Pay

Per i Pay oggi va proprio tutto bene (o ci prendono per il culo?)

La punk rock band varesotta torna dopo 4 anni con un disco dal sapore 90s, registrato in presa diretta. Irresistibile, come il muso di un carlino
25/02/2020 10:11

A casa mia è arrivato un vinile da collezione. Niente roba trovata negli scaffali nascosti dei negozi di dischi o cercata a peso d'oro su Discogs, è un disco nuovo, un LP costruito interamente a mano, con la fodera di carta da pacchi piegata ad arte, la maschera di un carlino comodamente indossabile (Ozy the pug), al suo interno la vera copertina con il carlino che ti guarda con gli occhi penetranti e il vinile bianco. Edizione limitata e numerata, gioia per i miei occhi. È il nuovo album dei Pay, intitolato sibillinamente Va proprio tutto bene, e il vinile è stato creato con l'artista Paolo Proserpio.

Nel caso non conosciate così bene la punk rock band del varesotto, i Pay sono il gruppo di mr. Grankio aka L'Ariele (voce e chitarra), dj storico di Rock FM e mr. Penguino (basso), coadiuvati volta per volta dagli Operai del RnR, di cui ha fatto fieramente parte a suo tempo anche quella sagoma di Auroro Borealo. Dal 1998 ad oggi hanno servito la patria proponendo un punk rock venato di ironia di quella che non sai mai se sono seri o se ti stanno prendendo per il culo e sono sopravvissuti alle major, alla musica alternativa coi testi ricercati, ai fake indie che parlano d'amore, ai successi radiofonici e alla musica di plastica, senza mai arrendersi alle mode del momento. Di sicuro non hanno iniziato adesso. 

Va proprio tutto bene è l'ottavo disco della band e racconta 10 storie in cui si parla dell'uomo più intelligente del mondo che si annoia a morte, di Milano e di Varese, dei cantanti che vi prendono in giro con le loro canzoni, della fortuna di essere triste e di altre cose buone. Nel mezzo, una cover di Girlfriend in a Coma degli Smiths in versione italiana (La mia ragazza è in coma), il tutto registrato in presa diretta, batteria, chitarra, basso e pedalare.

Il risultato? Qualcosa di antico e nuovo allo stesso tempo, un'anomalia nell'era della produzione pettinata e compressa, molto vicino agli esordi dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Un disco pieno di voglia di suonare, per esigenza, di rimanere attaccati alla propria diversità mentre là fuori tutti si omologano per saltare sul carro del tormentone.

D'altra parte, come potrebbe essere diversamente? La storia dei Pay parla da sé: Potevate Anche Ynvitarci, il loro primo album del 1998, vede la partecipazione di quel pazzo di Fatur dei CCCP e del chitarrista dei Punkreas, nel 1999 esce lo split con le Pornoriviste, il 2001 è l'anno di Provate Ammore Ynutile, con Rocco Tanica degli EELST, Superlove dei Julies Haircut e Davide Toffolo dei TARM, tutta gente a modo.

Altri graditi ospiti in Federico Tre e il Destino Infausto (2005), la prima punk rock opera italiana con il compianto Roberto "Freak"Antoni degli Skiantos, il mito di Alberto Camerini, Fabio Treves e Olly degli Shandon, fino all'EP incredibilmente eighties del 2008 Elettro'80 Punk Show e all'album del 2010 La ragazza col coltello, ispirato a un quadro dell'artista Diego Gabriele. L'ultimo album è di 4 anni fa: Canzoni per gente che non si fa più, un titolo manifesto.

Avviso ai neofiti: nei Pay non dovete cercare significati criptici, è tutto sotto la luce del sole, anche quando giocano di rimandi e indizi. È punk rock in italiano, un genere che non cambia mai, che è così come sembra anche quando prende strade diverse dal solito. Esce in streaming il 29 febbraio, il vinile è già disponibile, per i concerti ci dovrebbe essere la presentazione del disco il 6 marzo alle Cantine Coopuf di Varese, ma di questi tempi meglio seguire l'evento per capirne l'effettiva fattibilità. Va proprio tutto bene, no? 

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L'articolo Per i Pay oggi va proprio tutto bene (o ci prendono per il culo?) di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 25/02/2020 10:11

Tag: album

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