Palco V (Vite Violente) - Il Sorpasso Live report, 26/09/2008

20/10/2008

500 battute a band per raccontare cosa è successo sui palchi della prima edizione de Il Sorpasso. Una carrellata di live descritti da Elisabetta De Ruvo (EDR), Sandro Giorello (SG), Faustiko Murizzi (FM), Francesco Saliola (FS), Alex Urso (AU)



PAOLO BEVEGNU'

(Foto di Gerardina D'Errico)

Anche se non è ancora morto, di lui parlano sempre tutti bene e bisognerebbe invece parlarne anche male. E prima o poi succederà, ma non per stasera. Sostenuto alla perfezione dalla sua banda di capaci musicanti, Paolo Benvegnù svolge con convinzione il compito che si è autoassegnato: si strappa il cuore e lo offre sanguinante al pubblico. Che gradisce e canta. Deprecabile romanticismo démodé, che però lascia un segno profondo, specialmente con brani come "Amore santo e blasfemo" e "La peste". // FS

ZEN CIRCUS

(Foto di Sporco Impossibile)

Ormai l'Italia musicale dovrebbe averli conosciuti abbastanza per sapere che su un live degli Zen Circus ci puoi contare ad occhi chiusi. Ci puoi scommettere che non steccano, che anche se la serata non sarà il massimo loro non ti lasceranno col culo bagnato. Per natura. Per predisposizione alla musica e credo anche alla vita. Così a Roma salgono e fanno gli Zen Circus, quelli che amano la figa, quelli che amano la musica che rende la vita più bella e leggera. E la gente si affeziona e adora farsi ricordare che in fondo siamo un po' tutti figli di puttana. Nel loro piccolo sono degli eroi buoni, che mettono il sorriso e uno stupido benessere. // AU

ARDECORE

(Foto di Gerardina D'Errico)

A quattro minuti dal loro presunto inizio il batterista non si è ancora fatto vivo. Nessuno sa dov'è, il suo cellulare è spento. Tutto sommato sono tranquilli. A due minuti, il batterista arriva, monta i piatti, partono. Tranquilli, ovvio. Suonano rilassati, interagiscono con il pubblico. Sforano anche rispetto al tempo loro concesso e si giustificano con un semplice "Ci dicono che dobbiamo smettere, allora rubiamo". Per mezzora sono stati i re del palco V. Forse l'unica mezzora tranquilla del festival. // SG

ALIBIA

(Foto di Gerardina D'Errico)

Tocca agli Alibia salire sul palco quando ormai il tramonto è avvenuto. Peccato per le poche luci sul palco (che forse penalizzano appena il risultato complessivo), ma molta la voglia di cantare nel poco tempo a disposizione. I ragazzi presentano alcuni brani estratti da "Tra tutto e niente", mentre fra il pubblico un incuriosito Paolo Benvegnù ascolta e segue attentamente. Il momento più bello è però in chiusura, quando tocca alla cover di "Dicitencelle Vuje" in una versione che lascia stupiti e incuriositi. // FM

EILDENTROEILFUORIEILBOX84

(Foto di Sporco Impossibile)

Qualcuno ve l'aveva suggerito. Da non perdere dal vivo. Di gente ce n'era a seguire il nostro consiglio, tra i "cioè?" e gli "allora?". Ma la doccia sonora ormai aveva fatto le sue vittime. "Omotal" s'è scisso, dilatandosi in pezzi che verranno, tra la voce che proveniva dalla batteria e le urla di un chitarrista invasato, sotto lo sguardo sbilenco del bassista. Con la gente ancora a chiedersi: "ma quindi?". Se si guardava bene tra il vuoto delle persone, uno Zappa benevolo avrebbe saputo rispondere. // EDR

POPPY'S PORTRAIT

(Foto di Sandro Giorello)

Ormai è noto, se sei il gruppo che deve aprire il festival puoi fare in due modi: portarti un pubblico numeroso di amici o fregartene e alzare il volume degli amplificatori. I Poppy's Portrait hanno scelto il piano b: un basso motorpsichico, chitarroni e urla psichedeliche. In 20 minuti hanno suonato 5 canzoni e sgomberato il palco, lasciando il pubblico a bocca aperta. Rock'n'roll sparato e incendiario. Peccato che il momento sia stato breve. Valeva la pena esserci. Bravi. // SG

SANGUE DISKEN

(Foto di Andrea Borraccino)

Atmosfera da club privato ed atteggiamento disinvolto. Loro sul palco semplicemente sono i Sangue Disken che mettono musica elettronica, nel senso più aperto e flessibile: spunti già usati e riciclati, reinterpretati con tecnica e personalità. Nemmeno alzano lo sguardo. Nemmeno contano chi c'è. Bevono, fumano, anonimi interpreti di una scena elettronica italiana in movimento. Attacchi violenti, rumori alle orecchie e bum bum nello stomaco. E quindi è vero: tempi duri, culetti sodi, musica arrabbiata con l'atteggiamento strafottente di chi macina beat nel modo più cazzuto e fottutamente snob. // AU

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