Le canzoni di Paolo Villaggio: un ricordo di quando scrisse per Fabrizio De Andrè

03/07/2017 di

Si è spento all’eta di 84 anni Paolo Villaggio. È stata una delle più grandi figure comiche italiane: è diventato popolare con il personaggio di “Fantozzi”, il cui primo episodio arrivò nelle sale nel 1975 e a cui seguirono moltissimi altri film di successo. Se Villaggio è noto al grande pubblico per il suo lavoro d’attore - sia al cinema che a teatro - in pochi sanno che ha avuto anche una breve carriera discografica.

Dal ’71 all’86 ha pubblicato alcuni singoli dedicati ai suoi film, “La ballata di Fantozzi/L’impiegatango”, "Fantozzo/Banda Fantozz”, “Grandi magazzini/Hapinesse” e due album: “Giandomenico Fracchia”, dove raccontava le avventura di Fracchia, uno dei suoi personaggi più noti, e "Fantozzi contro tutti”, le cui musiche sono state composte da Fred Buongusto.

Molti anni prima, però, si era cimentato come autore aiutando l’amico Fabrizio De Andrè a scrivere due canzoni, poi pubblicate nel 1963 sullo stesso quarantacinque giri: “Il fannullone” e “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”. Su quest’ultima uscì anche "La vera storia di Carlo Martello”, edito nel da Dalai nel 2011. Nel libro Villaggio racconta come la canzone sia nata una notte in cui De Andrè aveva perso una scommessa ed era stato costretto a mangiare un topo morto: “Fabrizio è pallidissimo: 'Passatemi la chitarra', dice, 'suonicchio un po', così mi passa...'" - scrive Villaggio - "Tocca le corde, plin plin... "Che bello questo motivo", dico io, "sembra una musica trovadorica". Fabrizio mi guarda: 'Tu che sei un patito di storia medievale, aiutami a scrivere le parole'. E cominciamo. Re Carlo tornava dalla guerra / lo accoglie la sua terra / cingendolo d’allor...". 

"Carlo Martello", per via delle sue influenze medievali, era sicuramente una canzone atipica per il periodo: “Quella che venne fuori era una canzone troppo atipica per gli standard dell’epoca” - ricordava Villaggio in un’intervista concessa a Gino Castaldo in occasione del decennale della scomparsa di De Andrè - “Era rivolta a un target diverso da quello delle canzonette che giravano, così pensammo di portarla a Milano a Nanni Ricordi, l'unico discografico illuminato che conoscevamo”. Ricordando Faber, invece, Villaggio lo dipingeva com un uomo “allegro, divertente, paradossale, disposto a cose molto normali. L'hanno confinato in quella zona, sono soprattutto i nuovi amici di allora, che allora non c'erano, che se lo ricordano così, non tanto allegro, ombroso, invece aveva una voglia di comunicare assoluta, e col tempo ce l'ha fatta”.

Tag: cantautore morto

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