Zu - Ossigeno [W/ Mike Patton] - Torino Live report, 04/03/2008

21/03/2008 di Gianluca Servetti

(Mike Patton e gli Zu - Foto da internet)

A inizio mese gli Zu hanno intrapreso un tour di sei date in Europa insieme a Mike Patton (già Faith No More, Mr. Bungle, Peeping Tom). Dopo tante collaborazioni saltuarie e piccole comparsate il progetto Zupatton si è finalmente concretizzato. Il quartetto ha suonato presso l'Ossigeno di Torino, Gianluca Servetti racconta.



Lo status di vera e propria macchine da guerra che gli Zu si sono faticosamente costruiti negli anni, non è certo in discussione questa sera. Nell'accogliente spazio di Ossigeno (una tenso-struttura allestita nella periferia torinese con la doppia funzione di area spettacoli e progetto di recupero di un territorio degradato) il loro suono esplode deflagrante, generando le più svariate reazioni su di un pubblico accorso numeroso per l'evento: alcuni si lasciano andare a sinuose danze estatiche; altri strabuzzano gli occhi davanti alla potenza ed alla precisione. Altri ancora restano semplicemente attoniti, incapaci di trovare una chiave di lettura univoca al contorto muro di suono che li aggredisce. Il quattro quarti è infatti bandito ed il terzetto romano non si risparmia in una profusione di tempi dispari, accelerazioni, stop and go, salite e discese da pugno allo stomaco; come nelle migliori montagne russe. Il sax, seppur distorto e deturpato, funge da faro in questa coltre di decibel sino all'ingresso in scena di Mike Patton. Un boato lo accoglie, qualche grido femminile sottolinea aspetti non propriamente artistici della sua caratura, ma è più che altro la sensazione di curiosità ad aleggiare nella sala. Jeans, coppola, baffetti appena accennati ed un desk ricolmo di effetti digitali da usare all'impazzata: urla, versi animaleschi, rarissime concessioni alla melodia. Un'esperienza paragonabile ai film di Cronemberg, in cui l'uomo nel fondersi con la macchina non può che dar sfogo a tutto il suo malessere esistenziale. Si va avanti per un'ora abbondante senza tregua, senza pause. Sul finale un veloce saluto ai compagni d’avventura ed a Torino; poi l'uscita di scena. I commenti sono i più svariati: "Si, ok... Ma i Naked City le facevano già quindici anni fa queste cose"; "C'è qualcosa di sciamanico nella loro musica"; "Però un pezzo dei Faith No More potevano anche suonarlo..." (questa è davvero la migliore che ho sentito). Le mie personali impressioni? Tecnicamente impeccabili: la batteria ed il basso sono un tutt'uno che devasta, il sound è curato e lo spettacolo non ha grossi tempi morti. Patton invece lascia un po' di amaro in bocca: riveste il ruolo di pin-up, non offrendo un apporto sostanziale alla performance se non in termini di credibilità del progetto e di risonanza mediatica. Solletica il mio senso patriottico saperlo al fianco di un combo made in Italy, ma artisticamente la collaborazione pare un po' fine a se stessa. Il risultato complessivo ha dunque un suo fascino ma non aggiunge nulla a quanto già si sapesse (di più o meno buono) sul conto degli Zu.



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