Daniele Sepe - Pintajota - Parma Live report, 29/03/2001

19/04/2001 di



Dopo la recente esperienza teatrale, con la sonorizzazione dal vivo de "I dieci comandamenti" di Raffaele Viviani per la regia di Mario Martone, che l'ha visto nei panni del poco convenzionale (t-shirt e smoking...) direttore di una poco convenzionale (sei musicisti vestiti da marinai...) orchestra, pronto a passare rapidamente dall'utilizzo di una professionale bacchetta a quello di una pertica di due metri (?), l'instancabile Daniele Sepe riparte, con qualche aggiustamento (in programma tra l'altro serate a tema su Viviani, appunto), sugli stessi binari che l'anno passato lo hanno visto sovrapporre tre (!) tour completamente diversi tra loro. Nel live act al Pintajota si mescolano un po' le carte, con una scaletta composita che allinea brani tratti da "Conosci Victor Jara?", coraggiosa raccolta di pezzi del cantautore cileno vittima del colpo di stato del '73, dagli itinerari musicali tra le minoranze linguistiche del meridione di "Lavorare stanca" e "Viaggi fuori dai paraggi", dal recente "Truffe & other sturiellett'", e, per citare lo stesso Sepe, varie altre "amene schifezze".

Durante le quasi due ore di spettacolo si salta così tra generi e lingue diverse, in un'altalena tra Mediterraneo e Sud America che passa con estrema disinvoltura dallo ska in latino di "Vinum bonum" dai "Carmina Burana", al greco, al grecanico, all'arbresh (la lingua delle comunità storiche albanesi in Italia, in "Ca me pe ti zog?" ) dei già ricordati 'viaggi', dal più tradizionale 'lirismo' partenope a tarantelle splendidamente riarrangiate, dal pathos da brividi di Jara in "Te recuerdo Amanda", montata su un soffuso tappeto jazzato, al samba gioioso (almeno nei modi...) di "Procissao", dalla celeberrima "Guantanamera" all'epica e bellissima "Inti Sol" del misconosciuto autore peruviano Manuel Silva, confezionando uno spettacolo insieme ipertrofico (pause ridottissime, continue variazioni di ritmo, architetture sonore complesse) e perfettamente fruibile (intensità comunicativa elevatissima, scaletta sapiente, perfetto equilibrio interno alla band).

Sul palco, oltre a Sepe, ci sono Massimo Ferrante, Auli Kokko (purtroppo ancora per poco...) e i fedelissimi dell'Art Ensembe of Soccavo: cinque musicisti tecnicamente inarrivabili, straordinari nei rilanci e negli assoli quanto nelle costruzioni ritmiche, e due voci altrettanto impeccabili, con la cantante finlandese incredibilmente a proprio agio nella babele di lingue diverse, intorno ai sax 'magici' di Daniele: tutto già visto, ma si rimane a bocca aperta ogni volta, storditi dallo splendido straripare della loro musica.

Come sempre, ad essere chiare non sono solo le idee sonore: se il Sepe 'politico' è un po' in ombra, perso tra i manifesti elettorali praticamente identici dei due schieramenti, non mancano nitide prese di posizione, siparietti con il pubblico, progetti per il futuro (buttarsi prima al centro, poi a destra, costruirsi la villa a Positano di fianco a quella di Zeffirelli e finalmente comprare la barca, con la promessa di un giro per tutti quelli che, acquistando i cd alla fine del concerto, contribuiranno alla realizzazione di questo 'sogno'...) e quant'altro può stare schiacciato in due ore dense, appena condizionate da un pubblico assolutamente soddisfatto ma decisamente troppo timido e controllato nel manifestare il proprio gradimento.

Con qualche applauso in più ed una platea meno statica sarebbe stato perfetto.

Così è solo (...) un'altro concerto da mandare a memoria.



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