Pensiero stupendo al Circolo a Roma - Roma Live report, 28/04/2007

24/05/2007 di

(Tommaso dei Perturbazione - Foto di Giulia Bertelli)



Dieci anni spesi a dar retta alla musica italiana, che matti. Dieci anni trascorsi dentro internet, sulla carta, nelle sale prova, in radio, in tv, in salotto, in piazza. Dieci anni in mezzo alla gente, sempre più gente. E nonostante il tempo che passa, siamo ancora felici di aver cominciato tutto questo. Ormai non abbiamo alcuna speranza di uscirne. E allora via, anche a Roma. La città che dieci anni fa viveva di sola "scuola romana" e che, dopo aver galleggiato nell'anonimato, oggi trabocca nuovamente di scintille. La Roma del "volemose bene e annamo avanti" che adesso va avanti davvero. Poco alla volta, senza strafare, ma finalmente in una direzione che sembra unitaria e condivisa, per quanto ancora confusa ed approssimativa. E Rockit sceglie un bel posto per fare festa a Roma: il Circolo degli Artisti con il suo giardino e l'antico acquedotto romano a sorvegliarlo. Ora che ha un nuovo impianto audio il Circolo è quasi il prototipo di live club moderno: accogliente e trasversale, semplice e vivibile, eticamente corretto ma non barricadero, aperto a progetti commerciali senza svendersi, di ampie vedute artistiche e attento alla musica indipendente, pronto al dialogo con piccole realtà, sostenibile nei prezzi, alla moda ma non troppo, capace di creare grandi comitive cittadine, sufficientemente antipatico ad una parte della città da stimolare voglia di agguerrita concorrenza. Insomma, la festa di Pensiero Stupendo ci sta proprio bene. Ospite della serata la divisione romana dell'Istituto Europeo di Design che ha costruito un set fotografico in cui raccogliere le facce della gente nell'ambito dell'interessante progetto audiovisivo della rivista FeFè. Più di trecento gli scatti raccolti, con una partecipazione sorprendente di un pubblico romano più vanitoso del previsto e molto a suo agio davanti alla macchina fotografica dello IED, gradito ed apprezzato partner di Rockit. Protagonista della serata ovviamente la Musica. Sempre lei, mortacci sua.

Ad aprire la serata c'è Babalot con il suo continuo "vi prego fatemi suonare adesso che c'è ancora poca gente". Voce e chitarra per canzoni d'autore punk, stavolta rinforzate dal batterista dei Carpacho in una sorta di duetto stile White Stripes con sfumature garage-surrealiste. Improbabile, cialtrone, un po' geniale, curioso. Qualcuno canta, qualcuno si interroga. Babalot suona poco e male. Non delude e forse emoziona.

Cambio palco, stesso batterista, altra band. C'è da presentare un disco: "La fuga dei cervelli". Un disco scritto, suonato e registrato dai Carpacho. Dovevano uscire due anni fa con un'altra etichetta, ora hanno trovato Sleeping Star disposta ad accoglierli e le aspettative sono d'alta classifica, altro che indipendenti. La festa di Rockit è il battesimo ufficiale del loro esordio discografico sulla lunga distanza. La classe delle canzoni è purissima, l'esecuzione sul palco ancora non molto. C'è confusione, approssimazione, errori. Ma l'attitudine è da next big thing. La faccia da culo anche. Il talento non si discute. E nonostante le incertezze, i Carpacho dimostrano di saper stare di fronte al pubblico e "fare" concerto, serve solo tanto rodaggio, allenamento ed un po' di felicità in più. Intanto le fanciulle spillettate impazziscono per Marco Catani e compagni, anche se qualche musicista romano li detesta e resta prevedibilmente disgustato e indispettito dal loro pop pasticcione. L'atmosfera però è da concerto vero, importante, atteso. Ed alcuni loro ritornelli sono già piccoli tormentoni, intonati in coro da un Circolo degli Artisti ormai piuttosto affollato. L'attesa però è tutta per i Perturbazione, una formazione con cui da anni Rockit condivide un percorso di crescita. I musicisti di Rivoli sono ormai maturi, navigati. Scrivono pagine di cantautorato italiano con una consapevolezza ed una maestria che pochi altri artisti riescono a raggiungere. Sono lagnosi, forse. Sono timidi, a volte. Sono fragili, sembra. Sono noiosi, per qualcuno. Ma dal vivo sono una delle cose migliori che i palchi italiani possano ospitare. Intensi, passionali. Ironici, romantici, divertenti. Perfetti in quel che fanno. Bravissimi a costruire il concerto insieme alla gente, canzone dopo canzone. Tra il pubblico si intravedono Paola Turci, Marina Rei e qualche esponente della scuola romana che fu. L'atmosfera è raccolta e felice. I Perturbazione sono contenti e spigliati, nonostante la temporanea assenza di Elena, alle prese con un capolavoro non musicale. Sul palco sale anche un'emozionata Syria, sempre più innamorata del suo nuovo corso artistico. Il pubblico non ha ancora assimilato le nuove canzoni e si emoziona soprattutto quando i Perturbazione prendono in mano i loro classici. Tommaso scende di frequente in mezzo alla gente e parla parla parla. C'è intimità, familiarità e molta emozione. Esattamente quello che volevamo per festeggiare dieci anni di storia. E andare avanti.

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