I luoghi della musica: Piazza Statuto, la culla del movimento mod a Torino Rubrica

Piazza StatutoPiazza Statuto
19/01/2016 di

Parlare di Piazza Statuto a Torino significa risalire alle origini delle sottoculture in Italia. Ovvero, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, anni in cui sbarcarono da noi, in alcuni casi con anni di ritardo, movimenti come quello punk o quello mod. Parliamo di tempi pionieristici, in cui i locali che ospitavano serate "alternative" erano rarissime anche nelle grandi città, e le occasioni di aggregazione (subculturale o meno) dovevano essere create ex novo. Nacque così, nel 1980, l'idea di trovarsi, per i mod torinesi, in piazza Statuto, come racconta Oskar degli Statuto, "perché è la piazza (ancora oggi) del centro di Torino più comoda da raggiungere con i mezzi pubblici (allora erano tutti minorenni senza scooter o macchina)".


(Gli Statuto nella piazza da cui prendono il nome, 1984)

"Tutto cominciò nell’inverno del ‘79" ricorda Lele, uno dei primi mods torinesi "quando io, Davide e qualche amico andammo a vedere 'Quadrophenia', fu una botta mistica, quei ragazzi che vivevano, gesticolavano, ballavano nello schermo mi diedero una scossa, è come se fino ad allora avessi vissuto una vita non mia, uscii dalla sala esaltato e penso anche gli altri, non la smettevo di dire a Davide e a Bobo che dovevamo anche noi vivere in quel modo, che quelli che avevamo visto nel film potevamo essere noi. Forse non presero molto sul serio ciò che andavo dicendo, ma un giorno aprendo l’armadio dei miei vidi un abito grigio di mio padre stupendamente anni '60, a tre bottoni, pantaloni senza pences, lo indossai con delle scarpe eleganti nere e andai in piazza in mezzo agli amici di sempre che mi guardarono come un alieno. Davide si avvicinò e capì, mi ero vestito come loro, i ragazzi di 'Quadrophenia', il giorno dopo anche lui fece come me, era fatta: anche a Torino il modernismo era nato. Poi piazza Statuto continuò ad essere il nostro punto di ritrovo, del resto lì c’erano i nostri amici e non avevamo nessuna ragione di abbandonarla, era la nostra piazza e lì saremmo rimasti".

E ci sono rimasti davvero: infatti la cosa particolare di piazza Statuto è che, a differenza di tanti altri luoghi di aggregazione durati quale più, quale meno, ma poi costretti a soccombere all'invecchiamento o alle diverse priorità di chi vi ci si ritrovava, ha resistito. Come? Facendo "modernismo attivo", come lo definisce Oskar. Vale a dire cercando di renderla non solo luogo di aggregazione ma comunità viva, dandosi appuntamenti fissi (ogni sabato alle 16, ancora oggi, estate o inverno che sia) e coinvolgendo i "regolari" con serate a tema nei locali della città, concerti di band "mod related" italiane ed estere, aperitivi con dj set, e in alcune occasioni anche veri e propri eventi. Come nel 2010, quando il Traffic Festival ha dedicato un'intera serata proprio alla sottocultura mod, portando sul palco nientemeno che Paul Weller e gli Specials, con gli Statuto a fare da più che special guest.


(Traffic Free Festival, 2010)

O lo scorso dicembre, quando, per festeggiare i 35 anni dalla fondazione, si sono esibiti sul palco dell'Hiroshima Mon Amour i giovanissimi Spitfires da Watford, nuova sensazione del mod revival che in molti addetti ai lavori hanno accostato ai primi Jam. Senz'altro il ricambio generazionale è uno dei principali obiettivi del "modernismo attivo" di piazza Statuto, tant'è vero che ai mod della prima ora, quelli che adesso sono stabilmente negli -anta, si sono affiancati alcuni giovanissimi, poi cresciuti, e altri ancora in tempi recenti, come Alessandro, 16 anni: venuto in contatto con i mods di Piazza Statuto prima grazie alla comune fede granata ("ricordo, notai i parka dal secondo anello della gradinata nel quale mi trovavo, era Torino-Chievo di dicembre 2013") e poi avvicinandosi nel tempo al modernismo ("Capii quindi che si stava formando parte della mia identità, avendo compreso a grandi linee anche i canoni delle persone hanno "fatto" e "fanno" modernismo. E, parlando per me, l'acquisire sicurezza è stato un crescendo che è andato pari passo con l'entusiasmo e la soddisfazione").

Lo stesso spirito che c'è stato sin dai primi anni, come ricorda Lele: "I mods eravamo noi, stavamo scoprendo noi stessi, giorno dopo giorno ci sentivamo sempre più diversi da quello che eravamo stati in precedenza, ci stavamo formando, quello che vivevamo era unicamente una nostra esclusiva esperienza che nessuno ci stava imponendo, nessuna moda ci stava dettando, stavamo creando noi un qualcosa che poi in futuro scoprimmo, e questo fu entusiasmante all’inverosimile, che altri ragazzi stavano provando ed esplorando in altre città in Italia e in Europa e in altri paesi. Allora non c’era Internet finestra sul mondo, oggi ti basta digitare 'mods' e ti si apre un universo all’istante, allora quell’universo si stava creando e noi fortunatamente ne facevamo parte".


(Piazza Statuto oggi. Al centro Oskar e Naska degli Statuto)

La coesistenza di giovani e veterani in piazza Statuto non crea assolutamente frazioni, e anzi, continua Alessandro, "l'aria che si respira è certamente frizzante. In piazza ci si confida e ci si confronta, sostanzialmente si discute del più e del meno: dalle faccende di carattere organizzativo come le serate e le iniziative in generale per arrivare alla politica e agli affari personali. Chiaramente dai veterani (che in questo caso non coincidono coi più anziani) si subisce un minimo di nonnismo e sfottò, ma onestamente non posso dire che manchi l'ammirazione e la stima tra noi".

"Nei ragazzi più giovani della piazza" dice Lele "vedo la stessa nostra voglia di vivere la vita, di divertirsi, di conoscere altri che la pensano e vivono come te. I mods avevano un alone di mistero e di fascino che li circondava, e che gli altri notavano: nelle nuove generazioni lo vedo ancora vivo, e ciò mi rende contento e quando li osservo sorrido gratificato e con nostalgia perché ci rivedo me e tutti gli altri ragazzi che in Piazza hanno vissuto il primo modernismo di Torino".

Non è un caso che il protagonista del nuovo disco, un concept album, degli Statuto ("Amore di classe"), sia Adamo, giovanissimo mod di cui il disco racconta le avventure e disavventure, sentimentali e non. Alcune scene del video di "Batticuore", il primo singolo, sono girate in piazza Statuto con alcuni dei mods che la animano.



Inutile dire il doppio filo che unisce gli Statuto alla piazza, che già frequentavano prima di diventare band (come sono nati ce l'hanno raccontato qualche tempo fa, in questa intervista), va oltre il nome che, non a caso, hanno scelto. Sono sempre presenti al ritrovo del sabato pomeriggio salvo quando coincide con un concerto, organizzano e presenziano agli eventi e già nel 1992 le dedicavano un pezzo-manifesto, "Piazza Statuto" appunto, contenuto nell'album "Zighidà", lo stesso di "Abbiamo vinto il festival di Sanremo".



"È vero, Piazza Statuto 'ci fa sentire eroi''" (come recita il verso della canzone), "perché mantenendo una sede a cielo aperto, spontanea, e senza mai alcun appoggio o aiuto dalle istituzioni stesse, siamo la realtà culturale, fuori da politica e religioni, più longeva, attiva e numerosa a Torino, e bisogna essere proprio 'eroi' per esserci riusciti", dice Oskar. "Eravamo uniti, stramaledettamente uniti" conclude Lele, "questo ci contraddistingueva dagli altri, anche mods, di Milano, Roma, Piacenza, Rimini, Ferrara. Odiavamo le fazioni (chi per lo ska chi per il northern soul, o per il beat, o chi aveva la puzza sotto il naso coi neofiti perché non vestiti in modo impeccabile), eravamo superiori a tutto ciò, quelle erano e sono tuttora delle puttanate da ragazzini. Il tempo ha dato ragione a noi e alla nostra semplicità e genuinità: uniti si vince, separati non si va da nessuna parte"

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