PASSAGGI SONORI: Sardegna (Dettaglio) Rubrica

30/04/2008 di

(Il mare - Foto di Sara Loddo)

E' la rubrica del RockitMAG dove i nostri collaboratori dedicano un racconto alla loro città o alla loro regione. Ci si mette le cuffie e si viaggia. Musica, immagini, impressioni. Riscrivere l'intorno, possibili percorsi, fluidi attraversamenti. Dal numero #35, Sara Loddo descrive la sua Sardegna.



Ogni rientro a casa è come un viaggio attraverso la macchina del tempo: è quasi impossibile camminare per le strade e guardarsi attorno senza tornare indietro.

Ritrovo una me stessa più inquieta, più ingenua, delle volte più cupa. Sheela-na-gig: Pj Harvey canta con una delle voci più sensuali che abbia mai ascoltato e io cammino con maggiore leggerezza. Lei urla anche per me. Fra le case basse del mio paese sprofondo nell'adolescenza. Case grigie, ma anche verdi, gialle e rosa a contornare strade piatte e tranquille e un cielo azzurro talmente ampio da non sembrare reale.

Con "Pier Paolo" i Blonde Redhead danno una scossa ai miei pensieri, veloci immagini si succedono: facce vicine e lontane, episodi passati, sguardi incuriositi, paura di scoprire e farsi conoscere, voglia di sorprendere, distinguersi, sentirsi unici, appartenenti a qualcosa di speciale, parole importanti, compilation casalinghe, la piazza divisa in zone, il "nostro" posto, lo scorrere delle amicizie, la depressione pazza di gruppo, vino e sigarette fra le panchine e gli alberi dietro la stazione dei carabinieri, i primi concerti. Tanti anni sovrapposti, tante persone ormai cresciute, tante parti di me proiettate nei loro sguardi e nelle loro parole. Tutto ciò aveva qualcosa di irrazionale e magico, era l'adolescenza in un paese di provincia. "What do you want?": ci vuole Kim Gordon per concludere il mio vagare fra queste strade troppo familiari, come se non avessi mai smesso di camminare qui, come se continuassi lo stesso percorso attraverso il succedersi degli anni. Fuori di qui, non più a piedi, non più sola. Mettiamo su qualcosa di più vitale, qualcosa che meglio si adatti al viaggio. Partono gli Eagles Of Death Metal, la numero 12 di "Love Peace Metal" mi fa impazzire. Sedile e cintura sono di intralcio, perché "Whorehoppin (Shit, Goddamn)" è tutta da ballare. Purtroppo finisce subito. Decido di sentirla un'altra volta.

Il paesaggio cambia in fretta dietro il vetro, in lontananza le montagne alternano vesti verde scuro e carta da zucchero, apparendo più vicine di quanto non siano realmente. Non posso fare a meno di vedere un ragazzo molto giovane, alto, con la carnagione chiara e degli occhi azzurri bellissimi, andare avanti e indietro fino ad una miniera imprecisata. Uno sguardo dolcissimo che ti si insinua nel cuore per rimanerci tutta la vita. "Drivin' on 9" delle Breeders mi culla. Sotto si succedono i tetti di piccoli centri abitati e i vigneti arsi dal sole di fine agosto. Aumento il volume e "Auto Pilot" dei Queens Of The Stone Age si materializza, quasi fossi sola in macchina, mi concentro sul paesaggio: vicino alla strada i fichidindia si alternano a cespugli decorativi dai fiori rosa acceso, mentre in lontananza comincia la tipica contorsione degli olivi, segno che non manca tanto alla fine del viaggio. Con "Nightmares by the sea" attraversiamo tre paesini quasi attaccati fra loro, dove qualche anziano seduto fuori dalla porta di casa si fa ipnotizzare dallo scorrere del traffico, cui contribuiamo. Ancora Jeff Buckley: "Yard of a blonde girls". Dopo gli oliveti inizia un groviglio di cespugli bassi che proseguirà, man mano più folto, fino al mare. Qui l'aria è diversa, comincio a sentire l'odore della salsedine.

Alla mia sinistra posso vedere ora una distesa bianca splendente: è la salina. Penso a quanto facilmente mi dimentico della sua esistenza, eppure è bellissimo esplorarla, camminarci sopra con la sensazione di poter essere trascinati al suo interno, per finire chissà dove, magari poter seguire il sale, che dal mare viene qui a farsi scaldare dal sole.

Proprio in questo momento parte "Hello? Is this thing on?" dei !!!. Dobbiamo decidere dove fermare la macchina. Attraversiamo con tranquillità il lungomare: a sinistra la spiaggia, semplice e bella come sempre. Insisto per non fermarci al primo posto libero, voglio estendere lo sguardo fino alle montagne di alghe alla fine della spiaggia, prima di affondare i piedi nella sabbia più sottile che possa esistere.

Oggi il mare è calmo. Mi avvicino al bagnasciuga: l'acqua è gelida come sempre. Penso che non sarà difficile abituarsi, quindi proseguo. Il fondale si inclina gradualmente, creando delle piccole vette, che permettono all'acqua di spostarsi dalle mie caviglie alle ginocchia e di nuovo alle caviglie, attraverso un gioco che prosegue per un po'.



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