I Patagarri: tutte le strade portano a MI AMI

Berlino, Londra, Parigi, Madrid e... Idroscalo di Milano: a maggio la band sbarca al festival dei baci, dopo un surreale tour in giro per l'Europa pieno di imprevisti e di busking selvaggio. Ecco il loro diario di viaggio su e giù per il continente

I Patagarri mentre fanno busking - tutte le foto sono di Arneaux
I Patagarri mentre fanno busking - tutte le foto sono di Arneaux
30/03/2026 - 16:13Scritto da I Patagarri

Date un briciolo di marciapiede a I Patagarri e non preoccupatevi: anche nel minimo degli spazi troveranno il modo di mettere in piedi uno show memorabile. Lo sa bene il pubblico di MI AMI che lo scorso anno li ha visti protagonisti di una performance circense e situazionista per le strade del festival, mentre in quest'edizione faranno un vero e proprio live sul palco. Questa loro capacità è diventata palese negli scorsi giorni anche al pubblico europeo, dove il gruppo ha avuto modo di esibirsi un po' dappertutto in un tour tanto concentrato quanto intenso, le cui immagini saranno al centro del prossimo videoclip de I Patagarri, in uscita a metà aprile.

Da Berlino a Madrid, da Londra a Parigi: le avventure vissute dai ragazzi in questo giro per il continente sono troppe per essere sintetizzate in un articolo. Noi abbiamo chiesto loro comunque di provarci: ecco il loro diario di bordo di una scorribanda europea difficile da dimenticare.

Giorno 1-2: Milano, Germania

Partiamo da Milano verso mezzogiorno e mezza con il carico di sano caos che ci contraddistingue. Già dal ritrovo si capisce l’andazzo: tra chi doveva essere in Centrale e chi è finito dalla parte opposta della città, in Piazza Udine (spoiler: Giovanni), iniziamo con quel piglio imprevedibile che ormai è il nostro marchio di fabbrica. Ci affidano il furgone più vissuto dell’Autocentro, un mezzo con il portellone già ammaccato che subito interpretiamo come un segno del destino: a nessuno verrebbe mai in mente di rubare dentro un furgone così "da battaglia".

Il viaggio verso Berlino è un’odissea tra neve e asfalto. Potremmo fermarci a suonare in qualche città di passaggio, ma la voglia di arrivare a Berlino è troppa, quindi tiriamo dritto. Arriviamo a destinazione alle tre di notte, esausti, dopo aver sbagliato strada un’infinità di volte e aver cercato invano di fare rifornimento ai distributori chiusi. La salvezza si presenta sotto forma di un kebabbaro in un paesino sperduto nel nulla che, incredibilmente, parla un italiano perfetto: ci rifocilla tutti e nove, accettando solo contanti e dandoci così il nostro primo, verace, benvenuto in Germania.

La domenica mattina ci svegliamo sparpagliati per la città, ospiti di amici che non finiremo mai di ringraziare, e ci fiondiamo subito a Mauerpark. È la Mecca del busking berlinese, un mix incredibile di bancarelle, vintage e vita urbana. Lì tiriamo fuori gli strumenti e iniziamo a suonare, improvvisando una promozione d'assalto per la nostra data al Frannz Club prevista per il 3 marzo. Tra un brano e l’altro Giovanni sventola fogli di carta urlando "ALMOST SOLD OUT!": la mossa funziona alla grande e l’interesse per il concerto sale alle stelle.

Dopo il secondo kebab della giornata, ci spostiamo verso il RAW-Gelände. Suoniamo su un ponte mentre il sole cala, in una cornice pazzesca, trasformandoci in un vero e proprio jukebox umano. I berlinesi iniziano a chiederci pezzi su pezzi e noi andiamo avanti finché abbiamo fiato, chiudendo poi la serata con una birra in uno skate park. Berlino ci sta accogliendo a modo suo, e a noi va benissimo così.

Giorno 3 - Berlino

Il giorno del live inizia con un giro in bicicletta per raggiungere il canale e fare l'ultima bascata mattutina sotto il sole. Ci sono un sacco di italiani e continuiamo a farci conoscere; tra un pezzo e l’altro ci regalano di tutto, dai pain au chocolat ai würstel. In mezzo a tutto questo conosciamo Pietro, un ragazzo di Berlino che viene a farci un po’ di foto.

Poi arriva il momento di caricare il furgone per andare al Frannz Club (spoiler: la giacca di Daniele andrà perduta per sempre proprio quella sera). Incredibilmente arriviamo al soundcheck in anticipo, sfidando ogni nostra legge interna. Prima del live, il solito "pranzo-cerimonia": spesa ignorante al supermercato, salse spalmate con le dita e panini improvvisati.

Il live è una bomba, un’energia pazzesca. Il locale è pieno con una marea di amici arrivati dall'Italia pronti a darci il loro supporto. Finire il primo vero concerto fuori Italia con quel calore ci dà una carica incredibile. Dopo lo show, per spezzare la catena infinita di kebab, ci concediamo un passaggio da Burgermeister per un round di hamburger e patatine, prima di finire la serata a fare "balotta" con la gente del posto. Andiamo a nanna (più o meno) distrutti ma felici, consapevoli che poche ore dopo ci dovremo rimettere in marcia. Berlino è archiviata, il tour è ufficialmente decollato.

Giorno 4: Travel day

Giornata intera passata dentro il furgone. Dopo un pit-stop in Olanda, ci concediamo una cena in un ristorante cinese dove un bicchiere d'acqua costa quanto un tesoro, ma il cibo è ottimo. Proviamo a corrompere la proprietaria suonando qualche pezzo per avere uno sconto, ma ci liquida con sei arance e tante foto, trattandoci inizialmente come degli accattoni e poi come celebrità. La serata si conclude in un ostello dove il nostro videomaker rischia di dormire in un cartone per strada per mancanza di chiavi, ma alla fine la sfanghiamo.

Giorno 5: Il confine, le "hot spot" dei fiati e l'arrivo a Londra

La mattina ripartiamo dopo una colazione a base di pain au chocolat e le uova sode "sequestrate" da Arturo. Diretti al traghetto verso Londra, la tensione è alta alla frontiera di Calais. Nell'impeto di aprire il furgone per i controlli, sbattiamo la portiera contro un ostacolo rompendola ulteriormente. Superato il panico per un permesso d'ingresso non accettato all'ultimo secondo, riusciamo a imbarcarci.

Mentre il resto della banda gestisce il furgone, il nostro "trittico dei fiati" decide di anticipare i tempi perdendosi per le strade di Londra alla ricerca di "hot spot" per il busking. Trasformano Soho e Chinatown in un set a cielo aperto, suonando addosso alla gente in modalità "busking mobile" e finendo persino in un pub portoghese a fare il putiferio. Dopo un fish and chips mangiato a Folkestone vista mare, ci riuniamo tutti a Londra. Grazie al fuso orario abbiamo recuperato un'ora di ritardo, celebrando l'approdo con il classico giro dei pub.

Giorno 6: Multe, il trionfo al Dingwalls e lo smarrimento di Giovanni

È la giornata in cui tentiamo un'impresa sconsiderata: fare busking al Millennium Bridge. Un diluvio ci ferma dopo due note. A Camden Town scopriamo che Londra non perdona: tra app per il parcheggio impossibili e security fiscale, collezioniamo due multe e zero buskate. Ripieghiamo su un pranzo a base di pollo aromatizzato in un backstage ridotto a un campo di battaglia, ma quando saliamo sul palco del Dingwalls tutto cambia: il pubblico è così caldo che per la prima volta facciamo un bis vero, scendendo e risalendo sul palco.

La vera perla arriva però al momento di lasciare il Regno Unito. Durante la traversata di ritorno da Dover a Calais, una volta attraccati, ci guardiamo intorno e ci chiediamo: "Ma dov'è Giovanni?". Non c'è. Con la security che ci intima di liberare il ponte dei parcheggi, dobbiamo scendere lasciandolo letteralmente sulla nave. Per fortuna, una volta a terra, un addetto impietosito va a recuperarlo in modalità "operazione speciale". Con Giovanni di nuovo a bordo, ci rimettiamo in marcia all'alba con un'altra storia assurda da raccontare.

Giorno 7 e 8: Parigi, il Louvre e lo sbarco a Barcellona

Partiamo all'alba per raggiungere Parigi. Torniamo a buskare al parco del Louvre, un posto che ci evoca grandi ricordi, e per un paio d'ore siamo acclamati dalla folla. Tutto va a gonfie vele finché, al secondo brano, la guardia del Louvre ci intima di smettere. Non ci arrendiamo: ci spostiamo in una piazza vicina e continuiamo a suonare fino a sfinirci.

Il viaggio verso Barcellona prosegue in treno. Arrivati a destinazione, dopo una discussione sull'opportunità di prendere i mezzi o un taxi, finalmente sbarchiamo in ostello. La serata si conclude in un ristorante di paella, dove cantiamo a cappella così male che il proprietario, per coprirci, alza il volume della musica mettendo i nostri pezzi. Da potenziali disturbatori a star del locale in un attimo, con tanto di "+1" alle visualizzazioni de I Patagarri.

Giorno 9: Prove in treno e la sfida dei "100 Montaditos"

Il viaggio da Barcellona a Madrid è all’insegna dello studio matto e disperatissimo. Arturo, con la laurea prevista solo due giorni dopo, decide di trasformare il vagone del treno in un’aula prove. La performance non va giù alla controllora, che ci blocca per mancanza di rispetto verso gli altri passeggeri nonostante le nostre improbabili proteste sul diritto al lavoro dei musicisti. Non ci perdiamo d'animo e pubblicizziamo il live tra i passeggeri, conoscendo una ragazza canadese appassionata di Lindy Hop che diventa quasi la nostra musa itinerante.

Arrivati a Madrid, la fame ci porta verso la catena "100 Montaditos". Quella che doveva essere una cena veloce si trasforma in una sfida epica: invece di scegliere i soliti panini, decidiamo di ordinare l'intero menù, dal numero 1 al numero 100. Lo scontrino è lungo un metro e il cassiere, visibilmente scocciato, non ci degna neanche di un applauso per l'impresa. Abbiamo mangiato fino allo sfinimento, regalando gli avanzi a un senzatetto.

Giorno 10: Incursioni a piedi nudi e il live di Madrid

Prima del concerto, Nicholas e Arturo tentano un’ultima mossa di marketing estremo: busking selvaggio davanti a una scuola di swing. Nicholas entra nella reception a piedi nudi, con il sax in mano, cercando di regalare biglietti ai ballerini, ma viene accolto con sguardi di puro disgusto dai gestori. Nonostante lo scetticismo dei puristi dello swing, ci dirigiamo alla venue per il live.

Il concerto a Madrid è puro calore, l'atmosfera quella giusta. A fine serata rimaniamo a fare "comitiva" con i fan, tra panini, partite a scopa e i soliti trucchi di magia di Pino con la cenere, che ormai sono un classico del tour. Andiamo a letto distrutti, pronti per la prossima tappa di questa follia europea.

Giorno 11: Odissea a Madrid e il grande bluff di Ryanair

L'ultimo giorno, quello del rientro, doveva essere il più rilassante del tour. Dopo giorni passati a macinare chilometri in furgone e treno, l’aereo da Madrid sembra una benedizione. Ma siamo dei poveri illusi.  Arrivati in aeroporto, inizia la vera sfida: i controlli Ryanair. Con i bagagli e gli strumenti fuori misura di un soffio, dobbiamo improvvisare.

Giorno 12: Rientro a Milano e lo spin-off della laurea

Atterrati a Malpensa, arriviamo a Milano stanchi morti ma sani e salvi. Non c’è nemmeno il tempo di disfare i bagagli perché il giorno dopo ci aspetta lo spin-off finale: la laurea di Arturo. Tra dischi africani e musicisti senegalesi, Arturo chiude il suo percorso accademico con un concerto incredibile e una festa che è la degna conclusione di questa follia europea. Il tour finisce qui, tra furgoni scassati, centinaia di kebab e palchi che ci hanno fatto sentire, almeno per un attimo, delle vere star. È stato un viaggio assurdo, e non vediamo l'ora di ricominciare con le date italiane.

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L'articolo I Patagarri: tutte le strade portano a MI AMI di I Patagarri è apparso su Rockit.it il 2026-03-30 16:13:00

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