Le piazze del Sud

Dal Molise a Porto Palo di Capo Passero: ogni estate le piazze dei paesi del Sud, anche i più sperduti, si riempiono di musica dal vivo. Eventi in alcuni casi da decine di migliaia di euro. Vi raccontiamo com'è possibile e chi sono gli artisti che popolano questo "mondo parallelo" del live

I Modena City Ramblers durante una data gratis al Sud, foto via BPM Concerti
I Modena City Ramblers durante una data gratis al Sud, foto via BPM Concerti

Ormai parecchi anni fa, nei giorni che precedevano la pubblicazione di Poetica, intervistai Cesare Cremonini. Lui – che a differenza di altri non ha mai cercato di inventarsi una “struggle” che biograficamente non gli appartiene – mi aveva stupito raccontandomi gli anni difficili dell’esordio solista, quando la discografia italiana lo aveva messo in panchina. “Nell’estate del 2008 ha fatto 50 concerti gratuiti nelle piazze del Sud. Una volta, non ricordo se a Africo o a Rende, mi cambiai dal barbiere del paese. Ma per me era come stare al Madison Square Garden”, mi aveva raccontato. Le piazze del Sud, così mi aveva detto. Sul momento non avevo capito: ok le piazze, non esattamente il posto dove un artista sogna di esibirsi, ma perché il Sud? 

Ho iniziato a trovare la risposta con la pandemia, frequentando stabilmente il (centro)Sud Italia durante l’estate. Mesi di chiacchiere all’ombrellone, pane al pomodoro, riposini dopo pranzo, per capire cosa realmente intendesse Cesare. Ora che penso di avere una risposta, vorrei condividerla con voi. A darmi una mano Alessandro Ceccarelli, fondatore di BPM Concerti, agenzia di booking nata tra Bologna e Pordenone ormai dieci anni fa che porta in tour artisti molto diversi tra loro, da Iggy Pop a Ele A, dai Boomdabash a Luché.

“Prendiamola larghissima”, dice. “Da un punto di vista dei live, gli artisti si dividono in tre categorie. Chi fa solo concerti a pagamento, perché ha un pubblico disposto a pagare per sentirlo suonare. È la situazione in cui vorrebbero essere tutti, perché puoi scegliere la location che vuoi e sotto il palco, tendenzialmente, hai gente che conosce e apprezza quello che fai. Poi ci sono gli artisti che fanno sia i concerti a pagamento sia quelli gratuiti, a seconda delle proposte e del periodo dell’anno. E infine chi fa solo eventi gratuiti, perché non ha un pubblico che spende per lui. O comunque non abbastanza largo da garantire sostenibilità all’evento”.

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Non funziona tipo: se sei famoso suoni a pagamento, se sei un “peone” vai in piazza. Anzi, spesso è vero proprio il contrario. “Dipende tutto dal profilo dell’artista, da dove deriva la sua popolarità e dal tipo di pubblico che si è costruito negli anni”, aggiunge Ceccarelli. “Una cosa è certa: per suonare in piazza devi essere nazionalpopolare, un personaggio noto. E per la notorietà in Italia si passa ancora dalla tv. Quello vuole il pubblico ‘generalista’ della piazza e quello vuole chi organizza e paga i cachet”.

Il ragionamento potrebbe risultare controintuitivo, quasi paradossale. Eppure le cose funzionano così, più o meno da sempre. A potersi permettere di “sbigliettare” oggi non sono molti. Ci sono artisti famosi per essere degli ottimi “ticket seller” – in questo momento il rap va alla grande anche da questo punto di vista, mentre fino ad alcuni anni fa non era così – e non hanno alcun motivo per “sporcarsi le mani” con la piazza, stesso discorso per colleghi più piccoli ma che hanno un pubblico ben preciso e molto fidelizzato, magari appassionati di un certo genere. Loro in piazza non li vedrete mai. 

Al contrario ci troverete concorrenti di Amici o X Factor a profusione (quelli che non hanno fatto il botto), artisti che si sono affacciati alla ribalta di Sanremo ma hanno terminato l'effimera spinta propulsiva del Festival, vecchie glorie che popolano i programmi di revival o i salotti delle chiacchiere per pensionati, più una serie di altri personaggi la cui popolarità sta un po’ a metà tra la musica e qualcos'altro. Si va da Orietta Berti a Raf, da Fred De Palma a Bianca Atzei, in una lista estremamente variegata e che potrebbe andare avanti all’infinito.

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In mezzo, chi fa l’una e l’altra cosa. Le piazze per alcuni artisti sono anche un modo per suonare in alcune aree del Paese difficili da raggiungere seguendo circuiti “tradizionali”, per assenza di live club o festival di rilievo. A mettere assieme biglietti e cachet sono anche realtà storiche come Africa Unite e Modena City Ramblers, seguiti da BPM.

“Sono due band che in estate girano tantissimo. Hanno raggiunto una popolarità che gli permette di essere chiamati nelle varie piazze del Centro e del Sud, dove ormai suonano da anni e in tanti li conoscono e apprezzano. Ma allo stesso tempo hanno un pubblico di affezionati, e so che almeno in certi posti se organizzo un loro live dei biglietti li venderò”, spiega Ceccarelli.

Personalmente mi è capitato di vedere un anno fa in piazza a Campomarino, uno dei quattro Comuni che compone la riviera molisana prima che inizi il Gargano, un artista che non mi sarei aspettato.

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Era Emis Killa, che a ottobre sarà sold out al Forum. Basta per girare un po’ per i paesi della Puglia o della Calabria, della Basilicata come dell’Abruzzo: i volantini appesi nelle pinete o sui vetri delle auto sono tantissimi. Sebbene sia passato un mese qua a Campomarino, dove mi trovo tutt’ora, è ancora pieno di quelli che sponsorizzano il “Termoli Summer Fest” con le esibizioni – gratis – di Nesli, Aiello e Aka 7Even, tre che guarda caso hanno fatto Sanremo. Come ne ha fatti tre, e pure X Factor, Chiara Galiazzo, che la sera di ferragosto ha allietato il pubblico della frazione di Nuova Cliternia. A Montenero di Bisaccia, il paese di Tonino Di Pietro, l’hanno messa sul soul e, tra un silent party e una selezione di Miss Italia, alla Notte Fucsia hanno invitato Giuliano Palma. 

Sono tanti, tantissimi i posti che organizzano eventi durante l’estate. Posti mai sentiti, nella maggior parte dei casi, fuori dai giri delle vacanze “che contano”. Che però si permettono di “regalare” concerti anche parecchio costosi. Produzioni da 5 o 10mila euro, e altre che, aggiunti tutti i costi, si avvicinano spesso ai 30, 40 o 50mila euro a serata (magari perché il figlio o il nipote di uno degli organizzatori ha fatto il nome di qualche rapper che va per la maggiore).

È un mondo parallelo che esiste solo da luglio ai primi di settembre, prima che tutto si sommerga di nuovo. Un circuito che non ha nulla a che fare con quello dei tour degli artisti per cui ci mettiamo in coda su Ticketone, con i “contenitori” itineranti delle radio mainstream e nemmeno con quello dei festival, che fortunatamente ormai sono tanti, fighissimi e quasi ovunque, sopperendo alle mancanze del sistema soprattutto al Sud ma non solo. Un circuito al cui centro ci sono figure differenti, fondamentali.

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“La maggior parte dei concerti, per lo meno di un certo livello, sono prodotti da agenzie di caratura nazionale, che si affidano a dei promoter locali, che conoscono bene il territorio e tutte le realtà a cui è bene affidarsi da un punto di vista tecnico per garantire la qualità della produzione”, dice Ceccarelli. Queste persone sanno come muoversi, chi è interessato a investire e ha la possibilità di farlo.

Queste ultime di solito sono delle “pro loco”, che al Centro e Sud ci sono in ogni Comune o frazione e prendono la forma dei comitati di abitanti, dei comitati feste (patronali, legate ai lavori tradizionali o ai ritmi dell’agricoltura, oppure per la promozione di questo o quel prodotto tipico) o di enti per la promozione del turismo. “Di solito questi promoter non sono più giovanissimi, in alcuni casi sono ‘su piazza’ dagli anni ’60 o ’70 e da allora sono sempre loro a portare nel territorio questo o quell’artista, il nome il più forte possibile dal loro punto di vista”. Non parliamo di popolarità assoluta: i numeri degli streaming non contano nulla qui, conta piuttosto la percezione che di te e della tua fama ha un pubblico vasto ed estremamente vario. 

“Nei mesi precedenti il promoter prende contatto con i vari enti, che intanto stanno mettendo a bilancio le spese per la festa e la stagione marittima dell’anno dopo. Poi queste persone si interfacciano con me e le altre agenzie, per strutturare la stagione e capire chi a luglio piuttosto che ad agosto potrebbe essere in zona. Lì inizia un ‘lavoraccio’ di calendario, perché noi dobbiamo costruire per gli artisti dei tour intelligenti e sostenibili, concentrati in pochi mesi spesso molto faticosi”. Per questo “è fondamentale trovare persone di assoluta fiducia”. La prassi è quella di dare l’esclusiva a un promoter locale, altrimenti si creano conflitti di gestione da cui vengono sempre fuori casini, che possono fare crollare tutta l’impalcatura. “Che poi i promoter si organizzino tra loro sul territorio, con subappalti, sicuramente avviene”. 

Una curiosità: “I deal per l’estate si fanno a Sanremo. Durante il Festival, i bar della piazza sono pieni di promoter locali che in una volta sola possono incontrare tutte le principali agenzie e stringere accordi. In passato c’erano parecchi ‘buffi’ e situazioni spiacevoli, ora la filiera si è professionalizzata e avviene molto meno. Certo, devi saperti muovere. Devi sapere quando puoi affidarti a una produzione locale e quando devi portarti i bilici con il materiale. Devi sapere, ad esempio, che in Salento ad agosto è meglio se prenoti un hotel con mesi d’anticipo, perché le strutture proposte dai promoter spesso non sono all’altezza. E gli artisti dopo 10 date in due settimane hanno bisogno di dormire bene”. 

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Ma perché il (centro)Sud e non il Nord? “Al Nord, semplicemente, funziona diversamente. L’organizzatore che porta un artista in piazza, quasi sempre, ha vinto un bando comunale o regionale per l’attività live. Che non basta mai a coprire tutte le spese. Le amministrazioni, inoltre, pagano a 60-90 giorni, ma magari pure dopo cinque o sei mesi. Con il sistema dei comitati e delle pro loco al Sud tutto è più semplice e immediato: i soldi da anticipare alle agenzie sono già nelle disponibilità di queste strutture, le rendicontazioni molto meno dettagliate e impegnative”. 

C’è anche una motivazione storica. “Al Nord un tempo c’erano le Feste dell’Unità, quelle erano le vere feste di piazza, spesso con concerti gratis. Ma non solo, anche in Veneto c’erano tantissime feste tradizionali che nel frattempo, complice la pandemia, sono quasi tutte sparite. Da questo punto di vista, il Sud ha resistito molto meglio”.

Le cose variano da zona a zona. “In Puglia, grazie agli investimenti fatti a tutti i livelli, ci sono concerti in ogni Comune, anche il più piccolo, che contribuiscono a creare, assieme a una rete di festival di prestigio, una proposta artistica importante. Anche la Notte della Taranta, uno degli eventi musicali più grossi che abbiamo in Italia, è un concerto gratuito di piazza. In Basilicata trovi solo feste di piazza, a parte Matera che negli ultimi cinque anni ha attirato interesse e quindi capitali e capacità organizzativa. E poi la Calabria, che ad agosto si riempie: tutto è concentrato in quei trenta giorni, dove ogni piazza propone il suo spettacolo”, dice Ceccarelli. 

Diverso il discorso per le isole. “La Sicilia è il mercato più complicato. Ci sono Taormina, Catania, Palermo e in parte Messina che attirano molti turisti ed eventi di qualità. E poi zone ‘depresse’ come Caltanissetta o Enna dove è davvero difficile fare qualcosa. La Sardegna, invece, da questo punto di vista è un posto fantastico. Le feste patronali sono tutto l’anno, non solo d’estate, e grazie anche al clima favorevole si suona sempre. Ogni paese ha il suo comitato, tutti con una discreta capacità di spesa. I miei artisti si saranno esibiti in almeno 70 o 80 Comuni diversi dell’isola. I Modena, ad esempio, lì vanno fortissimo: ogni estate una decina di date sarde salta fuori tranquillamente”.

 

Questo approccio deriva allo stesso tempo da motivazioni socioculturali, storiche, economiche e demografiche. Anzitutto al Sud buona parte della “vita” di certe località è concentrata nei mesi estivi, agosto soprattutto. Mese in cui le città del Nord, e di conseguenze le loro piazze, si svuotano. Al Sud arrivano i turisti e, soprattutto, tornano a casa gli “expat”. Chi dall’estero – sembra una serie Netflix, ma nei paesini arroccati sui Monti Dauni o nell’entroterra molisano capita spesso di vedere targhe straniere o di sentire parlare inglese –, chi dal Nord. I paesi si popolano e si rianimano. Gli spettacoli celebrano tutto questo, per chi qui è rimasto è un modo di vedere in una luce più “cool” il proprio paese, in cui ben poco accade nei restanti 10 mesi. Gli investimenti magari sono pari a quelli fatti altrove, solo che si concentrano in poche settimane.

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Al Sud, inoltre, c’è una maggiore abitudine a stare assieme, fuori di casa. La piazza rappresenta tutto questo. E le feste patronali ne sono la sublimazione attesa tutto l'anno: sono “sacre” e i ragazzi nati qui e che vivono a Milano, cascasse il mondo, prendono ogni anno le ferie per essere in paese in quei tre giorni. 

Al Sud inoltre, in linea generale, c’è una maggiore “facilità” a spendere nei momenti conviviali, senza calcoli di futura utilità e profitto. Sono le amministrazioni che donano ai propri cittadini uno show che si dovrà ricordare nel tempo, soprattutto quando sarà il momento di votare, anche perché fare l’amministratore locale, almeno in alcune aree, è ancora un ruolo molto ambito. Più si avvicina il momento della ricandidatura, più il concerto e i successivi fuochi d’artificio saranno grandiosi. Non solo, i soldi per l’evento sono raccolti durante l’anno tra i cittadini, arrivando a mettere assieme cifre importanti.

Può sembrare strano, visto dal Nord iperproduttivo e un po’ ansiogeno. Ma se il “sistema” nel suo complesso regge è merito anche delle piazze del Sud.  

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L'articolo Le piazze del Sud di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2023-08-17 14:26:00

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