Off Topic: "Diamoci una mossa, cambiamo le regole della musica in Italia"

Da tre anni lo spazio al centro di Torino prova a sprigionare energie creative e trovare idee alternative, poi la pandemia e la crisi irreversibile del sistema. La risposta è riprendere a studiare – con Off Camp – e mettersi davvero in gioco, per stravolgere tutto quello che non è più sostenibile
19/02/2021 14:00

Di persone, gruppi e pure luoghi che si sono inventati o reinventati in questo anno schifoso ne abbiamo visti parecchi. Ci sono stati locali capaci di convertirsi gioco forza – e spesso, giustamente, controvoglia – allo streaming, altri che hanno ascoltato il cuore e si sono ripensati come dormitori per persone in difficoltà. A tutti va un grande applauso, la solidarietà e l'augurio di svoltare, qualunque cosa questo verbo voglia dire (da sopravvivere a fare tanti soldi, passando per la cosa importante dopo il pane e la salute: togliersi delle belle soddisfazioni). 

Reset Festival 2018 - Foto Ste BrovettoReset Festival 2018 - Foto Ste Brovetto

Un nuovo esempio di come la necessità possa aguzzare l'ingegno (semicit. Dj Gruff) arriva da Torino, da una realtà che negli ultimi tre anni è stata motore di cambiamento e presa di coscienza per il sistema culturale e musicale: Off Topic. Ospitato in una palazzina colorata a due passi dal centro della città, è la casa del progetto TYC – Torino Youth Centre e di una dozzina di associazioni e imprese che operano in vario modo nell'ambito della creatività, da The Goodness Factory a Cubo Teatro, fino alle attività collegate all'universo Eugenio In Via Di Gioia

Off Topic si pone come "sede di sperimentazione in ogni campo dell’arte e laboratorio multidisciplinare e creativo". Negli ultimi tre anni è divenuto un polo di attrazione importante per l'arte a Torino (con laboratori, spazio di coworking, residenze artistiche e anche ristorazione) e non solo, oltre che il palco di concerti fighissimi e molto partecipati (tra cui festival di primissimo piano come il Reset o rassegne come Cantautori in Canottiera). Tutto, chiaramente, svanito, o per lo meno reso difficilissimo da 12 mesi di pandemia.

 
 
 
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Off Topic, però, ha sempre provato a resistere, grazie ai (e per i) 30 lavoratori che "fanno" questo posto quotidianamente. L'ultimo "avamposto" si chiama Off Camp, una serie di workshop realizzati nell'arco di quattro settimane sui temi centrali di questi tempi, dalla comunicazione alla gestione della cultura fino alla politica, al femminismo e all'ambiente. "Abbiamo sentito l'esigenza in questo momento di pensare a un progetto che mettesse al centro la formazione", spiega Annarita Masullo, che ha contribuito a fondare The Goodness Factory e Off Topic e che fa parte di due realtà come Scena Unita e Lamusicachegira.

"Siamo tornati di fatto all’università e abbiamo studiato e analizzato diversi aspetti del nostro essere costruttori di progetti: dal fundraising con Alberto Cuttica di Engagedin alla progettazione culturale con Bertram Niessen di CheFare, dal digital marketing con Fabio Sferruzzi a Giulia Blasi e Vera Gheno", spiega. Le attività sono state molto varie. "Abbiamo anche fatto delle lezioni di fonia base con Show Time. E poi laboratori su dolci e panificazione e lezioni sulla cultura del vino della birra, del gin, del rum, del vermouth".

Un momento di Off CampUn momento di Off Camp

L'obiettivo era ritrovare qualcosa di vagamente simile alla normalità e riprendere possesso del proprio ruolo e delle proprie funzioni. "Vogliamo, anche se con altri modi, essere il luogo di aggregazione, musica e cultura che siamo da quando abbiamo aperto", dice Masullo. "È stato un anno molto difficile e incerto, nonostante le restrizioni e rispettando sempre le norme di sicurezza in vigore, siamo comunque riusciti a restare un punto di riferimento per la nostra città e per una community che, anche grazie ai nostri progetti online (da StayOn a Storie In Cameretta), si è allargata davvero a tutta l’Italia".

Tornare a vivere. Aprire la testa. "E trasformare questo buio in qualcos’altro di diametralmente opposto. Fare il famoso passo indietro, non per tornare a un passato nostalgico, ma per prendere la rincorsa per un futuro diverso".

Annarita Masullo, foto di Damiano AndreottiAnnarita Masullo, foto di Damiano Andreotti

La situazione del settore è drammatica, e ripetercelo ormai suona quasi stucchevole. Ma la realtà del mondo dello spettacolo è varia, come normale e giusto che sia. "Dentro ci puoi trovare tecnici altamente specializzati che ti parlano di rischio biologico e sicurezza da far invidia a diversi 'Burioni' e avere parallelamente a che fare con il tizio che lavora in nero da sempre secondo nessuna logica di professionalità, c’è chi vive tutti i giorni mirando a una forma di 'convivenza delle differenze' in modo autentico e chi la frecciatina a una donna deve sempre mandarla anche se poi usa l’asterisco per dire “ciao a tutt*. quando invia le mail".

Insomma, la società. "Esatto. Ci sono persone di successo che se lo meritano, persone che ce l'hanno e non lo meritano, persone che ne meriterebbero molto di più, persone che dovrebbero decisamente cambiare mestiere. Siamo lo specchio del mondo che mettiamo in scena. A volte è Arte e a volte è bluff. Fare una media di questo mondo degli opposti è molto complicato". Detto questo, la formazione difficilmente può fare del male. "Fermarsi a studiare, a qualunque livello ci si trovi, per me è sempre segno di apertura e grandissima onestà intellettuale: nessuno sa tutto. Il vero professionista, per quanto mi riguarda, è perennemente in formazione", spiega la fondatrice di Off Topic. 

Reset 2019 - foto Ste BrovettoReset 2019 - foto Ste Brovetto

Questo perché "apre la testa a pensieri nuovi. Capire cose nuove o approfondire delle idee o costruire un progetto… toglie il criceto dalla ruota. Se questa pandemia ci ha insegnato davvero qualcosa è che eravamo messi malissimo. Il settore della musica - e più in generale dello spettacolo dal vivo - necessita di un cambiamento radicale, di una reale trasformazione, di una Riforma - da un nuovo statuto per i lavoratori al cambiamento di tantissime norme per le imprese passando da temi fondamentali come sostenibilità e innovazione".

La sopravvivenza e il poco coraggio hanno imposto e agevolato l'adesione a uno status quo "a tratti folle. Ecco, formarsi è quello che aiuta ad 'andare oltre', a costruire il futuro in modo diverso e trasforma il tempo in tempo proficuo. E il tempo proficuo sottrae la mente all’abbrutimento già in atto, grazie soprattutto alla piazza social e portato agli estremi dall’isolamento a cui questa pandemia ci ha obbligato".

Pensare, studiare, cambiare. E investire su se stessi e il futuro. Questa la lezione che arriva da Torino e da Off Topic, una realtà che comunque vada andrà ringraziata (assieme ai suoi "membri") per quello che ha provato a fare come traino di un settore che sta vivendo da mesi in uno stato di scoraggiamento totale, da terra che ti si leva da sotto i piedi.

Che dire, infine, a un anno dal via di questo cataclisma ai tanti locali, realtà e professionisti impauriti e sfibrati dalla situazione? "Più che dire mi viene da chiedere 'ehi, tutto ok? riaprite vero?', perchè non è scontato. Ogni spazio culturale che chiude è una sconfitta e di sconfitte ne abbiamo avute tante quest’anno! Tra quelli che non aprono dall’estate scorsa ci siamo anche noi e quello che mi viene da dire davvero è 'sentiamoci, ma davvero'. E cambiamo le regole del gioco".

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L'articolo Off Topic: "Diamoci una mossa, cambiamo le regole della musica in Italia" di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 19/02/2021 14:00

Tag: lavoro - live club - coworking

Commenti (1)
  • trustednoise 13 giorni fa

    L'impressione che ho è che questo tipo di realtà siano sempre di natura "reattiva" (in senso di reazione a qualche cosa).
    Ed è un po' un simbolo di quello che 'è fare cultura in Italia: essere sballottati da cambi di governo, crisi economiche, pandemie.
    Sono quarant'anni che stiamo a menarcela con la cultura non si mangia, tanto che anche le persone stesse che cultura la fanno ormai ci credono che di cultura non si mangia.

    Speravo che con l'ondata itpop(?) e quel rinnovato interesse per la musica italiana, si sviluppasse anche un sistema di supporto: associazioni e fondazioni nazionali che si ponessero come interlocutori con governi/istituzioni. (una o due, non mille, e interlocutori seri).
    Perchè no, creare unioni (union in inglese, a dire sindacati mi viene male) per promuovere e proteggere le condizioni di lavoro di musicisti, fonici, tecnici. Un protocollo per locali e venues per le prestazioni musicali.
    Tutto promosso da artisti e addetti, non da qualche sottosegretario ottantenne che prima era dirigente dell'ENI.

    Insomma manca tutta una struttura che però non deve partire dallo stato. Deve partire dagli artisti. Non bisogna neanche essere originali, si può guardare come fanno in Germania o Inghilterra e copiare qualche idea.

    > rispondi a @trustednoise
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