La miglior rassegna di musica elettronica in Italia è organizzata da un prete

26/01/2017 di

I preti non sono tutti uguali. Bella scoperta, direte, oppure “vorrei ben sperarlo” diranno i più anticlericali. Comunque sia, senza addentrarci in questioni storiche e teologiche, quello che interessa è notare come esistano ordini più isolati, chiusi – fisicamente o ideologicamente - fra le mura ecclesiastiche, e altri più “estroversi” e calati nel mondo reale.
Fra i secondi, ci sono i gesuiti (l'ordine di papa Francesco, fra l'altro) che sono sempre stati impegnati sul campo (soprattutto da quando sono stati rifondati un paio di secoli fa); attraverso le missioni, e anche nell'opera di educazione e divulgazione della cultura. Ci sono esempi di gesuiti che hanno contribuito a scoperte tecniche e scientifiche, e molte scuole sono fondate e dirette da loro rappresentanti. 

Capita quindi che in una parrocchia di gesuiti non si vada solo per la messa.
A Milano, uno spazio legato ad una chiesa del sedicesimo secolo è diventato “un libero ritrovo intellettuale che si propone di esaminare e di favorire con varie manifestazioni di carattere culturale e artistico le correnti vive del pensiero contemporaneo ricercando particolarmente di porre in luce il loro contenuto spirituale”. Non sono parole al vento: negli spazi della parrocchia è possibile visitare mostre di artisti contemporanei, partecipare a rassegne e cineforum e, soprattutto, godere di un'offerta di concerti e manifestazioni musicali che non ha moltissimi pari in Italia.



Il merito, per quanto riguarda il settore musica, è tutto di Padre Antonio Pileggi, ovvero colui che dal 2009 ne è responsabile e che ha portato qualità e innovazione, con un'attenzione alle scene avanguardiste e sperimentali e, altra prerogativa rara oltre che ammirevole, alla qualità dell'ascolto.
Padre Antonio non è solo un sacerdote: ha studiato pianoforte e composizione a Parigi, Lione e Vienna, composto opere eseguite da vari ensemble in Europa, fondato e diretto festival. Quando arriva al Centro San Fedele si avvicina alla musica elettronica: “Alla fine del 2009, su consiglio di alcuni amici, ho iniziato ad ascoltare la musica elettronica sperimentale. Molta produzione non mi ha convinto, ma ho scoperto un piccolo numero di autori di grande interesse e con un universo sonoro originale. Ho capito che si poteva realizzare con questi musicisti quella tipologia di spettacoli che privilegiano l’attenzione dell’ascolto (itinerari di ascolto) in sala, con musica sperimentale ma accessibile a un largo pubblico”.

Robert Henke - Lumière

Nasce da questi presupposti, ad esempio, il fiore all'occhiello delle manifestazioni organizzate sotto la sua direzione e con la collaborazione di Savana, la rassegna di musica elettronica e arte audiovisuale “Inner_Spaces”, che unisce performance live di producer elettronici a proiezioni di videoartisti su videoproiettori digitali da cinema. Gli appuntamenti della stagione 2016/2017 sono moltissimi e tutti interessanti, e soprattutto costano poco: per ogni "esperienza" il biglietto d'entrata va dai 6€ agli 8€.

Identità sonore elettroniche”, spiega Pileggi, “Cioè, la scelta di autori che portano avanti una ricerca musicale personale e coerente, comunicabile a un ampio pubblico, in cui le dimensioni del suono e dell’ascolto siano centrali. Mi interessano quei progetti al cui centro c'è la dimensione umana dell’ascolto, di viaggio musicale in un contesto di ascolto condiviso in sala, nel silenzio. Quando la tecnica si nasconde per essere posta al servizio della musica. Quando nella performance la ricerca personale dell’artista coinvolge il pubblico senza seduzioni”.

La musica elettronica come esperienza spirituale dunque, e per niente in contraddizione con la visione religiosa: “La dimensione “spirituale” dipende dal musicista e non dai supporti o dalle tecniche. Ma può essere a volte implicita. Infatti, per spiritualità intendo quell’apertura al mistero di Dio e dell’uomo che ogni persona ha, e si concretizza nella ricerca di risposte a tutta una serie di domande fondamentali che l’uomo si pone. Nell’arte cinematografica di Andrej Tarkovskij, a mio parere, troviamo la più alta espressione contemporanea di un’apertura al mistero. La fede cristiana di Tarkovskij è così profonda e umana che riesce a coinvolgere il pubblico di qualsiasi orizzonte in un viaggio interiore e autentico sulle grandi questioni dell’uomo”.

Spiritualità ed esperienza d'ascolto immersiva e totalizzante, in questo caso, non vogliono però dire distacco dal “terreno” e dalla tecnologia, tutt'altro: all'auditorium del centro si trova, unico in tutta Italia, l'acusmonium SATOR.

Fortemente voluto da Padre Antonio e Giovanni Cospido, cofondatori del CEID (Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali), e realizzato da Eraldo Bocca, l'impianto è descritto come “un'orchestra di 50 altoparlanti che consente la spazializzazione del suono”. Grazie a questa serie di diffusori costruiti, disposti e utilizzati ad arte, la musica immerge il pubblico nel suono per “sviluppare il senso dell'ascolto, l'immaginazione e la percezione mentale dei suoni”. Un'arte acusmatica con la quale si torna all'idea di qualcosa di nascosto e invisibile agli occhi: come Pitagora quando parlava ai discepoli, così il musicista e la sua musica sono “velati” dall'altoparlante.
L’acusmonium rende la sala uno spazio acustico tridimensionale, nel quale il suono costruisce effetti di profondità e lontananza inimmaginabili con un semplice impianto provvisto di surround, offrendo dunque allo spettatore un’esperienza unica e coinvolgente.

Niente male per quella che, ricordiamolo, è una fondazione religiosa: “San Fedele”, spiega ancora Padre Antonio, “è un polo che comprende la Parrocchia, incontri di preghiera, i servizi sociali (farmacia solidale e i volontari in carcere), una rivista, il centro culturale e tante altre cose. Si parte da una visione dell’uomo permeata dal Vangelo, dall’Incarnazione, Dio che si fa uomo e rende nobile anche il quotidiano dell’uomo. C’è alla base la proposta cristiana di un cammino verso Dio guidati dal Vangelo. Questo aspetto viene coniugato anche nel contesto culturale di attività con i non credenti o membri di altre religioni, con l’obiettivo, in questo caso, di un dialogo all’interno dell’esperienza comune a credenti e non credenti”.



Ai più potrebbe dare da pensare il fatto che per ascoltare un certo tipo di musica con un impianto acustico di prima qualità ci sia bisogno di andare in chiesa e affidarsi a un sacerdote. Eppure la dicotomia tra religioso e laico, quando si parla di cultura e musica, non ha molto senso. Come ha affermato lo stesso Padre Pileggi, "il punto di partenza di qualsiasi centro culturale è lo stesso: l’umano, e l’umano è apertura a tutte le realtà del mondo, anche al divino. È un impoverimento chiudersi negli steccati."

Tag: storie elettronica

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    “Fabrizio De André. Principe libero”, il film con Luca Marinelli arriva al cinema come evento speciale