Peter Sellers And The Hollywood Party: un'ondata di psycho-rock negli sfavillanti anni ottanta

Arriva la raccolta "The Early Years 1985 - 1988" per raccontare i primi anni dei Peter Sellers And The Hollywood Party.

Peter Sellers And The Hollywood Party "The Early Years 1985 - 1988"
Peter Sellers And The Hollywood Party "The Early Years 1985 - 1988"
22/11/2018 - 10:50 Scritto da Giuseppe Catani

Drive In, il Cinghialone e la banda del Pentapartito, DJ Television, le camicie con le spalline, le acconciature cotonate, la magniloquenza del (synth) pop, la Milano da bere, i paninari, l’ottimismo a tutti costi. Paura eh? Quello degli anni ’80 è un racconto da brividi: effimero, edonista (reaganiano), cialtrone, strabordante plastica e disimpegno. Ma non ce l’hanno raccontata giusta, non ci hanno raccontato tutto. Quante omissioni, quante dimenticanze, quanti errori di valutazione. Già, non fosse stato per quel decennio così vituperato, non saremmo qui a celebrare la rinascita della psichedelia, la riscoperta del garage, a specchiarci, noi demiurghi del web, con quegli agglomerati di passione e caotica tenacia quali erano le fanzine.

La Spittle Records, per fortuna, ci ha messo una pezza. Con un’operazione di recupero, una delle specialità della casa, che questa volta riguarda i Peter Sellers And The Hollywood Party, una delle band di punta del movimento psycho-rock della seconda metà degli ’80. “The Early Years 1985 - 1988”, uscito in formato 33 giri più cd con bonus tracks live, è una raccolta delle produzioni della prima fase storica della band milanese, recuperate tra una discografia piuttosto frastagliata, sparsa tra compilation (alcune delle quali uscite solo in musicassetta), partecipazioni ai più disparati progetti e 7 pollici.

Un periodo sfavillante di colori, di stivali a punta, capelli a caschetto, camicie a fiori. Suoni psichedelici, beat, garage, intenzionati a prendere a spallate il sonnecchiante rock indipendente tricolore, orfano del punk e del post-punk, ora alle prese con echi di Velvet Underground, Pink Floyd, Rolling Stones. Una giostra alla quale si aggrappano, oltre ai Peter Sellers, gruppi come Allison Run, Effervescent Elephants, No Strange, Not Moving, Sick Rose… E che trova il sostegno della stampa specializzata: Rockerilla su tutti, poi Urlo, Vinile (il periodico di Stampa Alternativa, da non confondere con l’omonimo bimestrale della Sprea, tuttora in edicola), fanzine come Lost Trail, Shapes of Things, Roller Coaster. Tutti insieme appassionatamente a sostenere una scena che terrà banco fino al sorgere del nuovo decennio.

I Peter Sellers And The Hollywood Party nascono a Milano nel 1984 da un’idea di Tiberio Longoni (aka Uncle Tybia), chitarrista/pianista reduce dalle esperienze punk e new wave dei Jumpers e dei 198x, che convince il cantante e poeta Stefano Ghittoni (Magic Y) e il bassista Antonio Loria (Metro Benzina) a elaborare un nuovo progetto. La cui ragione sociale si ispirerà al celebre film di Blake Edwards: “Vedevamo spesso questo film a casa di Uncle così quando iniziammo a suonare abbiamo deciso di chiamarci Peter Sellers And The Hollywood Party” (cit. in “Dizionario dei nomi rock, Alessandro Bolli, Arcana, 1998). È l’inizio di un percorso che consentirà al gruppo di mettere a punto un suono particolare, acido, stonato, stridente, corrosivo, 60’s oriented ma con parecchie incursioni all’interno dell’estetica degli anni ’70. Ricorda Ghittoni tra le pagine di “Eighties colours” (Roberto Calabrò, Coniglio, 2010): “Tra i riferimenti musicali più importanti per noi c’erano gli Stones (per Tiberio) e i Velvet Underground (per me), oltre alla rivoluzione punk. Però cercavamo di essere originali e di farci influenzare da tutto l’immaginario a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta”. Aggiungiamoci Syd Barrett, il blues, l’alt-folk ed ecco chiudersi il cerchio.

Peter Sellers And The Hollywood Party (foto da goodfellas.it)

Non a caso, la raccolta della Spittle si apre con “Chaotic shampoo and strange rock’n’roll”, la prima canzone dei Peter Sellers a finire tra i solchi di un vinile, “50.000 Glass fans can’t be wrong”, compilation della londinese Glass Record che accoglie nomi di un certo calibro come quello dei Jazz Butcher, degli Spacemen 3 e di Nikki Sudden. Seguiranno 45 giri, partecipazioni ad altre compilation (una su tutte: “Brian Jones died for your sins”), spezzoni di live. Nel frattempo, Ghittoni crea un’etichetta, la Crazy Mannequin che, assieme a un’altra label, la Tambourine Man di Francesco Bertolini, firma di Rockerilla, si ergerà a mano armata del sottobosco milanese (e non solo) e della nuova ondata psichedelica e garage, nel più puro stile del Do It Yourself. Il merito di “Early years 1985/1988” è di aver rimesso ordine alla dispersiva discografia dei Peter Sellers And The Hollywood Party, in quei quattro anni in cui la band si stava muovendo nell’ambito dell’autoproduzione, prima del momentaneo passaggio alla Toast. Oltre, guai a dimenticarlo, ad aver riportato luce su di un gruppo cardine degli anni ’80. Che poi, alla fine, al di là di qualche piccolo incidente di percorso ricordato qualche riga più in su, non erano poi così malaccio.

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L'articolo Peter Sellers And The Hollywood Party: un'ondata di psycho-rock negli sfavillanti anni ottanta di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2018-11-22 10:50:00

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