Palco Pertini - MI AMI 2008 Live report, 08/06/2008

17/06/2008

500 battute a band per raccontare cosa è successo sui palchi della prima edizione del MI AMI ANCORA. Una carrellata di live raccontata da: Michele 'Wad' Caporosso (Wad), Faustiko Murizzi (Radio), Elisabetta De Ruvo (EDR), Sandro Giorello (SG), Carlo Pastore (C-Pa), Stefano 'Acty' Rocco (Acty)



BUGO

(Foto di Marco Becker)

Sale sul palco con quello che lui definisce un poncho eppure sembra una copertina. Bugo che interpreta lo spirito del tempo e delle mode. Bugo che se ne frega. A guardarlo da lontano, conoscendolo, sembra che sia diventato più fighetto. E invece, forse, finalmente Bugo ha trovato la sua dimensione. Non è troppo elettronico, non è troppo suonato. Esce per quello che è: un grande songwriter. Mentre canta, accompagnato da una band di tre orsetti, lascia che la musica e le parole scorrano fluide. Battisti è lì e non l'abbiamo mai dimenticato. Bugo invece chiude la carrellata dei concerti live del MI AMI 2008 come ce lo aspettavamo. Da fuoriclasse. // C-Pa

THE MOJOMATICS

(Foto di Clara Tortato)

Li avevamo lasciati in due, li ritroviamo in tre. Pensavate di conoscerli? Sono sempre più perfetti. Nella loro mise con camicia nera + pizzo + rayban wayfarer + jeans nero rappresentano alla grande il clichet. Ma non è fuffa per i pub. Se prima si trattava della miglior garage band italiana, ora la nuova formazione li esalta allo stato massimale, con una pacca sonora massiccia e una scrittura rodatissima. Forse perdono in peculiarità -- ma che botta! E che stile. Pedale sull'accelleratore e le mani che svisano con più libertà. Così si fa il vecchio e caro rock'n'roll! // C-Pa

TRUCEKLAN

(Foto di Clara Tortato)

Metalcarter sul palco del MI AMI è una sorta di dimostrazione per assurdo. Un viaggio extracorporeo nella mente di una micro-icona della cultura metropolitana contemporanea. Come un antieroe di una storia horror, Marco interpreta un personaggio scabroso e decadente. Senza schemi, senza tecnica. Non ha punti di riferimento e decompone ogni ipotesi di musicalità, stuprando il rap fino allo sfinimento. Sul palco non porta nemmeno le basi, canta direttamente sui brani del disco. E bestemmia, impreca, gesticola, suda. Qualcuno resta attonito, qualcun altro inorridito. Alcuni invece cantano entusiasti parola per parola. Questo è Metalcarter, uomo simbolo. A voi stabilire di cosa. // Acty

UOCHI TOKI

(Foto di Marco Becker)

Per prima cosa i suoni: le basi – bordate noise alla Merzbow - ti arrivavano dritte in pancia; la voce si sentiva perfettamente, parola per parola. Poi i testi: discorsi seri, pesanti, cervellotici e nonostante tutto divertenti (un po’ come leggere Adorno a fumetti). E in fine il pubblico: ad ogni pezzo un boato, e tutti ne volevano ancora (loro rispondevano che non era un concerto rock e che non facevano canzoni a richiesta). Gli Uochi Tocki sono stati una delle sorprese più belle – e inaspettate - di questo MI AMI. // SG

SIKITIKIS

(Foto di Elisabetta Bellosta)

Punto primo: non mi piacciono i Sikitikis. L’ho scritto, lo confermo, non mi piacciono. Detto questo, faccio un passo indietro e mi rimangio parzialmente la parola: i Sikitikis dal vivo sono davvero, ma davvero, molto bravi. Prendono possesso del palco Pertini con il loro pop rock poliziottesco e non resta che applaudirne l’esibizione. Le canzoni continuano a non convincermi, ma bisogna togliersi il cappello di fronte al loro concerto. Non solo tecnica egregia e presenza scenica, ma una naturalezza interpretativa che molte band dovrebbero prendere ad esempio. Li avevo maltrattati nella recensione. Stavolta hanno vinto loro. // Acty

FRATELLI CALAFURIA

(Foto di Paolo Proserpio)

Non era nei miei programmi seguire lo show del terzetto milanese, ma mi soffermo mentre faccio gli onori di casa a un gruppo di amici. Il muro di suono della band colpirebbe d'altronde anche i più distratti, pur trattandosi di soluzioni sonore di certo non inedite. Mi tocca quindi spiegare agli amici profani che roba facciano 'sti tizi... rispondo che alla fine si tratta di hard-core ma non é certo di scuola Dischord! A loro frega un cazzo, son presi bene e rimangono incollati ad ascoltarli. Non fanno per me ma bravi, non poco... // FM

OJM

(Foto di Paolo Proserpio)

Dopo la pubblicazione del “Live in France”, i 4 veneti approdano al MI AMI per la prima volta. Dopo il temporale pomeridiano, tocca a loro scaldare gli animi, infreddoliti e appartati verso l'interno del Magnolia. In solo mezz'ora scatenano la furia del loro vibrante stoner e la platea sembra gradire senza però - ça va sans dire - scomporsi più di tanto. Ma gli Ojm non dermordono, macinano rock'n'roll e sul finale si chiedono: “Italiani brava gente?” // FM

GRATURISMO

(Foto di Marco Becker)

Avevo ricevuto tempo fa un piccolo demo dei Granturismo. Dentro c’era qualcosa di speciale, di prezioso. L’equilibrio delicato di melodie semplici ed arrangiamenti vivaci. Una personalità vocale dal timbro inconfondibile. Una combinazione armoniosa di suggestioni e raffinatezze d’autore. Mancava però il testo folgorante, la parola commovente, l’immagine vincente. Sul Pertini i Granturismo confermano le mie impressioni, dimostrando la loro bellezza (anche in termini di presenza sul palco) ed i loro limiti. Ma forse quella dei testi è una pippa personale, perché in fondo i Granturismo, già così, potrebbero rivoltare i cuori di tantissime persone. E molti al MI AMI se ne sono accorti. // Acty

LA BLANCHE ALCHIMIE

(Foto di Marco Becker)

“Chi è quella con quei capelli biondi cotonati?” è la domanda che ricorre fin dal primo pomeriggio, sotto l’acqua. E poi “ma quello che le sta vicino non è uno dei Vera Crash?”. Si, lo è. Molti si chiedono cosa facciano insieme. Soltanto il cielo non se lo domanda e continua a mandar giù acqua. Fin quando le nuvole decidono di aprirsi e lasciar spazio al duetto de La Blanche Alchimie. Voce e colori elettroacustici. A metà tra romanticismo anni sessanta e cantautorato postmoderno. Molto vocale, molto suggestivo. Elegante e passionale. Un progetto ancora in nuce, ma da quel che si è visto sul Pertini promette bene. // Acty

CONGOROCK

(Foto di Marco Becker)

Rocco lo conoscevo da prima che si scoprisse tropical-congo e affinasse un set degno di seguire la scia di Bloody Beetroots, party-friends e fashionvictim. La domenica del MI AMI si è chiusa con l’inevitabile difficoltà emotiva delle cose belle che finiscono, agevolata però da una cross in area tech-facile di Congorock. Con remix di pezzi come “Simon Says” di Pharaohe Monch o “Smack my bitch up” dei Prodigy. Insomma cerniera semplice ma violenta. E un delay che a tutto oggi risuona nell’aria: ancora e ancora. // Wad

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