PASSAGGI SONORI: Piobesi D'Alba (CN) Rubrica

29/12/2008 di

E' la rubrica del RockitMAG dove i nostri collaboratori dedicano un racconto alla loro città o alla loro regione. Ci si mette le cuffie e si viaggia. Musica, immagini, impressioni. Riscrivere l'intorno, possibili percorsi, fluidi attraversamenti. Tratto dal numero #43: Sandro Giorello descrive Piobesi D'Alba, piccolo paese della provincia di Cuneo.



Lo so già quello che accadrà. Vengo svegliato dal suo culo che si muove. Lei si alza. Io capisco. Se ne esce in mutande, alla mia domanda "dove vai?" non risponde. Capisco che non sarà un buon mattino oggi. Capisco che, appena uscita da quella porta, per me, ci sarà ben poco da arrovellarsi e quindi basta con tutto. Tanto tra poco prenderò il treno e me ne tornerò in Piemonte, sarò immerso in paesaggi color nocciola e bianco neve (mio padre dice che ha nevicato parecchio). Mi ricordo, però, solo adesso, che abbiamo iniziato a baciarci in bagno. Che i suoi vestiti sono lì e che non le serve ritornare in stanza per salutarmi. Sento la porta d'entrata che si apre e si chiude veloce. E' uscita, porca vacca.

InutilecrederechelaplaylistdelmioIpodfacciaqualcosapertirarmisù l'ho fatta la scorsa settimana mentre ero sul bus e aspettavo i soliti 5 minuti al capolinea. La quarta traccia è "In amore con tutti" dei Tre Allegri Ragazzi Morti. "Il sesso complica". Ma vaffanculo.

Il treno è buio, fuori è talmente nero che non si capisce nemmeno se ci stiamo muovendo o se siamo fermi. Metto l'ultimo di Paolo Benvegnù. Ascolto e riascolto il disco. Quando per l'ennesima volta riparte "La Schiena" – "tutti i respiri che ho sono per te" – di colpo rivedo il culo, la schiena, la testa, i capelli raccolti, la porta. Ma anche il suo labbro inferiore, gli occhi, il suo respiro che mi appannava gli occhiali. Ma ormai sono a casa. Quasi in perfetto orario.

Non vedo più, non sento quest'ansia di arrivare sul tuo ventre caldo
(da "Il Nemico", Paolo Benvegnù).

Questo non vuole essere un racconto cinico su Piobesi, il paese dove sono nato e cresciuto. Inutile dire che c'è della rabbia nei confronti di questo buco di culo e dei suoi – secondo le stime attuali – circa 1.300 abitanti ma è meglio chiarirlo subito: è lo stesso tipo di odio/amore che provi verso i legami forti, quelli che si rompono difficilmente o non si rompono mai. Quando i miei hanno comprato la casa, una trentina di anni fa, a Piobesi c'erano circa 450 abitanti. In tre decadi la popolazione è quasi triplicata, mio padre dice che Il sole 24 ore aveva scritto – non si ricorda di preciso in che anno - che eravamo il paese con più nascite in Italia. La cosa mi stupisce parecchio. A me sembrano sempre le stesse persone. Piobesi è sempre stato il presente. Non riesco a immaginare un passato guardando queste case. Sembrano costruite da un paio d'anni al massimo. E poi non riesco ad immaginarmi un futuro. Ovviamente ogni volta che torno a casa mi sembra che nulla sia cambiato di una virgola.

"E a questo punto i tre quarti del pubblico cominciarono a fischiare, a gridare: Ogni cosa a suo posto, quest'uomo è nel posto sbagliato!"
(da "L'Ultimo Discorso Registrato", Francesco De Gregori)

La canzone che ascolto di più durante queste vacanze di Natale è "L'Ultimo Discorso Registrato" di De Gregori. Musicalmente assomiglia a "Walk On The Wild Side" di Lou Reed. Sembra una canzone fatta apposta per descrivere la vita da adolescente qui. "Ed era l'ultima guerra e il primo amore, miti tranquillizzanti, forse droghe pesanti". A Piobesi non vivi – o vivi difficilmente - se non ti droghi di qualcosa. Senza uno stimolo che ti faccia sentire speciale ti annoi. I piccoli paesi sono "trincee di lusso". Sono posti dove l'immaginazione riesce a liberarsi con facilità. Imbastisci e combatti le tue guerre immaginarie. Essendo spesso circondato da pragmatismo applicato sul campo – i contadini - ci metti poco anche a trovare i tuoi nemici ideali. Ti accampi sui balconi. Spalanchi le finestre e tiri bombe alla "Metal Machine Music" di Lou Reed o alla "Bromio" degli Zu o alla "Aaltopiiri" dei Pan Sonic. Ti nascondi nella nebbia o tra i vapori del mosto che escono dai tombini. Spari sguardi di ostilità. Aspetti continuamente un nemico invisibile, un po' come i soldati de "Il Deserto Dei Tartari". Da adolescente mi divertivo così.

"There's a light than never goes out"
(da "The Light 3000", Schneider TM rmx
)

Adesso guardo la neve che cade, ascolto musica elettronica perché devo fare un cd ad un'amica, aspetto messaggi sul cellulare. Certo non ci resisterei più di un mese ma mi piace stare a Piobesi, ora. Ho fatto pace. Ho scoperto locali nuovi. Una volta ho anche visto un concerto dei Ministri nel circolo Arci del paese vicino. E poi d'autunno c'è una luce bellissima e tutto diventa magenta e marrone scuro. E adesso certe malattie di paese mi fanno sorridere. Ad esempio: qui uno deve per forza ritornare da eroe - diventando un famoso giornalista/imprenditore/personaggio sportivo o televisivo – pur di giustificare il tanto tempo vissuto nella "grande città". Mi fa lo stesso effetto di quella Ferrari parcheggiata davanti al bar per vecchi in mezzo alla piazza, ogni volta che si accende ha un rombo strano, sintomo che su queste strade il motore non lavora a dovere. Ormai mi piace anche l'enorme croce luminosa – costruita di neon e le cui bollette sono pagate da un piobesino a dir poco devoto - innalzata in cima a una delle colline davanti a casa mia. Sono posti, a loro modo, divertenti, dove la gente ama prendersi in giro. Un continuo gioco dell'"apparire banali ma credersi intelligenti". Un po' come gli Smiths (Nota 1). Farabutti cortesi, fantastici e falsi. Una lunga fiaba sulla mediocrità. Una storia d'amore tra due che non staranno mai insieme ma continueranno a vedersi. Un po' come me e la Lei delle prime righe. Un racconto inventato su un paese che, probabilmente, non esiste nemmeno.

Nota 1: E qui mi riferisco ad un racconto di Alberto Campo scritto per un libro fotografico dal titolo "Morrisey & the Smiths" (Arcana). Campo afferma che una delle cose che rendeva affascinate il gruppo era il conflitto tra canzoni così speciali (e di grande presa sul pubblico) e un'immagine così comune. L'esempio lampante è Morrisey, persona di un egocentrismo assurdo ma che si vestiva nella maniera più anonima possibile.



Commenti (2)

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  • Denise 31/12/2008 ore 01:56 @deniseproject

    Bello.Molto.

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