One Dimensional Man + Marla - Sassuolo (MO) - Oasis Club Live report, 26/01/2002

02/02/2002 di Antonio 'Zanna' Zanoli



Siamo in molti per assistere al concerto di quello che da più parti è stato indicato come uno dei migliori gruppi live del pianeta terra, ovvero il trio veneto noto ormai da diversi anni a coloro che fanno attenzione al mondo dell’underground italiano: One Dimensional Man.

Nell’attesa sul palco dell’Oasis di Sassuolo prendono posto i Marla, giovane formazione modenese, sconosciuta ai più e praticamente anche al sottoscritto, soprattutto a causa dell’esiguo materiale discografico limitato ad alcune autoproduzioni. L’attesa è comunque piacevole, visto che i quattro di Pavullo offrono un buon motivo per non staccare gli occhi dal palco, con ritmiche legate a quello che spesso ho sentito definire come ‘post-rock’, condito comunque da sferzate indiem, soprattutto perché esclusivamente strumentale.

A parlare per loro (e grazie a loro), sono solo gli strumenti che ricamano melodie attraenti, capaci di far passare in secondo piano l’assenza del classico cantante/front man per convenzione necessario in una rock band che si rispetti. Non so che futuro possano avere, ma penso che se ne meriterebbero uno al più presto.

Ancora incantati dalla lieta sorpresa, veniamo colti in flagrante dalla prima sferzata di chitarra di One Dimensional Man, reduci da numerose ovazioni da ogni dove, dopo la recente pubblicazione di “You Kill Me”, terzo ed ultimo atto della loro già significativa storia (secondo da quando Giulio Favero si è unito a Pierpaolo Capovilla e Dario Perissutti).

L’album è piaciuto un po’ a tutti e così ci si attende una grande prova. Ma l’inizio non è fulminante come in altre occasioni a cui ero presente, anzi stenta a far giustificare il prima citato giubilo di critica e pubblico.

Suonano bene fin da subito, ma pare che un muro ghiacciato divida la platea dai tre veneti. Tranquilli, per fortuna è solo un brutto sogno che pian piano si stempera, grazie anche ai caldi applausi, che comunque arrivano a caricare il gruppo, nonostante tutto -forse perché c’era chi li teneva in serbo da parecchio, ma era sempre stato costretto a conservarli, per il primo personale concerto di One Dimensional Man, da queste parti molto più che una band del panorama indipendente.

Così, dopo alcuni pezzi che a questo punto potremmo definire ‘di riscaldamento’, comincia il concerto vero e proprio: da qui in poi non ce n’è più per nessuno, sono arrivati One Dimensional Man, quelli veri! …e chi li ha visti dal vivo so di cosa parlo!

Si saccheggia quasi completamemte “You Kill Me”, così come il ‘fratello maggiore’ “1000 doses of love”; ancora una volta la grinta del gruppo esplode travolgendo tutto e tutti (ogni volta che li vedo, mi vien da pensare se è veramente possibile che in tre si possa fare un casino simile). Anche chi fino a pochi minuti prima aveva in serbo dei dubbi in merito alla musica dei tre - del tipo: “Non fanno nulla di nuovo…‘sta roba si sente già da vent’anni” - non può far altro che buttare nel cestino dei rifiuti la propria saccenza da veterani nostalgici ed esultare di fronte a tanta genuina potenza concentrata sotto forma di rock’n’roll... probabilmente perché dall’alto della loro esperienza cose così ne hanno viste poche coi loro occhi.

In effetti si potrebbe anche dire che non è ciò che fanno che rende gli One Dimensional Man superlativi, ma piuttosto come lo fanno, nella maniera unica in cui rendono una canzone un’autostrada intasata di saettanti emozioni. Il trio, infatti, è uno dei più compatti che abbia mai visto all’opera e riesce difficile sezionarlo per giudicare l’operato dei singoli, ma a fine concerto non ho potuto fare a meno di complimentarmi in primis con Dario, sempre più micidiale dietro a quei quattro tamburi, che come al solito vengono tartassati in maniera divina - aspetto però che finisca il suo personale e classico show, in tanga leopardato, che anche in questo caso viene tolto di mezzo per qualche istante di innocente “esibizionismo”…classico.

Così finisce un altro sogno timbrato One Dimensional Man. Peccato solo per quegli inspiegabili dieci minuti di smarrimento, venuti a ricordarci che, nonostante a volte sembri il contrario, anche loro sono esseri umani.



Pagine: One Dimensional Man (ODM) Marla

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