Palco Pertini - MI AMI 2008 Live report, 07/06/2008

06/06/2008

500 battute a band per raccontare cosa è successo sui palchi della quarta edizione del MI AMI. Una carrellata di live raccontata da: Ester Apa (EA), Michele 'Wad' Caporosso (Wad), Alessandro Cavallini (AC) Marcello Consonni (MC), Nicola Bonardi (NB), Sandro Giorello (SG), Elisa Orlandotti (EO), Stefano 'Acty' Rocco (Acty), Sara Scheggia (SS), Alex Urso (AU), Marco Verdi (MV)



THE HORMONAUTS

(Foto di Elisabetta Bellosta)

La mattina avevano fuso il furgone ed erano arrivati in ritardo per il soundcheck. Nei festival i tempi sono stretti: al momento di salire sul palco non avanzava nemmeno un minuto per testare velocemente gli strumenti. Si doveva iniziare, il batterista ha guardato gli altri e ha detto: “ragazzi si fa alla vecchia!”. Sono saliti tutti e quattro – con loro anche l’elettro-busker Kenny Diesel – e hanno sfoderato 50 minuti di pura potenza sonora, un carrarmato rock che ha sbaragliato ogni aspettativa del pubblico. Grandi! // SG

THE ZEN CIRCUS

(Foto di Simona Paleari)

Meno di un’ora per gettarsi nel loro mondo, agitarsi sbucciandosi ginocchia e gomiti ed uscirne carichi di energia e sorrisi. E’ possibile quando i tre toscani si danno in modo totale sparando uno dopo l’altro le canzoni che li hanno resi Zen Circus, quando con loro sul palco c’è una tastiera che completa il suono, quando viene ospitato anche il grande Fiumani che si sbizzarrisce pure nel coro di “Figlio di puttana”. Grezzi, ruspanti, genuini e legati al bello come pochi. Si gettano fisicamente sul pubblico e raccomandano di scegliere vita e amore. // EO

RED WORMS' FARM

(Foto di Clara Tortato)

Vermi. Niente che mi faccia più schifo, o meglio si, gli scarafaggi sono peggio. Entrambi però vanno molto d’accordo con il rock’n’roll e la sua ideologia (?!!) e questo mi piace assai. I Red worms’ farm sono il rock’n’roll allo stato primigenio: se già su disco riescono a mandarmi fuori, sul palco sono tre animali, cane, gorilla e serpente. “Can che abbaia non morde” si dice, loro invece abbaiano, ringhiano, mordono e ti sbattono a terra a forza, in mezzo ai vermi e agli scarafaggi. Paura e meraviglia! // NB

DISCO DRIVE

(Foto di Clara Tortato)

Partenza montante con “Grow Up”, come da prassi, micciaccesa cui fa seguito l’esplosione muscolare di “It’s A Long Way To The Top”. I pezzi dell’ottimo “Things To Do Today” si schierano in fila uno dietro l’altro. Forse c’è qualche problema tecnico, ma non ci vuol poi molto che la valanga prenda piede: mantra che cresce su “Find Me Animal” e poi doppia batteria, voci a strati, lasagna coi krauti, tutto lì in mezzo va bene. Qui in giro saltano tutti. Mi aggrappo a Chiara, che ha più ricci di chiunque, e vorrei saettare su quell’albero lì davanti e starci appeso fino a domenica sera. // AC

SOTTOPRESSIONE

(Foto di Simone Merli)

La scena non è più quella di una volta, il pubblico è cambiato, il punk è morto… Ma vaffanculo, sali sul palco e spacca tutto. Lasciati alle spalle tutte queste valanghe di filosofie rompipalle su come funziona questa famosa scena. Perché i Sottopressione danno lezione di vita musicale. Loro cantano come sempre, come da quindici anni ed ancora meglio, perché Enrico ha le vene del collo che sembrano delle tubature e non si ferma un attimo e salta e si butta sul pubblico, ed hanno tutti e quattro una carica bestiale da farti impressione. Da farti incazzare. // AU

DEAD ELEPHANT

(Foto di Clara Tortato)

Chi può immaginare i pensieri dell’Elefante Morto ammazzato da quella dose esagerata di LSD? Forse nell’agonia era cosciente, era spappolato, era… Capovolto nel vortice infinito della spirale allucinat(ori)a di “Clopixol”. Down lentissimo, estenuante, paranoico. Decompressione rumorosa e ancora velocità. Psichedelia. Sospensioni e respiri di dolore. E’ il noise, quando serve. Come la chitarra in alluminio che piange stridori di feedback lancinanti. Fanno male eppure ce n’è bisogno, anche qui, anche adesso. // MV

AH, WILDNESS

(Foto di Ivan Rachieli)

Me li aveva passati sotto banco Luka Carnifull di Riot Maker. “Prova ad ascoltare questi, sono bravi”. Aveva ragione. E Rockit gli ha dato una possibilità dal vivo. Sul palco Pertini gli Ah, Wildness cantano a squarciagola con movimenti scalmanati. Saltano, ballano. Non nascondono una sottile immaturità, eppure il loro rock funkettone un po’ retrò ti spintona alle spalle. Così passionali ed entusiasti che anche la bellezza della loro chitarrista passa in secondo piano o quasi. Forse manca ancora il pezzo killer. La filigrana però è potenzialmente da grande rock band, diamogli fiducia e potrebbero inventare qualcosa di strepitoso. // Acty

DRINK TO ME

(Foto di Paolo Proserpio)

Tra ali di farfalla e magliette che tributano Giocchino Turù e il suo “Siamo una generazione di rincoglioniti”, i Drink To Me si confermano al MI AMI una formazione che ha nelle sue corde un buon potenziale sonoro di rottura. Una capacità innata di comunicazione abrasiva, schegge veloci che colpiscono per incisività, una traversata fra i generi e una notevole componente “spettacolare” condiscono un live costantemente in bilico fra serio e faceto, capace di piacevoli ironie e di belle parentesi musicali. // EA

GOLFCLVUB

(Foto di Ivan Rachieli)

Da Cagliari, con testardaggine e passione. Uno di quei gruppi che, proprio per l’eterogeneità che ti buttano in faccia, potrebbero rimanere come bel sottofondo ad una birra. Poi, però, ti avvicini, ti concentri, ti lasci convincere. Corri al banchetto a comprarti il disco e ritorni a goderti gli altri pezzi. Che vanno via dritti, in successione rapida, cambiando continuamente atmosfera e lasciando fissa, sul palco, l’energia con cui si muovono. Intorno, il Miami intanto esplode e la gente apprezza. // SS

COSMETIC

(Foto di Paolo Proserpio)

Nel primo pomeriggio di sabato siamo stati assaltati dalla sensuale confusione di questo quartetto romagnolo. Un groviglio di rumori con piglio da gioventù sonica. I Cosmetic hanno convinto con il loro live maturo e passionale, che guarda senza rimorsi all’Inghilterra violenta ma felice delle Lush e dei primi My Bloody Valentine. Una band che può crescere a dismisura per invadere la penisola con il loro suono diretto e reiterato. Gli aspettiamo ancora più grandi, malinconici e rumorosi! // MC

THE NERD FOLLIA

(Foto di Elisabetta Bellosta)

Bella presenza sul palco, ottime capacità, grande intesa tra loro. A sentire i Nerd Follia non puoi che provare invidia (brutta bestia l’invidia), perché questi ragazzi hanno trovato il modo giusto per sentirsi vivi. Che piaccia o no, sono uno dei gruppi più titolati della scena indie, ed hanno ragione ad esserlo. I pezzi vengono ascoltati e convincono il pubblico. Sono i primi a battere cassa sul palco Pertini, ma lo fanno con una carica ed una grinta che quasi ti dispiace quando, girandoti, vedi la gente ancora distratta ed impreparata ad applaudirgli il giusto merito. // AU

SPILLER

(Foto di Sandro Giorello)

Spiller è un gigante. Due metri di sicuro. E quando dici alla gente che al MI AMI suona lui la risposta nella maggior parte dei casi è una faccia impreparata. Poi aiuti la descrizione dicendo che è quello di “Groovejet”. E poi raggiungi l’orgasmo del racconto con: “quello di parapapapaaa why does it feel so good”. E’ stato il dj set più pettinato del MI AMI 2008, quello che traccia la spessezza vaginale al cui interno hanno sborrato casse e synth gli altri due set devastanti. Polire il clubbin’ col cespuglione in testa. MI AMI 2008: meno spillette, più Spiller! // Wad

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