Live Report: Dente in concerto all'OFF - Modena Live report, 28/01/2010

08/02/2010 di

(Foto di Lidia Tagnesi)

Dente ha inaugurato il tour teatrale con una doppietta all'Off di Modena. Una nuova serie di date dove presentare le sue canzoni riarrangiate per ambienti più intimi e raccolti. Infatti: cuscini per terra, brani che, nel loro essere sussurati, acquisicono sfumature inedite, pubblico femminile copioso e innamorato. Teo Remitti ci racconta.



Dente.
Due sere consecutive, a Modena, per l'anteprima del tour teatrale.
L'organizzazione ha lavorato bene e il colpo d'occhio è bello. La fila fuori, nel freddo, con le prenotazioni stampate in mano, un'aria da eletti, selezione naturale da social network. Dentro, un po' in anticipo, lo spazio ancora parzialmente vuoto e, alle spalle di quelli già seduti, le file ancora ordinate di piccoli cuscini chiari, per terra. Sui cuscini, serigrafati appositamente, la scritta 'Dente all'Off, 28-29 gennajo 1910', e nella sala un'aria che, grazie anche all''arredamento aggiunto' dalle tonnellate di sciarpe giacche cappotti berretti, che fuori siamo sotto lo zero, ricorda la scenografia di un qualche molle harem. Sarebbero più adeguate tisane e tè alla menta, invece delle birre che il bar si ostina a servire.

Da harem è anche l'umanità adagiata nell'harem. Appunto.
Donne, donne, donne, e qualche eunuco come il sottoscritto, nel ruolo di accompagnatore. In prima battuta sembra una specie di paradiso pieno di meraviglie. Un'analisi un po' più attenta, almeno nella zona intorno al mio cuscino, rivela che l'harem è pieno di donne, come deve essere, ma che queste donne non sono tutte bellissime modelle ventenni pronte ad accapigliarsi per i favori -anche sessuali, soprattutto sessuali- del sultano. Sono spesso donne, certo, spesso -sarò viziato- non bellissime, spesso tutt'altro che ventenni, e l'età media davvero elevata mi sorprende, e indubbiamente pronte ad accapigliarsi per i favori -anche sessuali, soprattutto sessuali- del sultano. Da quando il sultano compare sul palco in avanti è tutto un mormorare entusiasta e sommesso le canzoni, un ridere alle battute senza distinzione tra quelle riuscite e quelle meno efficaci, un applaudire con convinzione ogni volta che si deve e si può, occhi sognanti. L'adorazione impone dei doveri, è giusto così.

Il sultano Giuseppe e i suoi tre amici sul palco, intanto, in mezzo ad una scenografia essenziale, costituita solo da minimali lampadine ormai quasi fuorilegge, mettono in fila ottanta minuti di musica. Una chitarra, una batteria e tante spazzole, le tastiere variegate del Sig. Solo e, dietro, un contrabbasso. Qualche riarrangiamento, qualche rilettura, qualche variazione, qualche sorpresa, qualche stacchetto jazzato. Molto elegante, suonano bene, funziona bene, si ascolta bene, si sente benissimo. Forse la dimensione migliore per la produzione di Dente: meglio rispetto alle esibizioni soliste, sempre belle ma poco adatte a distrarre l'attenzione da scalette che non hanno certo nella varietà il loro punto di forza, e meglio anche delle esibizioni 'elettriche', soprattutto in considerazione del fatto che, anche in questa impostazione acustica, i momenti 'vivaci' non risultano certo sacrificati, mentre tutti gli aromi e i retrogusti, in altri passaggi, si assaporano pienamente.

Un bel concerto, davvero.
Il resto è un repertorio pieno di tanti pezzi diventati ormai 'classici', di qualche chicca eseguita solo di rado, di qualche passaggio meno ispirato in una scaletta comunque piena di appoggi solidi. Il protagonista chiarisce più volte che la data zero è per definizione la peggiore. Ma la platea, in disaccordo, applaude e applaude di nuovo. Non caldissima, forse, ma sicuramente soddisfatta e partecipe, anche quando non adorante.

I parlati tra un pezzo e l'altro sono probabilmente meno ispirati che in altre occasioni. Fa eccezione un passaggio in cui Dente, insistendo per l'ennesima volta sulla chitarra nuova, racconta che l'ha incontrata di recente, che si sono conosciuti, che sono andati al mare insieme, molto romantico il mare d'inverno, solo loro due, che è stato bene, davvero, e che adesso probabilmente vanno a stare insieme, lui e la chitarra, a convivere, ci stanno pensando seriamente. Qualcuno dal pubblico rilancia: "Vi sposate?". La risposta è rapidissima e secca, "No", e fa ridere, ma la prosecuzione "È che le chitarre non possono sposarsi..." è ottima, e, mentre la platea ride più forte, la stoccata finale "Non in Italia, almeno..." chiude da cabarettista consumato e scatena l'entusiasmo, che continua mentre il cantautore prosegue il discorso dissertando della possibilità di trasferirsi all'estero con la sua chitarra e delle perplessità collegate, "Non so, insomma, io canto in italiano, lei suona in italiano, all'estero è difficile...".

Un bis, una canzone preziosa, e poi si torna a casa, a farsi questa benedetta, agognata tisana, e la notte dopo, altra tisana, si confrontano recensioni e opinioni con il Direttore Bottura che, a sua volta accompagnatore eunuco dell'anima gemella, ha visto il concerto gemello. I cuscini azzurri in casa, impilati, diventano quattro.

Intanto, nel torneo di Rockit, sfide a eliminazione diretta per stabilire quale sia il migliore album degli anni zerozero, "L'amore non è bello" soccombe, ai quarti di finale, alle canzoni da spiaggia deturpata di Vasco, nel derby tra i Cantautori Italiani Degli Ultimi Anni (il migliore del decennio, un certo Babalot, è finito fuori dal torneo da tempo, eliminato quasi subito, ma cosa vuoi mai...).
Chissà cosa ne pensano, là nell'harem.



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