Non Voglio che Clara - Osteria all’Oro - Sitran d’Alpago (BL) Live report, 20/09/2003

29/09/2003 di



Ci si arrampica con la macchina su per i bei monti dell’Alpago, tra Belluno e il Friuli, sfiorando le coste del Lago di Santa Croce, poi su per qualche tornante e appare Sitran, piccola frazione a un bivio dominato dall’antica chiesa. In alto le stelle, tante e intense come in città non si ricordano più. A fianco della chiesa, l’Osteria all’Oro, nella cui corte, sotto le fronde cariche di frutti degli alberi di pero, suonano i Non voglio che Clara, spalleggiati dalla stessa formazione di archi e fiati del live dei Northpole di qualche settimana fa. Che prestano alla band capitanata da Fabio De Min il chitarrista Alessandro Ceron, a testimonianza del costituirsi di una scena omogenea tra le band del pop d’autore veneto. Tra il pubblico, membri di Northpole e Diva. L’occasione è la presentazione del nuovo cd “Caffè Cortina”, che permette di saggiare le qualità live della band feltrina.

E i Non voglio che Clara non hanno deluso le attese: De Min esibisce una voce profonda che non ci si aspetterebbe da un tipo mingherlino come lui e ammalia per come si contorce al piano, per i testi intimisti e introspettivi ma mai banali, per le melodie degne della grande tradizione italiana incastonate tra le piccole tentazioni noise/jazz della chitarra di Stefano Scariot, che purtroppo una equalizzazione non perfetta a volte fa prevalere stridendo più dell’intenzione. Che De Min sia la reincarnazione di Luigi Tenco (“Le paure”) e del primo, grande, Gino Paoli appare indubitabile. Che il suo gruppo sappia fondere magistralmente la lezione immensa della Mina anni ‘60 (splendida la loro versione de “L’ultima occasione”, autore Tony Del Monaco, anno 1966, già assaggiata per piano e voce nello split con i Northpole), con il pop inglese da cameretta degli ultimi ventenni è parimenti accertato. La lezione degli imprescindibili Smiths, certo (che poteva attecchire in così tante bands e così bene forse solo in Veneto, per il carattere innato, riservato e gentile, di questa gente). Ma anche la delicatezza degli Aztec Camera (evidente in “Un mese a Dublino”), la tensione alla perfezione pop dei Prefab Sprout di “Appetite” (eccola in “Di noi due”). E poi, il grande respiro di Burt Bacharach, la cui ombra si allunga su “Quello con la telecamera” e “Noi due”. L’arrangiamento orchestrale di “Le cose che dici” ricorda perfino certi momenti della compianta Penguin Cafè Orchestra. Scaldano il cuore, nonostante il freddo che punge gli sprovveduti cittadini, versi come “Ti ho cercata tra i sipari di commedie tutte uguali” (“Portami al cinema” o “È cambiato l’odore che sta intorno a te” (“La sera prima del trasloco”).

Si va via felici, nonostante l’ora abbondante di strada che separa da casa e la sensazione è che a questi ragazzi, di certo i più probabili equivalenti italiani dei Divine Comedy, manchi solo di azzeccare il ritornello che entra in testa e non esce più, che li renda accessibili anche ai palati meno educati, per diventare una grande realtà della musica italiana. Sempre che alle major sia rimasto qualche soldino e qualcuno con orecchie per ascoltare e intendere.



Scaletta:
1. Dall'oggi al domani
2. Del tutto sicuro
3. Un mese a Dublino
4. Se ti senti sola
5. Amore e affettuosità
6. Di noi due
7. La sera prima del trasloco
8. Quello con la telecamera
9. Noi due
10. Portami al cinema
11. L'ultima occasione
12. Le paure
13. Le bugie che ti racconto
14. Le cose che dici
15. I piani per il sabato sera

Formazione:
- Fabio De Min: voce, chitarra e piano
- Matteo Visigalli: basso
- Stefano Scariot: chitarre
- Fabio Tesser: batteria

Guests:
- Alberto Perenzin (Peter Franzi): tromba
- Nicola Manzan: violino
- Carlo Pellizzari: violino
- Alessandro Ceron: chitarra
- Andrea Pellizzari: violoncello

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati