Pino Daniele, il live report del concerto di Napoli Live report, 17/12/2014

Tutte le foto sono di Roberto Panucci / http://www.robertopanucci.it/ - pino daniele nero a metàTutte le foto sono di Roberto Panucci / http://www.robertopanucci.it/ - pino daniele nero a metà
22/12/2014 di

Solo chi è napoletano può comprendere fino in fondo l’onda emotiva che mercoledi 17 dicembre si è agitata sotto il telone del Palapartenope durante “Nero a metà”, il tour di Pino Daniele che ha visto ricomporsi, dopo circa 30 anni, la formazione storica composta da Tullio De Piscopo (batteria), Agostino Marangolo (batteria), Gigi De Rienzo (basso elettrico), Rosario Iermano (percussioni), James Senese (sax), Ernesto Vitolo (tastiere) e Elisabetta Serio (pianoforte e additional keys), unica musicista non storica della band.

Oltre 3000 persone, che coprivano tre generazioni, hanno voluto partecipare alla festa tra amici dove il “mascalzone latino", padrone di casa, è ritornato al felice periodo in cui, tutti insieme, si scriveva un pezzo di storia della musica italiana, il neapolitan power, punto di riferimento per tutti i giovani musicisti. Sullo sfondo di una scenografia senza troppi fronzoli, fatta di uno schermo gigante e giochi di luce, l’apertura con “Nero a metà” ha fatto partire subito il boato trasformatosi in tappeto nelle successive ed energiche “I say io sto ccà” e “A me me piace ‘o blues”.
Il ritmo è rallentato quando Pino Daniele, con la complicità della chitarra classica, si è concesso un tête-à-tête con i suoi napoletani scherzando anche un po’: “Mi preparo puntualmente le cose da dire, poi me le dimentico”. Naturalmente ha strappato un’ovazione, ma l’atmosfera si è fatta ancora più calda quando a metà show è salito sul palco Tullio De Piscopo e con lui, solo chitarra e batteria, è partito un nostalgico medley tra cui l’attualissima “Na’ tazzulella e cafè”. Tra arrangiamenti di brani, alcuni abbastanza fedeli all’originale, altri con venature funky, rock e gipsy, le sorprese sono state tante.
Molto apprezzata la carnale interpretazione di “Donna Cuncetta” ad opera di Enzo Gragnaniello, una canzone che sembra essere stata scritta proprio per lui. Quasi osannato James Senese, l’altro “nero a metà”, che con il suo inconfondibile stile si è presentato con “Chi tene ‘o mare” proseguendo quasi fino alla fine.



Deludente invece Alan Sorrenti, che ha provato ad interpretare “Dicitencello vuje”, forse non sapendo che i napoletani sono molto esigenti sul repertorio della canzone classica, raccattando un nutrito numero di fischi. Per fortuna a recuperare la situazione ci hanno pensato le ritmiche reggae, blues e funky su cui è innestato l’hip hop di Rocco Hunt, seguito sempre sulla scia della contaminazione da Clementino, che ha esordito con “Tutta nata storia”. A dire il vero i due rapper, esibitisi anche insieme, non sempre sono sembrati in sintonia con il resto della band, ma poi le note di “Napul’è” hanno fatto risplendere di mille colori il tendone nero e gioire il cuore dei napoletani. Una festa tra amici, così l’hanno vissuta, molto più loro dei musicisti sul palco tra i quali non sempre si è avvertito il feeling di un tempo.

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