Marlene Kuntz - Parco Nord - Bologna Live report, 13/03/1999

13/03/1999 di Mirko Manfredini



Teatro dell'evento è un ampio tendone nell'area Parco Nord in zona fiera a Bologna (se qualcuno ha saputo arrivarci direttamente e senza problemi, o c'era già stato o è un genio).

Preferisco sorvolare sulla ridicola (ed inutile) perquisizione che ha interessato chiunque varcasse la soglia, amena usanza a cui il popolo rock è avvezzo. Sono qui per parlare di una serata in cui i presenti (non pochi) hanno potuto condividere sudore ed emozioni di fronte ad una band che ha saputo prendere le distanze dalle mutevoli e spesso opportunistiche attitudini dell'universo rock, e che quando suona mira direttamente al profondo.

Palco come al solito molto semplice, sul cui sfondo un telo consente ad un gioco di luci di disegnare con colori cangianti l'inquietante immagine delle spore, del tutto simile a quella presente sulla copertina dell'ultimo lavoro. Durante l'esibizione i faretti che illuminano i componenti del gruppo ne proiettano le ombre sul tendone creando, credo involontariamente, un effetto molto suggestivo. L'acustica è buona, e la voce di Godano è meno sovrastata del solito dal muro di suono prodotto dagli strumenti.

Il concerto si apre con L'abitudine, seguita da Ineluttabile, struggente e maestosa. Di tutto rispetto la scaletta: da "Catartica" vengono riproposti 1°2°3°, l'immancabile Nuotando nell'aria (con relativi cori, tributo pagato da ogni concerto), Lieve, Merry X-mas, Sonica; diversi anche i brani ripresi da "Il vile": la straordinaria forza poetica ed evocativa di Ape regina, la sofferta Come stavamo ieri, L'esangue Deborah, Cenere. Presente in gran parte l'ultimo album: Infinità, Il naufragio, eseguita con grande efficacia, Una canzone arresa, L'odio migliore, Un sollievo, comprensibilmente uno dei momenti più ispirati della serata. Il fatto che siano rimasti fuori pezzi "storici" come Festa mesta e Retrattile (sob) la dice lunga su quanto sia ormai vasto il repertorio della band e sull'intenzione di evitare una uniformità nelle diverse date del tour. L'esibizione si chiude nello scontato bis con la tiratissima Sonica e In delirio, dove Godano getta tutte le residue energie. I quattro salutano, e il pubblico continua a cercarli insistentemente, tanto che anche chi si è già diretto verso l'uscita si ferma per un attimo nella vana speranza di vederne riapparire le sagome.

Non sono la persona più adatta per avventurarmi in considerazioni propriamente tecniche, posso comunque affermare con certezza che i Marlene sanno suonare ad un livello qualitativo decisamente alto. Inutile poi confermare ancora una volta la loro imponente presenza scenica.

C'è chi accusa Godano di smodato protagonismo, a me pare invece che da parte sua ci sia un grande pudore ad esprimere sé stesso al di fuori del palco, unico momento in cui è capace di rappresentare con devastante intensità un disagio esistenziale colmo di tormento, sdegnoso furore, sensazioni viscerali ed impronunciabili verità, ma anche di momenti di penetrante commozione.

Non volevo che alla fine questa risultasse un'apologia, mi è stato impossibile. Considerato che la band cuneese è già sufficientemente celebrata, ben vengano anche le critiche; almeno per ora, scusatemi, non da me.

Esperienza insegna che le troppe mitizzazioni non fanno mai bene, a partire proprio da chi ne è oggetto. Resta il fatto che i MK esprimono una dignità artistica, ma, consentitemi, anche intellettuale, che è patrimonio di pochi.

Si sottolinea spesso l'innegabile contiguità di suono tra MK e Sonic Youth. Evidentemente il gruppo piemontese ha ereditato da Mr. Moore e soci anche intelligenza e coerenza non comuni, di cui il recente "Ho ucciso paranoia" costituisce il definitivo sigillo.

Cos'altro dire? MK a tutti.



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