Live Report: Bachi da Pietra al Pão - San Benedetto del Tronto (AP) Live report, 13/07/2009

20/07/2009 di

(Foto di Piero Previti)

Può capitare che un gruppo tanto ruvido e tagliente - come pochi in Italia - sia invitato in uno dei locali più alla moda di San Benedetto del Tronto (che a club e bella vita se la gioca con Rimini). Così è stato: i Bachi da pietra sul palco a suonare mentre il pubblico gustava piatti ricercati e vini costosissimi. Una serata particolare, Alex Urso ci racconta.



A vedere i Bachi da Pietra al Pão ci vado solo. Scendo con la Panda1100 che si strafotte pure il vento. Brrummm! Ad alta velocità, me li mangio tutti; le fuoriserie io me le mangio tutte.

Entro. Il Pão è uno dei locali più in di San Benedetto. San Benedetto dove negli ultimi anni solo i ricchi. San Benedetto dove tra poco anche l'aria che respiri la paghi al parchimetro. San Benedetto che è seconda a Rimini solo per fama e per coca. Insomma i Bachi da Pietra. Sono curioso di immaginare i due così sgualciti dal loro malessere, così alternativi nel loro proporsi, così scomodi all'ascolto, in un posto tanto esclusivo. Tanto fashion, perché questo è.

I Bachi tardano ad entrare. La gente mangia ai tavoli ottimo pesce con Pecorino del Conte. Gironzolo. Chiedo una sigaretta ad una che ha tutto di perfetto tranne che il sorriso. Mi siedo. Poltrone bianche. Ancora mezzora e salgono sulla pedana. Una volta partiti, l'impatto musicale che i due creano non fa una piega da quello che ti aspetti, nonostante la scenografia viziosa, che per di più sotto questa musica decadente ha un ché di inquietante e perciò attraente: l'ambientazione imbellettata quasi quasi dà una parvenza simile a quella dei film dei telefoni bianchi, col gusto decò anni 40, con la guerra alle porte ed i baroni a brindare alla modernità.

Subito una strafottenza di bassi raggiunge il pubblico, composto da poche unità decimali appassionate ad un effetto simile, ad una psicosi musicale simile: movimenti talvolta martellanti e sussurrati si alternano a nevrotici gesti emotivi che raggiungono il grido. E questo piace, perché è strano. La gente ama ciò che è strano, anche solo per il semplice gusto di sentirsi passivamente partecipe, solo per un giorno solo, a qualcosa di diverso. Ed i Bachi da Pietra, da qualche anno a questa parte, figurano a pieno titolo tra le stranezze (sperimentazioni) più interessanti del nostro panorama.

I pezzi proposti sono soprattutto quelli dell'ultimo album, "Tarlo Terzo" (del 2008). Canzoni come "Mestiere che paghi per fare", "Seme nero", "Lui verrà", si susseguono con un ritmo ansimante. Tutto si ripete senza interruzione, un clichè martellante ed oscuro persino da rendere nervoso te, incapace pure di battere un ritmo; non il tempo di abituarti ad un suono: quello che ascolti scivola come petrolio sulla parete.

La sensazione è che i Bachi affrontino sul palco una sorta di questione privata. Loro e basta. Una questione privata che dà vita ad un braccio di ferro con la nostra tradizione musicale, così disabituata a simili catarsi emotive. Tutto è affrontato in maniera intima, con i due musicisti che suonano manipolando continuamente i loro strumenti. La chitarra è un teatro di marionette da muovere, ed ogni mossa è tanto minimale quanto decisiva. La batteria è una cassa, niente di più che pelle da martellare.

Gli effetti che si creano sono notevoli. A dirla tutta diresti quant'è strana l'arte, quando un giorno sembra che ti costringa a cercare le strade più contorte per esprimere un pelo d'emozione, e quando un altro basta semplicemente essere sinceri e poi anche respirare vuol dire comunicare. Questo perché quella dei Bachi è musica scarna, essenziale. Eppure incisiva. Diresti persino che non è musica. È sensazione, un trip-hop senza articolazioni, una mistura di emozioni senz'ossa.

I pezzi di "Tarlo Terzo" si alternano a quelli di "Tornare alla Terra" (del 2005), fino ad arrivare a "Bastiano" o "Casa di legno", frammenti di "Non io" (del 2007), che è probabilmente l'espressione più riuscita della loro produzione.

Finito il concerto e lasciati gli strumenti, il padrone del locale dice che stapperà una bottiglia di Pecorino del Conte ai due se suoneranno un ultimo pezzo. I Bachi tornano sul palco. Pezzo suonato, Pecorino stappato, catarsi finita. Andate in pace.



Commenti (1)

  • Mario Panzeri 29/07/2009 ore 13:24 @mariopanzeri

    Geil! E il Pecorino è ottimo con le cozze.

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