GianMaria Testa - Piazza degli Eroi - Rende (CS) Live report, 15/09/2002

19/09/2002 di Eliseno Sposato



La seconda serata del “Settembre Rendese” ha premiato ancora una volta quanti sono saliti su fino al centro storico per riempire ‘Piazza degli Eroi’. Piccola come una bomboniera, la piazza si è rivelata come la location ideale per la prima di Gianmaria Testa in Calabria.

La fama del cantautore cuneese lo ha preceduto sin qui, dove ha trovato un pubblico attento e conscio di assistere ad un bel concerto, sussurrato dalle chitarre acustiche dello stesso Testa e di Roberto Taufic. Nella versione in duo acustico, la poetica del capostazione (questa la sua professione) ha aggiunto un fascino particolare a quello insito nel suo lavoro. Un concerto di straordinaria intensità contrappuntato dai racconti che hanno svelato come le piccole vicende quotidiane della vita di Testa, si sono trasformate in canzoni. La prima parte del concerto è incentrata sull’idea del viaggio, e che sia “La nave” o “Un aeroplano a vela”, “L’automobile” oppure un transatlantico di carta, non fa differenza.

La magia di un sogno che accompagna tutti noi si materializza anche quando i ricordi sanno esprimere il rammarico di non saper cogliere le occasioni che la vita ci offre - come ben raccontato in uno dei suoi brani più celebrati, quale è “Le donne nelle stazioni”. Poi l’amore che sa essere struggente come nella bellissima “Dentro la tasca” e nelle tante versioni proposte in una cavalcata di suoni spesso lievi e soavi, con piccole punte di energia dove il blues prende il sopravvento (“Via da questa avventura” o “Il valzer di un giorno”). Il pubblico è completamente rapito, chiunque può riconoscersi nei sentimenti espressi da Gianmaria Testa, il quale chiede soprattutto di avere “il coraggio della tenerezza”. Tenerezza da recuperare specialmente nell’età adulta, quando si tende ad ignorarlo e tuttalpiù accettarlo nel momento in cui viene presentato sotto forma di spot pubblicitario.

Uno dei pregi di questa esibizione è stato senz’altro il potere della parola, messo in risalto dallo scarno arrangiamento acustico. Sicuramente una fortuna avere un primo approccio live in queste condizioni, perché sono le parole le vere protagoniste, molto più della musica. La poetica del ventesimo secolo che sa farsi arte sotto forma di canzoni. Testa è allo stesso tempo un vero maestro ed una rivelazione in questo senso. Capace di saper trarre poesia guardando dalla finestra del suo ufficio, dove in un inconsueto spicchio trapezoidale di cielo, si materializza una luna capace di “precipitare sulla terra”. Brividi corrono lungo la schiena quando viene omaggiato Leo Ferré con la ripresa di “Les forains”, ma anche quando un’intensa versione di “Bella ciao” chiude il concerto. All’inno partigiano Testa ha saputo restituire la sua dignità di bella canzone popolare, cosa che si è persa con l’uso politico che roppo spesso se ne fa. Una vecchia canzone francese “Le diserteur” (il disertore), apparsa attuale come non mai, e poi “Biancaluna” e “Le traiettorie Mongolfiere” suggellano una serata di successo.

Faccio pubblica ammenda per avere anch’io scoperto in ritardo un pezzo di storia della canzone, quella ‘canzone popolare’ che, come cantava Ivano Fossati, è colpa di tutti noi se non la seguiamo abbastanza, ammaliati come siamo dalle vacue sirene della musica urlata. Un concerto dove amanti del rock e del jazz sanno trovare terreno comune, dove chi segue solo Sanremo ha potuto scoprire che per fortuna in Italia c’è gente che sa scrivere canzoni.

Spero non gli suoni come un’offesa, ma Dio benedica Gianmaria Testa e la sua arte.



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