Palco La Collinetta - MI AMI 2006 Live report, 10/06/2006

05/07/2006

(Cesare Basile e la sua band. Foto di Marco Becker)



BABY BLUE
Aprono loro il sabato pomeriggio sulla Collinetta: un compito nemmeno ingrato, visto l'ottimo pubblico. Un indie rock'n'roll canonico ma rimaneggiato, canzone per canzone, attingendo a blues o country. Chitarra-basso-batteria suonati con "attitude" e rispetto quasi filologico delle fonti, schema solido "tre pezzi tirati e uno lento"; e Serena (frontgirl dalla voce notevole che ricorda senza timori PJ) a tratti si finge imbronciata e innamora più di qualche spettatore. Giovani, carini, decisi. // FS

DEEP END
Si impongono, coi volumi e le distorsioni, cambiano il tiro e danno un ritmo diverso alla Collinetta (e sarà poi così, un'alternarsi continuo per tutto il giorno). Prendono il post-rock, gli tolgono gli occhialetti da intellettuale e gli mettono i muscoli. La ruvidezza con cui affrontano la faccenda non dà per nulla fastidio e non sono pochi, tra quelli seduti sul prato, che apprezzano visibilmente gli scenari disastrati ma intensi che i 4 alessandrini riescono ad evocare. // L’Oriundo

MR. HENRY
In due. Basso batteria elettronica chitarra voce. Si parte con la prima del disco e si sente che gli Hot rats mancano, eccome se mancano. E le canzoni che seguono non cambiano le perplessità in sorrisi. Ma appena arrivano le ballate, ci si rilassa e si sta bene. Il rumore diventa più equilibrato. La forma respira un po’ di più, pur non tradendo il desiderio di bassa fedeltà. La sua voce roca e grossa è meglio sentirla dal vivo. Decisamente. Un ottimo cantautore moderno. Non poteva che confermarsi. Molto bello. // SG

MORKOBOT
In tre. Basso basso batta. I due avevano pedaliere portaerei e l'altro una batteria abbastanza minimale ma con aggiunta una sorta di lampada ma che al posto della lampada aveva un disco circolare dentato – tipo sega, che tamarro. Quando il batterista si è tolto la maglia è passato da chierichetto a divo dell'Heavy – tutti quei tatuaggi, che tamarro. I bassi erano talmente effettati che sembravano due synth. La batta faceva acrobazie squadrate e lineari. Cosa buona e giusta. Una bella botta. Peccato non stupissero. // SG

BOB CORN
Bob Corn che poi sarebbe Tiziano Sgarbi, ma Bob Corn è altrettanto credibile. Bob Corn che, se fosse per la barba e la chitarra acustica strana, diresti davvero che siamo in Tennessee, e invece è l'Idroscalo. Bob Corn che ha una voce forte e vera. Bob Corn che, sì. Va bene. Lo dicono tutti. Sarà anche un Will Oldham emiliano. Però ti sorprende, e ti cattura inaspettatamente con due o tre canzoncine lievi. E se tanto con l’amplificazione non si sente lo stesso, allora scende fra il pubblico e, chitarra e voce, racconta a un pubblico incantato storie minime che sarebbe stupido non fermarsi ad ascoltare. // FS

MOJOMATICS
Ma che ganzi, questi Mojomatics. Da dove spuntano fuori, questi Mojomatics. Ma che tiro, questi Mojomatics. Benvenuti ai Mojomatics nelle ampie e modulari grinfie del pubblico indie. E’ un peccato e un delitto che meriterebbe un castigo non esserci conosciuti meglio. E prima. Perchè il duo blues più old-style-attitude che c’è finalmente conquista i cuori di tanti indie-rocker che precedentemente non sapevano manco chi fossero. Dritti, talentuosi, tecnici, passionari e stilosi, i Mojo fanno della Collinetta quello che una lampadina fa con una stanza: la accendono. Lunga vita al blues. // L’Oriundo

RONIN
E dire che quando hanno attaccato, sarà stata la birra, mi son detto: "Toh, hanno messo su i Calexico". Ed invece, giunti alla Collinetta, palco intimo ed adatto, i Ronin hanno elargito un ottimo spettacolo, oscillando nel loro sound intriso di folk, jazz, Morricone, suadente nel suo incedere rilassato, caldo e sognante. E poi, quei momenti rarefatti, sottili e stranianti, che ti sorprendono in piedi al tramonto, nell'aria fresca, a crogiolarti nel suono. A mio modo di vedere un tocco di classe necessario. // ALP

CESARE BASILE
Basile non ha una chitarra, ma un bisturi. Incide il silenzio, non sento più l’eco di Anna Karina che si uccide al palco Pertini. Qui sulla collinetta tutto ritorna carne, tatto, materiale organico, deperibile e vitale: la voce, i suoni, prendono consistenza fisica, si fanno palpabili. Il batterista è una falena nel ballo delirante della sua morte luminosa, l’aria si apre come una ferita in mano a un chirurgo, una precisione che parla la lingua del sangue. E c’è poco spazio per dirla intera. E il mio turno di lavoro ricomincia comunque troppo presto. // MG

WOLFANGO
Wolfango?! Si, Wolfango! Quelli di “Ozio” e “Non importa”, quelli che il fu CPI aveva ingaggiato rispondendo alla domanda “Qual è il gruppo più fuori che avete mai sentito?”. Erano spariti nel nulla dopo due album scarni e sdruciti, si presentano sul palco La Collinetta senza essere nel programma e incarnando una delle migliori sorprese del festival. Al posto di Bruno Dorella una grancassa e a quello del basso una chitarra ben fuzzata, per il resto sono sempre loro i due coniugi Menardi/Maglione, malati di mente e di punk con le loro canzoncine stonate e indimenticabili: un tripudio di pubblico, il minimo per chi, senza sapere come, è riuscito a lasciare il segno. // NB

TOTO ZINGARO CONTRO MUNGO
Da una parte gli lanciano bottigliette, dall’altra cannini arrotolati per farci qualcosa con la droga. Si o no come al referendum. Domenico Mungo è impettito come un dirigente di una multinazionale al suo primo giorno di lavoro: giacca, camicia e valigetta. La differenza è che al posto delle carte probabilmente ci tiene una bomba carta e sicuramente una dose imprecisata di sostanze illecite. Gli altri sembrano dei musicisti dopo il concerto. Suonano completamente sbracati. E sopra il Mungo ci racconta storie che ignorano decisamente cosa sia il politically correct. Molti l’hanno odiato, ad altri è piaciuto. Per quanto mi riguarda, a quell’ora di notte non do giudizi.// L’Oriundo



500 battute a band per raccontare cosa è successo sui Palchi del MI AMI edizione 2006. Una carrellata di live raccontata da: Nicola Bonardi (NB), Stefano Fiz Bottura, Margherita Di Fiore (MdF), Sandro Giorello (SG), Maria Guzzon (MG), Andrea La Placa (ALP), Fausti'ko Murizzi (F'M), Pierpaolo Palazzo (PP), Carlo Pastore (C-Pa), Alberto Pilotti (AP), Barnaba Ponchielli (BP), Stefano Acty Rocco (SAR), Francesco Saliola (FS), Sara Scheggia (SS), Enrico Veronese (EV), Sunglasses@Night e L'Oriundo.

Pagine: Cesare Basile Deep End Ronin Mr.Henry Morkobot Mojomatics Baby Blue Totò Zingaro

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