Palco V (Vite Violente) - Il Sorpasso Live report, 27/10/2008

20/10/2008

500 battute a band per raccontare cosa è successo sui palchi della prima edizione de Il Sorpasso. Una carrellata di live raccontata da Michele 'Wad' Caporosso (Wad), Simone 'Strummer' Cosimi (SSC), Sandro Giorello (SG), Elisa Orlandotti (EO), Stefano 'Acty' Rocco (Acty), Francesco Saliola (FS), Sara Scheggia (SS), Claudia Selmi (CS)



GIARDINI DI MIRO'

(Foto di Sporco Impossibile)

Non mi sono mai piaciuti i Giardini di Mirò. Mai. Ormai è difficile cambiare quest'idea, se non fosse che di fronte c'è una realtà che mette in difficoltà le mie motivazioni. Perchè la storia parla di canzoni a cui tante persone hanno affidato emozioni. Di una credibilità rara. E di un modo di stare sul palco che solo le band internazionali possono permettersi. Anche al Sorpasso i Giardini trasformano le loro strutture circolari in un magnifica colonna sonora che incanta e riscalda il freddoloso parco dell'Eur. A me non piacciono, ma non datemi retta. Ed applauditeli. Se lo meritano. // Acty

SETTLEFISH

(Foto di Glasshouse)

Sicuri del fatto loro, salgono sul palco grande del Parco Rosati con un sacco di gente sotto, sparsa nel prato, che ancora una volta li applaude e li ascolta. E loro li accontentano, sparando i colpi dell'ultimo "Oh, Dear!", aggiungendo qualche vecchia gloria: pacchetto completo e compatto, tutto a raffica senza concedere la minima sbavatura. Tutto condensato dal piglio di serietà mista ad esecuzione concentrata, ma carichissima, che li contraddistingue. Che poi, si vede, i primi a divertirsi sul palco sono loro. // SS

MINISTRI

(Foto di Glasshouse)

Questo è il rock italiano di oggi (o di domani?). Sputa sangue come le parole – ma soprattutto gli argomenti, un mix di macigni e velleità dell'oggi – dei Ministri, avvolti in quelle divise da ussari. "Bestie che si vestono", come dicono di sé stessi. Al Sorpasso salgono sul Vite Violente quando c'è già parecchia gente ad acclamare i loro ululati sui soldi che sono finiti e sul diritto al tetto. Il punto è che dal vivo, se possibile, sono ancora meglio: sono in tre, sembrano in sei e macinano come ossessi una musica che credevo estinta. Riescono a scaldare anche i romani. Una folgorazione. // SSC

MASOKO

(Foto di Gerardina D'Errico)

Il richiamo delle note inconfondibili dei Masoko mi porta sotto il palco Vite Violente giusto in tempo per il secondo pezzo. Loro, strabordanti di eleganza, rigorosamente privi di sorrisi, sferzanti di energia, si concedono al pubblico e si offrono ai fotografi. Melodie ruffiane, suoni grezzi, testi pensati e brillanti per un mix forte e coinvolgente che fa canticchiare e muovere le gambe nelle prime file. Gioia, ebrezza, "Savoir Fair" e "Comfort", starei ad ascoltarli per delle ore…// EO

SUPERPARTNER

(Foto di Gerardina D'Errico)

Il mio incontro con Rosita avviene che lei si sta mettendo le calze nere, la gonna retrò e un maglioncino-poncho giallo canarino abbinato agli orecchini e ai bracciali, e al caschetto. Mi parla un po' in leccese del freddo e della sua mamma, e mi rapisce. Poi vado a vederli, i 6 superpartner, e riempiono le luci bagnate del tramonto con i loro rosa Chic and shine e i cori di lei e F. Lanferdini che flirtano in inglese, un po' chanteurs un po' elettro-pop. E leggeri leggeri ci portano lontani. // CS

CAT CLAWS

(Foto di Glasshouse)

Se devi essere derivativo, almeno fallo bene. E questo il quartetto romano lo ha capito perfettamente e lo fa con personalità. Teoricamente fighetti, tendenzialmente fichi, ma con un'ironia misurata che li allontana dallo stereotipo indie-snob. Anche se il loro suono live manca della rotonda compattezza del disco, i Cat Claws sanno stare sul palco. Suonare, cantare, ammiccare, raccontare. Storielle minime confezionate come caramelle power-pop primissimi Novanta. Leggeri, piacevoli, credibili. // FS

THE SHADOW LINE

(Foto di Andrea Borraccino)

Poteva non mancare la pioggia? Quattro del pomeriggio, i The Shadow Line sono pronti a partire, arriva una acquazzone e siamo obbligati ad interrompere tutto. E' un via vai di tecnici che fanno il possibile per coprire i macchinari e asciugare il palco. La band rimane praticamente immobile, concentratissima. Poi dal mixer danno il via e loro sparano 20 minuti di indie rock potentissimo ma senza sbavature. Puliti e precisi, con quel poco di attitudine patinata che non guasta mai. Complimenti davvero. // SG

SPILLER

(Foto di Barnaba Ponchielli)

Ci si vuole bene al giorno d'oggi. Spiller, sempre più alto, cresce pure nel suono. E Nano Rec sa. Faceva freddo a Roma durante il Sorpasso. Dura poco il dj set di Spiller. Quattro dischi. Giusto il tempo di un cocktail e poi bisognava stare al chiuso a fare i pazzi con Shirt vs T-Shirt. Poco importa. L'esperienza di Spiller non ha bisogno di racconti psicoanalitici o descrizioni art dance. E' un fatto di beat. Al solito. A volersi bene con la cassa. Big Beat. Così caotico negli anni novanta, così elegante e nerd-chic oggi. // Wad

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