Perché non esistono più gli One-hit wonder?

One-hit wonder sparite tendenza spiegazioneOne-hit wonder sparite tendenza spiegazione
13/05/2015 di

I data analyst di Priceonomics hanno studiato come, dal 1995 ad oggi, si sia assistito al declino degli One-hit wonder, ovvero quegli artisti o quelle band che hanno prodotto una sola canzone di enorme successo e poi sono caduti nel dimenticatoio. Per capirlo hanno preso in esame le Top 100 di Billboard di ogni settimana e hanno studiato quali nomi effettivamente sparivano del tutto da quelle liste e quali, invece, rimanevano presenti anche negli anni successivi.



Ovviamente alcune di queste considerazioni potrebbero non essere applicabili al mondo discografico italiano. I motivi sono diversi: il primo, sicuramente, è che la musica pop/mainstream italiana è ancora legata a doppio filo alla TV ed in particolar modo ai talent show che, per ovvi motivi di palinsesto, necessitano di nuove popstar ad ogni stagione da sovrapporre a quelle della stagione prima (vera definizione di One-hit wonder). Certo possiamo trovare anche tendenze che ben si allineano con quelle internazionali, basta osservare la classifica FIMI che ripete quasi sempre gli stessi nomi, anno dopo anno.

Una prima importante constatazione fatta da Priceonomics è che una canzone, oggi, rimane in classifica molte più settimane rispetto ad anni fa. Una hit di Katy Perry, ad esempio, oggi dura il triplo di una dei Beatles. Come secondo aspetto c'è il ruolo della radio: consultando iHeartMedia – che raccoglie più di 850 stazioni americane – si è capito come il trend negli ultimi anni sia quello di proporre sempre meno nomi nuovi ed insistere, invece, su quelli già conosciuti ed amati dal pubblico. L'obiettivo di una stazione radio è quello di non far mai cambiare canale ed il miglior modo per riuscirci è suonare sempre le stesse canzoni. Tendenza che, d'altronde, conosciamo bene anche in Italia: esistono emittenti che puntano ad una proposta che cambia ogni sei mesi ma, ormai, sono una minoranza rispetto a quelle che si dedicano quasi esclusivamente ai “grandi successi”.

Quanto scritto finora, in realtà, non va contro l'interesse della major discografiche, da sempre viste come aziende il cui unico scopo sia spremere un artista al massimo (ed in fretta) per poi passare al successivo. In un mercato così turbolento e rischioso si sta consolidando l'idea di brand-artist, ovvero la scelta di investire su un artista già molto famoso in modo che duri ancora di più nel tempo. È un concetto che si applica bene ai meccanismi dei social network, perché una volta accumulati un buon numero di follower si hanno più chances di tornare alla ribalta. Prendete il caso di Carly Rae Jepsen – che tutti davano per spacciata dal momento che non aveva saputo ripetere il successo di una hit come "Call Me Maybe" – è ritornata nella Top 40 dopo essere sparita per più di tre anni.


via

Tag: mercato discografico

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