Plagi all’italiana: storia delle nostre canzoni copiate, o presunte tali

Da Puccini a De André, dalla mafia con “O Sole Mio” fino a Michael Jackson vs. Al Bano, U2 vs. Pinguini Tattici Nucleari e alle recenti accuse ai Måneskin : ecco i più grandi casi di abuso – che spesso non lo erano – del diritto d’autore nelle canzoni di casa nostra

Michael Jackson attorniato da tanti Al Bano
Michael Jackson attorniato da tanti Al Bano

Gli U2 hanno copiato i Pinguini Tattici Nucleari”. Dopo aver sentito il brano per l’Europeo realizzato da Bono e compagni assieme a Martin Garrix, più di qualcuno ha notato una bizzarra somiglianza con Ringo Starr, brano portato in gara al Festival di Sanremo del 2020. Si tratta di appena un passaggio musicale, niente di che, però l’assonanza è inequivocabile, al punto che più di qualcuno, sui social, ha tirato in ballo a sproposito – come quasi sempre accade – questa orrenda parola: “Plagio”.

L’accusa di plagio, per quanto pesante, è molto frequente in musica, in particolare per quanto riguarda il pop. D’altronde, “le note sono 7” – anche se non è vero – e le strutture armoniche e melodiche che vengono utilizzate nella musica leggera tendono inevitabilmente a ripetersi e non basta che ci sia un vago sentore di familiarità perché si possa parlare di plagio. Anzi, spesso è proprio quella sensazione di immediata riconoscibilità che suscita un brano nuovo che ci permette di farcelo entrare in testa, perché in parte è già presente. Così come anche nei repertori dei più grandi maestri della musica mondiale ci sono composizioni che richiamano, citano, stravolgono o omaggiano opere precedenti o contemporanee. Fa parte del gioco ed è anche questo segno del genio di un musicista: riuscire a cogliere un’idea preesistente e renderla originale.

Il più grande esperto in tema di plagio in campo musicale in Italia è Michele Bovi, autore televisivo e giornalista che ha scritto diversi libri e programmi televisivi sul tema. Il suo è un lavoro di ricerca esaustivo e meticoloso, grazie al quale siamo riusciti a stilare un elenco di alcuni dei casi più eclatanti della musica italiana, da Puccini ad Al Bano, da Giovinezza a De André, fino a Celentano, Cosa Nostra e i Måneskin.

Giacomo Puccini

Nel 1928, Puccini venne accusato da due sorelle musiciste tedesche, Goldine e Frieda Rubensohn, di aver copiato Turandot, la sua ultima opera, lasciata incompiuta a causa della sua scomparsa quattro anni prima. In particolare, secondo le due sorelle il plagio era evidente nell’Inno imperiale cinese composto da Puccini. Peccato che si trattasse di una citazione proprio del vero inno cinese.

Altro caso interessante sempre legato alla stessa opera riguarda un’accusa lanciata dall’editore Ricordi nei confronti di Cesare Andrea Bixio – autore di Parlami d’amore Mariù e tantissimi classici della musica leggera di inizio ‘900 – e della sua Lucciole vagabonde: il brano, secondo Ricordi, sarebbe un plagio del Nessun dorma. Il colpo di scena arrivò quando Bixio e Ricordi si recarono in Siae, per scoprire che in realtà Lucciole vagabonde era precedente di qualche mese alla Turandot.

Sergio Endrigo vs. Luis Bacalov

Caso particolarmente antipatico: nel 1996, Luis Bacalov vince il Premio Oscar per la colonna sonora de Il postino di Massimo Troisi. Sergio Endrigo riconosce nel tema del film la melodia di un suo brano, Nelle mie notti, di vent’anni precedente. Da questa diatriba conseguirà la fine dell’amicizia tra i due musicisti e un contenzioso legale che si è protratto fino al 2013, quando Bacalov ha accettato di riconoscere la co-paternità della composizione a Endrigo, purtroppo scomparso 8 anni prima.

Måneskin vs. Anthony Laszlo

Uno degli ultimi e più chiacchierati è arrivato lo scorso marzo, durante Sanremo: Zitti e buoni dei Måneskin, che continua a macinare numeri impressionanti, assomiglia molto a FDT del duo formato da Anthony Sasso e Andrea Laszlo De Simone. Dopo le sollevazioni del web, entrambi i musicisti torinesi hanno voluto prendere le distanze dalla gogna mediatica messa in atto nei confronti dei Måneskin, complimentandosi invece con la band romana e augurando loro il meglio.

Al Bano vs. Michael Jackson

Il caso per eccellenza all’interno della musica italiana. Nel 1994, Michael Jackson pubblica l’album Dangerous, al cui interno è contenuto il brano Will You Be There. La melodia è identica a I cigni di Balaka, canzone di Al Bano e Romina Power del 1987. Ne venne fuori una lunga battaglia legale che si risolse con l’assoluzione di Jackson, grazie anche all’accertamento che entrambe le canzoni somigliano molto a Bless You (For Being an Angel) del gruppo doo wop The Ink Spots. Visti però i legami tra l’allora capo della Sony Tommy Mottola Jr. con Cosa nostra, che distribuiva la musica di Al Bano nel mercato sudamericano – come spiega Vince Tempera nel libro Ladri di canzoni di Bovi –, rimane il dubbio se in qualche modo uno dei suoi collaboratori non sia arrivato a portare a Jackson quel brano spacciandolo per originale.

Giovan Battista Viotti vs. Claude Joseph Rouget de Lisle

“Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé”. Tra gli inni più iconici del mondo, La marsigliese nasce nel 1792 per mano del compositore e poeta Claude Joseph Rouget de Lisle, diventando in breve tempo la chiamata alle armi dei rivoluzionari francesi. Non si tratta però di una di una composizione originale, in quanto è quasi identica al Tema e variazione in do maggiore del piemontese Giovanni Battista Viotti, realizzata 11 anni prima.

Enzo Jannacci vs. Fabrizio De André

Anche De André, tanto grande da sembrare intoccabile, ha “copiato” parecchio nel corso della sua carriera. Troppi casi per citarli tutti, tra omaggi dichiarati e citazioni meno evidenti, per cui vale la pena di ricordare in particolare Via del campo, che riprende La mia morosa la va alla fonte di Enzo Jannacci, a sua volta ispirata da un canto medievale. Jannacci minacciò di agire per vie legali, ma alla fine i due si accordarono e al cantautore milanese vennero riconosciuti i crediti per la musica.

Enrico Caruso vs. Cosa nostra

Il successo che Enrico Caruso e la sua immortale voce riscossero negli Stati Uniti all’inizio del ‘900 finì subito nell’occhio di Mano nera, l’organizzazione criminale che sarebbe poi confluita in Cosa nostra. Oltre a tentativi di estorsione, la mafia italoamericana iniziò a distribuire dischi contraffatti del tenore napoletano, fino a cambiarne i crediti per mantenere all’interno del giro i profitti derivanti dal diritto d’autore. Fu così che diversi brani vennero trafugati e iniziarono a circolare con altri titoli e con i crediti cambiati: basta pensare a ‘O sole mio, che divenne There’s No Tomorrow, a firma di Al Hoffman, Leon Carr e Leo Corday, mentre nel 1960 venne incisa con il titolo di It’s Now or Never da Elvis Presley.  

Napoli vs. The Beatles

Il rapporto tra Napoli e i Beatles ha un che di incredibile: per esempio, si riesce a cogliere un’inaspettata somiglianza tra 'O sole mio e Hey Jude, ma è ancora più eclatante quella tra una fantomatica aria di fine ‘800 che risulta scomparsa, chiamata Picceré, e Yesterday, come raccontato dal maestro Lilli Greco. Lato inverso, a omaggiare – o oltraggiare? – i Fab Four a Napoli ci hanno pensato Nino D’Angelo, con la sua improbabile Gesù Crì, e gli Shampoo, geniali nel loro realizzare i brani dei Beatles con dei testi in napoletano dall’impressionante assonanza con gli originali.

Clan Celentano

Il Clan Celentano ha una lunga e tortuosa storia di problemi con il diritto d’autore: da Pregherò, cover di Stand by Me di Ben E. King e rubata inconsapevolmente da Ricky Gianco, convinto che si trattasse di una canzone tradizionale, a Pugni chiusi, che vide in contenzioso Gianni Dall’Aglio dei Ribelli con lo stesso Ricky Gianco, fino alla recente causa di Detto Mariano nei confronti di Celentano per la paternità di Prisencolinensinainciusol e all’indennizzo che Nando De Luca ha dovuto pagare nel 2016 a Gino Santercole per 20 brani, tra cui Una carezza in un pugno.

Faccetta nera, Giovinezza

Anche due brani simbolo dei venti anni peggiori della storia italiana pare non fossero del tutto originali. Faccetta nera venne portata in tribunale dal musicista Vincenzo Raimondi e dal comico Gustavo Cacini – che proprio grazie a questo processo iniziò a diventare famoso – per la somiglianza con la loro La vita è comica; Giovinezza, invece, nasce già nel 1909 come brano goliardico per gli studenti universitari scritta Giuseppe Blanc, per poi diventare inno degli alpini, inno degli arditi e infine l’inno del partito nazionale fascista.  

Nino Rota

Com’è possibile che un capolavoro cinematografico come Il padrino non abbia vinto l’Oscar alla miglior colonna sonora? Semplice: non si tratta di una composizione originale. Nino Rota ha copiato… sé stesso: Parla più piano, il tema del film di Coppola, così distintivo da diventare quasi la rappresentazione musicale della mafia, non è altro che una versione rallentata del tema di Fortunella di Eduardo De Filippo, la cui colonna sonora è sempre di Nino Rota.

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L'articolo Plagi all’italiana: storia delle nostre canzoni copiate, o presunte tali di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-06-17 15:50:00

Tag: plagio

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