Dammi un Poket P*rno che mi taglio le vene

23enne, Marco Male viene dalla provincia anonima di Milano. Che fa da sfondo alla web serie del suo primo disco: 4 episodi (e 8 tracce) per raccontare cosa c’è nella mente di chi cresce in un posto “malsano a livello culturale”. Tra punk rock, rap e chitarroni, le domande a nome di una generazione

Poket P*rno aka Marco Male - foto di Enrico Bondi
Poket P*rno aka Marco Male - foto di Enrico Bondi

Cosa aspettarsi da uno che si chiama Poket P*rno, scrive il suo nome d'arte su un preservativo e lo distribuisce per spargere il seme della sua musica? Impertinenza, aggressività, garage punk, punk-rock mescolato al rap e all’underground non bastano per descrivere il progetto di Marco Male. Per capirlo a fondo, serve intanto ascoltare le sue canzoni, ovvio (i testi sono pregnanti e cantano il cinismo di una generazione, la sua, quella cosiddetta Gen Z).

Poi, bisogna spulciare il suo canale YouTube e guardare i video girati per alcuni brani di Tutti Vogliono, il disco di debutto. Quattro episodi di una web serie autoprodotta, affascinante per vari motivi (in primis il modo ingenuo e genuino di recitare) e realizzata da una troupe giovane che conosceremo tra qualche riga.

Infine, per comprendere Poket P*rno bisogna parlare con Marco, il 23enne dietro al progetto: una voce interessante, sensibile, accurata. Che, caricata dalla musica, provoca e colpisce, mentre tira fuori le verità di una generazione che deve essere sempre pronta a lottare con la vita, per rivendicare il proprio spazio in una società individualista. E sperare di costruirsi un futuro, nell’incertezza che ci hanno costruito davanti.

"Ciao raga", comincia così, polleggiato, e io già sono in love: "Ho compiuto gli anni la settimana scorsa e vivo in un paese a 30km km da Milano ovest chiamato San Giorgio su Legnano. Lavoro in pizzeria la sera e in magazzino la notte per pagarmi la musica e mettere da parte soldi per l'inverno. Ascolto centinaia di dischi, studio la sintesi dei suoni, ingegneria del suono e teoria musicale (autonomamente). Oltre a Poket P*rno ho un progetto rap parallelo nel quale mi chiamo Marco Male (il mio primo nome d'arte). Mi piace il caffè americano, leggo libri e nel tempo libero mangio e mi riposo".

Poket P*rno - foto di Enrico Bondi
Poket P*rno - foto di Enrico Bondi

Tutti Vogliono è il suo disco di debutto, 8 tracce in tutto registrate con un Mac, una scheda audio, delle cuffie, una Fender Squier, immaginate e visualizzate da una macchina fotografica analogica. Il titolo è "un riferimento al sovraffollamento di volontà in reciproco conflitto e alla tensione sociale che naturalmente ne consegue", spiega il giovane artista. "Parla dell’odio attivo e passivo, ma in entrambi i casi viscerale, delle società occidentali, dell’individualismo e di una battaglia continua e inevitabile con la vita".

Canzoni da ascoltare a tutto volume, che dicono molto su come i ragazzi guardano e pensano la società contemporanea. Ma soprattutto gli affetti e le relazioni con gli altri, la realtà più vicina a ognuno di noi: "È vero, nel disco faccio critica sociale, ma cerco di non escludermi mai dai diretti responsabili del problema verso il quale punto il dito. Questo perché riconosco i miei privilegi e non me la sento proprio di fare l'eroe popolare cresciuto tra gli stenti", chiarisce.

"La critica che faccio è più diretta verso il carattere delle persone e al loro approccio con ciò che li circonda e, soprattutto, in che modo si relazionano agli altri", continua. Ovunque vada, Marco avverte sempre un sentore di sfida inter-partes dove qualcuno si contrappone sempre a qualcos’altro: "Come se dimostrare che quel qualcos'altro abbia torto facesse automaticamente passare il primo dalla parte della ragione o, comunque, migliorasse la sua vita in qualche altro modo".

"Vedo troppa gente avere la deformazione culturale di spingersi fino all'immorale pur di dimostrare qualcosa. Che spesso è di natura frivola, come la virilità o la popolarità. Molta gente, soprattutto nel posto in cui viviamo noi, ha bisogno di un nemico per vivere, o crede che le sue azioni non abbiano senso se non volte a sopraffare l’altro”, Marco spiega così il suo punto di vista.

Ma Tutti Vogliono cosa? "La propria realizzazione personale", risponde, "che di per sé è un diritto sacrosanto che va preservato quasi a ogni costo. Credo che i problemi nascano, però, quando una persona si illuda che per ottenere questo obiettivo debba minare alla realizzazione degli altri. Nella convinzione che gli altri possano fare ombra su di noi". Tutti Vogliono "essere come", dunque.

Alla luce di questo, Marco vede poche persone tirare fuori il meglio da sé stessi e attribuirgli un valore: "Ne vedo tantissime fare cose senza metterci il cuore, solo perché sentono di doverle fare per avere successo. Tutti Vogliono quello che vogliono tutti gli altri, ed è un problema perché non lo possiamo avere tutti contemporaneamente. Basterebbe volere solo quello che vogliamo noi”, conclude il ragionamento.

"E tu cosa vuoi?", gli chiedo. "Voglio continuare a vivere la mia vita a mille, sperando di avere ancora molto tempo per farlo. Voglio provare il mondo e fare quante più cose interessanti possibili; vivere a pieno le persone che trovo sul mio cammino, consapevole del fatto che spesso ci si incrocia anche solo per pochissimo tempo e che poi resterà solo un bel ricordo di qualcuno".

Cover di Tutti Vogliono - in copertina Poket P*rno - cover art Martina Stomeo
Cover di Tutti Vogliono - in copertina Poket P*rno - cover art Martina Stomeo

Pocket P*rno è racchiuso in questo disco, che si prolunga e si completa nei videoclip dei brani, alcuni dei quali costruiscono una web serie in quattro episodi (li trovate tutti qui, sul canale YouTube del progetto). I protagonisti, Ragazzi di Vita che recitano senza alcuna particolare tecnica (ma proprio qui risiede il bello, in questa innocente e genuina amatorialità), vivono una storia: la loro, che è quella di ognuno di noi.

"Abbiamo girato le riprese nei dintorni del posto in cui vivo, a San Giorgio su Legnano (MI) sia per limitare gli spostamenti e contrarre le tempistiche e il budget necessario, sia per attenerci all'ambientazione del racconto: un posto privo di identità, che non attira l'attenzione ne positivamente ne il contrario", spiega.

"Volevo raccontare una storia che potesse rappresentare la crudezza con cui ho analizzato il mio vissuto finora, pur non essendo un racconto strettamente biografico (oltre al fatto che lo spazio narrativo a disposizione era relativamente poco per raccontare i dettagli di una vita, se anche fosse stato quello lo scopo)", continua, "la storia di questa serie è una storia che ha del malsano e voleva rappresentare come i pensieri malsani possano insinuarsi nella testa di una persona fin dalla giovane età, se si cresce in un posto che malsano lo è a livello culturale".

La serie è realizzata da una troupe di giovani amici professionisti: Francesco Cassata, il regista con cui Marco ha scritto la sceneggiatura e che ha montato le riprese; Cristiano Gelato, il cameraman, D.O.P. e colorist che ha smesso da pochissimo (per forze maggiori) di essere anche il chitarrista solito della band con cui Poket P*rno porta live il progetto; Filippo Moretti, il fonico di presa diretta; Martina Stomeo, la make-up artist che si è occupata anche di diversi contenuti grafici del progetto; e Vincenzo Teramo, il fonico che ha curato il mixaggio della colonna sonora dell'intera serie e i relativi elementi di sound design.

Ce la guardiamo, con l’aggiunta di un aneddoto per ogni puntata lasciato dal nostro Marco (spolier, il fattarello più strano è alla fine). Cast: Bangkok (Micaela Raimondi); amico 2 (Andrea Viganò); chitarrista 1 (Cristiano Gelato); chitarrista 2 (Giulia Cozzi); bassista (Jacopo Colaianni). Buona visione!

Fermo Al Sole - (Ep. 1)

Durante le riprese del primo episodio non avevamo ancora trovato una catena con cui appendere un lucchetto al collo di Bagkok (Micaela Raimondi) e così, facendo mente locale, ho deciso di sacrificare il cavo aux che usavo per ascoltare la musica in macchina, soluzione che si è subito rivelata molto efficace, fortunatamente.

Carta Bianca - (Ep. 2)

Per Carta Bianca era necessario avere delle riprese sonore del rumore fatto da Bankok urinando in un campo. Abbiamo a tutti gli effetti fatto doppiare questa parte da un nostro amico, che è stato al microfono mentre p*sciava.

Tutti Vogliono - (Ep. 3)

Ho imparato il monologo che interpreto in quest'episodio semplicemente ripetendolo 22 volte direttamente sul set. La ventiduesima take è stata ritenuta buona.

W - (Episodio finale)

Nell'episodio finale i capelli e la barba erano veri e, man mano che finivamo un episodio li tagliavo per girare quello precedente nella storia. Abbiamo dovuto girare gli episodi al contrario.

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L'articolo Dammi un Poket P*rno che mi taglio le vene di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 2021-12-10 17:15:00

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