ i Modest Mouse
Nota dolente di tutto il concerto: il batterista. Ogni pezzo si alzava e indicava con la bacchetta il pubblico. Come un batterista metal. Ma non si vergogna? Che qualcuno glielo dica per favore.

Il concerto è stato bello. Forse bellissimo. Le parola emo è stata ben spesa e sinceramente mi sono ricreduto su questo gruppo. Non è il solito gruppo indie-rock. Non è il solito gruppo e basta.

Al ritorno, nell’autoradio, girava ancora il loro disco. E sentire la prima traccia vedendo un camioncino con il rimorchio pieno di ragazzini a dorso nudo e bandiere tricolore, alle due di notte, è stato suggestivo. Poi ho svoltato. Ho cambiato disco. Sono andato a casa. Il fresco si riappropriava della notte. E al mattino è tornato il caldo.



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