Carmen Consoli - Palermo - Velodromo Paolo Borsellino Live report, 27/07/2003

19/08/2003 di Alberto Giuffrè



C’era una volta, circa dieci anni fa, una ragazza di Catania che girava l’Italia su una vecchia Panda tutta scassata, con il solo scopo di fare conoscere la sua musica. E come nelle migliori favole questa ragazza di nome Carmen riuscì nel suo intento diventando “la cantantessa” oltre che una donna con la d maiuscola. Senza la Panda ma con la stessa grinta ogni tanto questa ragazza ritorna in Sicilia e fa quello che le riesce meglio fare ovvero suonare senza stancarsi mai insieme ai suoi fidati musicisti. E’ quello che ha fatto domenica scorsa al velodromo Paolo Borsellino di Palermo in occasione del festival Sonica. Ad allietare la torrida serata nell’attesa che Carmen salga sul palco ci pensano una bella spruzzata d’acqua sul pubblico e un breve live set della Bandabardò. Il folk-rock del gruppo conquista il pubblico con il ritornello di “Beppeana” che è quasi un inno: “Attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità”. Quando Carmen sale sul palco è semplicemente la cronaca di un delirio annunciato, con gli ottomila del velodromo che cantano in coro le varie “Masino”, “Fiori D’arancio” e “Parole di burro”. Ma per gran parte del concerto c’è poco da canticchiare con leggerezza. Dal palco fanno capire che è pur sempre un concerto rock. I volumi sono sparati, distorsioni ed effetti che è un piacere con basso e batteria a dettare il tempo. La cantantessa fa il resto con la sua personalissima voce, alternando l’ormai celebre fender color rosa (fatta apposta per lei) alla chitarra acustica che a tratti suona in stile Ani Di Franco. In due ore abbondanti di concerto Carmen propone il meglio del suo repertorio aprendo parentesi acustiche per le ballate e proponendo con nuovi arrangiamenti alcuni brani come “Venere” e “Per niente stanca”. Da segnalare nel momento dei bis una “Mulini a vento” dedicata a Falcone e una “Geisha” in cui la cantantessa regge da sola - insieme a basso e batteria - il peso della scena, concludendo faccia a faccia con il suo amplificatore con la fender che fischia. Con Carmen Consoli non esistono mezze misure. O la si ama o la si odia. Ma l’aspetto interessante è che ad amarla e odiarla è comunque un pubblico fatto da persone completamente diverse l’una dall’altra. Carmen è amata tanto da quelli che godono per una bella schitarrata quanto da coloro che si innamorano del motivetto orecchiabile passato in continuazione dalle radio. Carmen è odiata da quelli che non ne sopportano la voce e il suo stile molto personale quanto dai rocker radicali che si sono sentiti traditi soltanto per averla vista sculettare sul palco del Festivalbar. Che poi, parlando sinceramente, chi è che non è mai stato ospite da uno zio antipatico da cui si va soltanto per dovere. Ma Carmen è completamente ignara di tutto ciò, perché continua a fare quello che le pare. Dai teatri ai piccoli locali europei, dalla tv ai palchi degli stadi il suo messaggio è unico, cambia solamente il modo di diffonderlo. Eppure alla fine della serata quello che rimane in testa è sempre il ritornello: “Attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità”. Ma sono sicuro che Carmen apprezzerebbe questo sgarbo finale.



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