Palco Pertini - MI AMI 2007 Live report, 09/06/2007

26/06/2007

500 battute a band per raccontare cosa è successo sui Palchi del MI AMI edizione 2007. Una carrellata di live raccontata da: Nicola Bonardi (NB), Andrea Borraccino (AB), Michele 'Wad' Caporosso (MWC), Francesco Cremonese (FC), Elisabetta De Ruvo (EDR), Sandro Giorello (Sa-g), Manfredi Lamartina (ML), Fausti'ko Murizzi (F'M), Elisa Orlandotti (EO), Mario Panzeri (MP), Carlo Pastore (C-Pa), Stefano 'Acty' Rocco (SAR), Simona Rotolo (SR), Sara Scheggia (SS), Renzo Stefanel (RS), Mariella Tilena (MT), Marco Villa (MV), Enrico Veronese (EV)



OFFLAGA DISCO PAX

(Foto di Ivan Rachieli)

Niente da fare: come di routine manca poco alla commozione. Esagerato? Può essere, ma i racconti di Collini mi stendono ogni volta. Che siano vecchie immagini praghesi, recenti vite annullate formato IACP o nuovissime dichiarazioni di orgoglioso anti(neo)fascismo, il risultato è il medesimo. Una formula live che si teme ormai arida, ma che si dimostra invece capace di lasciare il segno una volta di più. Sono gli ODP: e il MI AMI per la seconda volta si perde nel loro Neosensibilismo. // MV

TEATRO DEGLI ORRORI

(Foto di Paolo Proserpio)

Ho solo 10 minuti. Davanti a me Il Teatro Degli Orrori sta suonando di fronte a più di 5000 persone. Bum. Un impatto devastante, un quadruplo tsunami sonoro, rabbioso e catartico. Un pogo da un milione di brividi a testa. Io, arroccato sulla torretta del fonico, resto immobile, a bocca aperta per tutta “La Canzone Di Tom”, capolavoro; poi, l’esplosione di “Compagna Teresa” squarcia il Pertini di energia pura, rivoluzionaria, rosso sangue. E l’aria vibra di mani al cielo e corpi travolti. Un carro armato. Con il cuore in mano. // FC

SETTLEFISH

(Foto di Paolo Proserpio)

Sentivano particolarmente questo concerto, nonostante siano una band che di concerti ne ha fatti parecchi. E questa tensione si è trasformata in una botta di adrenalina fortissima. Super-carichi. Pronti ad ammaliare tutti con i pezzi forti di “The Plural Of The Choir”, rilanciati dal “The Quiet Choir EP” uscito proprio il giorno della loro esibizione. Pronti anche a presentare tantissime canzoni che faranno parte del loro nuovo disco (in uscita per la sicurezza Unhip fra pochi mesi), che ci sono sembrate più canadesi che in passato. Compatti, decisi, dritti. Fra la furia e l’estasi. Conclude tutto “Wincing The Night, Drama”, come da copione. Buono! // C-Pa

JULIE’S HAIRCUT

(Foto di Marco Becker)

Figura centrale per la scena alternative-indie-rock del nostro Paese, i Julie’s Haircut sono una band che da dieci anni cresce assieme a Rockit. E, finalmente, suona al MI AMI. Benissimo, c’è da dire. Forse uno dei più bei loro concerti di sempre. Legato alla nuova onda strumentale e psichedelica con quel sapore un po’ spaziale. Sembra abbiano trovato la loro dimensione. Dal Pertini diffondono i loro percorsi con una pacca davvero massiccia, sintomo di anni di lavoro e di grande affiatamento. Prova ne sia il piacere di “Satan Eats Seitan”, uno di quei pezzi che, manco a dirlo, si scrive solo ogni dieci anni. // C-Pa

JENNIFER GENTLE

(Foto di Marco Becker)

Trasformare il MI AMI in un party freak, psichedelico, sghembo e confusionario è cosa buona e giusta. Partiamo dal fondo, salgono tutti sul palco: Beatrice Antolini e i Father Murphy si aggiungono ai Gentle, tutti muniti di trombette, legnetti e piccoli strumenti. Un pasticcio sonoro divertente e sano. Allevia le tensioni e mette di buon umore. E prima la band aveva letteralmente spaccato: sembrava di stare a Londra 40 anni fa. Un concerto fantastico – in tutte le accezioni del termine. // Sa-g

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO

(Foto di Stefano Vergari)

E’ banale chiamarlo in questo modo ma per Canali l’appellativo “pezzo di storia del nostro rock” non stona per niente. Giù dal palco c’era l’atmosfera da primo giorno di scuola: gente che prendeva appunti e sperava di essere così a 50 anni. Lui si è goduto tutta l’attenzione che meritava, si è sentito padrone del palco - nonostante l'avesse diviso con Bugo - e ha terminato la lezione come si deve: ha lanciato i plettri avanzati e il batterista ha salutato il pubblico alzando al cielo il rullante sfasciato. Non si smette mai di imparare. // Sa-g

LATE GUEST (AT THE PARTY)

(Foto di Sandro Giorello)

Un altro colpo di Rimini. Fuori dai mortori indie-rock-pop-something. Senza niente di ufficialmente prodotto, se non un demo (fichissimo). Giovani e inesperti, ma bravi. Non sono una band abituata a calcare palchi ogni giorno, men che meno come quelli del MI AMI. Portano avanti con dignità e tiro il discorso punk-funk iniziato in Italia dai Disco Drive, e mai realmente attecchito. Danno tutto. Esecuzione efficace e una bella botta di sudore: hanno la dance-verve nel sangue, devono semplicemente dare continuità e lavoro al loro discorso. I pezzi, d’altronde, ci sono: non resta che incitarli. More more more! // C-Pa

MINISTRI

(Foto di Stefano Vergari)

Ve l’avevo detto io. Questi bastardi possono lasciare un segno decisivo. E diventare artisti importanti per la musica italiana, di quelli che trascinano tante persone. Su disco avevano già impressionato per la capacità di scrivere grandi canzoni rock. Mancava di verificare la loro personalità davanti alla gente. Al MI AMI hanno fugato ogni dubbio con uno dei migliori concerti di tutto il festival. Vestiti da Napoleone davanti a Sandro Pertini che li incita col pugno alzato, spaccano tutto. Sudano, imprecano, sputano. E coinvolgono un pubblico che già canta le loro canzoni. Se i soldi sono finiti, meno male che almeno sono arrivati I Ministri. // SAR

ISOBEL

(Foto di Ivan Rachieli)

Gli Isobel: nessuna domanda, zero prove, i suoni andranno bene comunque, basta avere un jack piantato e poi tutto suona bene. Quel che è uscito era HC/emo/punk, preso allo stato puro. Scuola di Chicago? No, della provincia Torino. Suonare e basta. Tanto e forte. Battere il quattro, chitarre come cartavetro, essere saldi alla propria storia, urlarla il più possibile. Sono stati un insegnamento per tutti. Lo spirito giusto per affrontare un festival. Lo spirito che ci dovrebbe essere sempre. // Sa-g

VELVET SCORE

(Foto di Sandro Giorello)

E poi è arrivato il turno dei Velvet Score, portando con se l’ atmosfera del post rock che mette d’accordo tutti gli indieguys, specie nel sabato del MI AMI. Le chitarre elettriche languide che incalzano, saltano giù dal palco e si insinuano fra la gente, con quel loro respiro internazionale fatto di aperture variegate e avvolgenti. Creativi all’interno di un genere che pareva avesse detto già tutto, i Velvet Score hanno saputo affascinare, con Sandro Pertini che fa l’occhilino. // MT

PINK RAYS

(Foto di Sandro Giorello)

I Pink Rays sono stati bravi, si sono beccati tutto il nervosismo da inizio festival, hanno sopportato in silenzio e poi sono partiti come una furia. Tirati e convinti. Indie-rock all’inglese con un’ottima voce e una buona presenza scenica. Belle le canzoni, buona la sezione ritmica, insomma: una band che se vuole può spaccare e sabato ci è riuscita appieno. Chi era dubbioso su questo gruppo – io ero tra quelli - si sarà ricreduto. Una band da tenere d’occhio. Non si poteva partire meglio. // Sa-g

MAGICAKE

(Foto di Sandro Giorello)

Hanno il ruolo, difficile, di collegare gli elettroracconti degli Offlaga Disco Pax alle technobordate di Adriano Canzian. Non ci deludono. Sempre e comunque esterofili, optano per un set molto etighties e molto glamorous, basato su ritmiche elettro di zona clubbing-clash e sintonizzato sulle performance della cantante Dirty Lulu, che si strappa il corpetto e punta le sue pistole giocattolo contro il pubblico. La gente, che probabilmente non frequenta i loro stessi ambienti, segue all’inizio incuriosita e poi, coinvolta, balla. Non è la loro migliore esibizione di sempre, probabilmente bloccati un po’ dall’emozione un po’ dalla situazione nuova, ma la missione è compiuta. // C-Pa

ADRIANO CANZIAN

(Foto di Marco Becker)

Dammi due ore e sarò da te. Due ore di trucco-parrucco e arrivo in consolle. Un dj e il suo make-up. Una selezione e il suo pubblico. Il popolo del MI AMI si è scopato i fori dell’epidermide di tutto il romantico affollamento non-moderato che aveva appena smesso con Offlaga Disco Pax e subito dopo con Magicake. Adriano Canzian era lì con il suo maquillage techno-punk e un buon manicure di suoni electro. Aggressività androgina. Sulla Collinetta suonavano Planet Rock e altalenarsi da una parte all’altra aveva il suo bell’effetto. Storico ed avveniristico. Popolare ed eccentrico. Casino e casino. // MWC

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Pagine: Giorgio Canali & Rossofuoco Julie's Haircut Jennifer Gentle Velvet Score Settlefish Offlaga Disco Pax Late Guest (At The Party) Isobel The Pink Rays Ministri The Magicake Adriano Canzian

Commenti (3)

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  • Faustiko Murizzi 01/07/2007 ore 09:48 @faustiko

    fossi venuto/a potevi criticare con cognizione di causa, no?

    :[

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