Pensiero stupendo al Circolo degli Artisti - Roma Live report, 28/04/2007

24/05/2007 di

(Cristiano dei Perturbazione - Foto di Marialuisa Villani)



Altro che digital divide. Quando è nata Rockit manco sapevo usare un pc. Sì, magari. Ne ignoravo proprio l’esistenza. Dieci anni dopo mi ci trovo dentro malgrado progressi minimi, testimone di una Cosa Bella che invece non smette di crescere e stupire. Mortacci ai magnifici 7 e a tutti gli altri, allora. Here’s to you, Rockit. Alle 22 passate il Circolo è semi-deserto. Semo romani, che ce voi fa’. No sbrago, no svago.

Becco subito Daretti, poi Borraccino e Cosimi. Due battute e mi affaccio dentro, dove un tipo smilzo con la barba è agli sgoccioli, mi diranno poi, di un set di 3 pezzi chitarra e batteria. Babalot. Mannaggia a me, ero curioso. Ecco Rocco al bancone in compagnia di Sonoamicodiacty, uno che quando sorride la gomma del ponte gli fa una pippa. Nel frattempo è arrivata la collega De Ruvo. Birra volante e attaccano i Carpacho!, mentre prende a raccogliersi pubblico. Buon segno: ieri erano amici, parentame, una manciata di affezionati. Oggi crescono fans e aspettative.

Dal vivo però non vanno granchè. Nel senso che suonano gran parte di un pregevole album a mo’ di compitino scolastico, quasi perfetti ma sostanzialmente svogliati, pure un po’ legnosetti. Vuoi l’emozione, uno scarso rodaggio live, a non reggere il palco risultano soprattutto certe gemme pop affinate in studio, qui tradotte con la verve di un manichino. Mah. E nemmeno un tocco di sana follia a ravvivare la prova. Così gli applausi finali si levano più per atto dovuto che realmente convinti. Si può fare di meglio, dai.

Nella sala laterale mi faccio scattare anch’io 2 fotarelle dai ragazzi dell’Istituto Europeo di Design, Rockit-partner per l’occasione. Fuori intanto non tira proprio aria di un evento memorabile: discreta folla, ordinario sabato da Circolo. Finchè si suona, del resto, è così. Dopo diventa zona franca e uno spazio devi praticamente guadagnartelo, specie all’esterno tra bar e giardinetti adiacenti.

E’ qui che intercettiamo Pastore, sceso nella capitale in sordina sulle ali di un ennesimo paio di sneakers indie trendy.

I Perturbazione li ascolto a sprazzi da punti diversi, che un altro po’ non si ricava più un angolo ma loro son bravi, numeri uno nel tenere la scena, e un modo per scuoterti lo trovano sempre.

Infatti ne apprezzo anche oggi l'attitudine ludica e quell’estetica semplice, del vivere quotidiano. Il pop trasversale, le accelerazioni robuste e un Cerasuolo capace di carezzarti le corde.

Al contrario, non mi piacciono laddove la malinconia prende il sopravvento rischiando di mandartele in circolo. Ma lo dico da profano, non da fan, e mi accontento. C’è spazio anche per un duetto con Syria, “4 Gocce Di Blu” dal precedente “Canzoni Allo Specchio”, davanti a una platea fino all’ultimo assorta e compatta.

Aria, arietta bella. Butto un occhio all’ingresso e sì, c’è tutto un altro mondo pronto per la festa. Passa un po’ prima di rivedere facce conosciute, sapete com’è a quest’ora. Sei nella tua città, eppure sembra di essere altrove. E ti senti cambiar pelle, e ti giuri di farcela. E s’accavallano pensieri, sensazioni, desideri: un incontro fatale, una vita al massimo, solo una vita serena.

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Pagine: Perturbazione Babalot Carpacho

Commenti (1)

  • Elisabetta De Ruvo 24/05/2007 ore 14:08 @eloisa

    eh...la De Ruvo dormiva quella sera...

    :[ :[ :[

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