Franco Battiato non lo capiremo mai

Franco Battiato manca da un anno, ma sembra ovunque: nello spirito e nei tributi dei tanti artisti coi quali ha collaborato. Abbiamo raccolto il ricordo di Fabio Cinti, che di Battiato porta in giro le canzoni e la memoria

Franco Battiato e il cielo
Franco Battiato e il cielo

È passato un anno da quando Franco Battiato non c'è più, da quando ha lasciato la materia per lo spirito puro. È stato un anno di celebrazioni e tributi, concerti in suo onore e testimonianze di chi l'ha conosciuto. Abbiamo raccolto quella di Fabio Cinti, che ha collaborato con Franco Battiato e che ha dedicato al cantautore siciliano La voce del padrone - una adattamento gentile nel 2018 e che sta portando avanti insieme al pianista Arturo Stàlteri un nuovo studio dal nome Incantate, che ripropone per piano e voce dieci brani di Battiato scritti insieme a Giusto Pio per le interpreti femminili (Milva, Giuni Russo, Alice e Sibilla). Il 18 maggio, alle 20.30 al Teatro Antico di Taormina parteciperà all'evento Over and Over Again in onore di Battiato.

 

Ho conosciuto Franco Battiato, personalmente, nel 1997. Non sono tra quelli che lo ha frequentato assiduamente; ci si scriveva, ci si sentiva - questo più spesso - e quando capitava ci si vedeva. E, a meno che non mi trovasse estremamente divertente, sono state rarissime le volte in cui non abbiamo riso di gusto, scherzato, spettegolato. Anzi, direi che non è mai capitato, perché succedeva sempre che anche quando si dovesse affrontare un argomento o una situazione infelice, triste o drammatica, alla fine l’arma più efficace, la sua soprattutto, era l’ironia.

Questo vuol dire che mancasse di serietà? Al contrario, questa naturale leggerezza, questa capacità di scavalcare le pose, gli atteggiamenti confezionati, di balzare dal profondo verso il cielo, è una dote rara, è la brillantezza dell’intelligenza e della sensibilità.

È vero, Franco amava il silenzio, ma quando era da solo. La compagnia lo stimolava ed era sempre uno spettacolo sentirlo intrattenere tutti. A dirla tutta, Franco, quando cadeva il silenzio perché nessuno aveva niente da dire, si imbarazzava, e allora partiva con qualche aneddoto divertente.

Sappiamo tutti della valenza nella sua vita della spiritualità e del misticismo: ma anche questi erano vissuti in modo naturale, sereno e spesso anche pragmatico. Se ti mettevi a fare il santone con lui ti scoppiava a ridere in faccia, annusava immediatamente quell’atteggiamento un po’ fasullo di chi si sente illuminato o detentore di chissà quale verità. A chi si fosse messo a raccontare storie assurde di visioni senza senso gli avrebbe chiesto se non fosse merito dei peperoni nella pizza.

Franco era alto sempre. Lo era nei comportamenti quotidiani, nella gentilezza e nella generosità. Non aveva bisogno di dimostrare niente, mai. Non aveva tempo per le sciocchezze perché pensava e realizzava mille cose, proprio per questa grande capacità pratica, per l’autoironia che smorzava gli eccessi e alleggeriva gli argomenti e per una innata e vera compassione nei confronti degli ultimi. Se ti vedeva in un angolo, era certo che venisse lui a salutarti, è successo anche a me. Se avevi bisogno, ti evitava anche l’umiliazione di chiedere: lui c’era.

Questa era la grandezza, l’essere umano, non soprannaturale. Quando era con te, tu vedevi la parte migliore di te. Se capiva, da una parola o da un bagliore degli occhi che ti interessava ciò di cui si stava occupando, ti consigliava libri, film, ti chiedeva di risentirsi. Mi sono spesso dimenticato, stando con lui, che avesse trent’anni più di me, perché aveva l’entusiasmo e la leggerezza di un ragazzo.

 

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È per questi motivi che non riesco a sopportare molti di quei racconti che lo descrivono come non era e che, se li sentisse, direbbe: “Ma allora non hai capito niente?”.
È per questo che mi stupisco ogni volta che osservo i nuclei delle persone che conosceva e che frequentava dividersi e quasi combattersi per un misterioso diritto alla primogenitura!

Gli siamo tutti così grati per quanto di fisico e metafisico ci ha regalato, e molti di noi (sì, anch’io) gli siamo grati anche perché continuiamo a lavorare per merito suo.
Guardare dall’alto verso il basso, credersi gli unici possessori delle sue verità, gli unici ad aver capito la sua musica o la sua filosofia, gli unici a poterlo interpretare, è quanto di peggio si possa fare per ricordarlo. È davvero, mi permetto di dire, quanto di peggio si possa fare per dimostrare - sempre che qualcuno ce lo chiedesse - di aver capito Battiato.

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L'articolo Franco Battiato non lo capiremo mai di Fabio Cinti è apparso su Rockit.it il 2022-05-18 08:00:00

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