Pollorock - Martellago (VE) Live report, 22/08/2008

10/09/2008 di

(I Public - Foto di Giovanni Sparano)

A fine agosto a Martellago c'era il Pollorock, festival che raccoglieva molti dei nomi più conosciuti dell'area veneta. Maria Guzzon era rimasta imbottigliata nel traffico ma ha fatto in tempo per vedere le ultime due band: i Public e i Valentina Dorme. Nuove scoperte e bellissime conferme. Ci racconta.



Arriviamo tardi alla serata del "Pollorock": io finisco di lavorare alle sette dall'altro capo del mondo, al casello di Mestre c'è coda, bagagli che tornano dal mare e gente che non sorride. Arriviamo tardissimo, ma ci tocca dire "pazienza", per stasera va così.

Arriviamo mentre gli Zabrisky chiudono il loro concerto. Prima sono passati sul palco Artemoltobuffa e Margareth, ora invece tocca ai Public, e poi Valentina Dorme. Il pezzo di parco a disposizione per il festival è poco più di un'aiuola con vista sui condomini.

Sono le dieci, i Public iniziano e noi mangiamo sulle panche in fondo. Da lì, continuo a chiamarli Northpole – tutta colpa della voce di Beraldo, e ha un bel daffare il mio ragazzo a ripetermi anche Disfunzione, By Popular Demand... Ma basta avvicinarsi per rendermi conto che questa non è una semplice somma di addendi, e va affrontata da capo.

Sono compatti, tesi, precisi. Il tempo scorre rapido, restano impresse solo qualche melodia, qualche frase, "La donna abitata" della stessa consistenza dell'erba sotto ai sandali, e la spinta più energica di altri brani. Uno dice "altro che grandi aspettative, non ci aspettiamo più niente". Anch'io ho cercato di evitare aspettative su di loro. Così scopro che hanno belle canzoni da regalare, stasera la loro musica mi ricorda alcune persone: quelle che non ti raccontano tutto la prima volta che ti incontrano, e per questo le apprezzi di più quando il tempo passa. Terminano con "Il capitano", "c'è un'alba perfetta, e questa è una fine", penso a quel "dopo la musica si è fermata" che ho sentito dalla stessa voce a un altro concerto. È un'altra cosa, è un inizio.

Poi i Valentina Dorme, di nuovo in formazione elettrica dopo una lunga pausa. Ci sono Capelli Rame e brani di un disco ancora da registrare, un riflettore puntato troppo basso, un amplificatore che fischia.

I suoni sono poco concilianti, densi di sbavature, stasera sembrano ragazzini che vanno a sbattere contro le gambe delle sedie e gli stipiti delle porte, hanno la stessa foga, e una sorta di incertezza nelle intenzioni. Non si perde in intensità, ma in equilibrio, negli stacchi netti di atmosfera tra i pezzi.

Gli inediti si muovono con cadenza dolce e ossessiva, mentre in altri momenti il suono si fa più scuro e impastato, e tra queste due sensazioni non cercano di mediare. Passa "Una colt", nessuno sanguina tranne le luci sparate rosse, e il nodo che mi chiude la pancia.

Passano canzoni nuove, c'è "Io non sono forte", l'avevo sentita in altre occasioni, oggi ha un po' meno smalto ma resta un pezzo splendido; c'è "Giulia bentley in estate", che inizia sottotono, una storia come tante, ma poi trascina e incanta. "Un nome di fantasma" è una serenata d'altri tempi, girata in bianco e nero, cattiva. Mi perdo in "Guardare i corvi", dieci minuti dopo non so neanche più se è davvero l'ultimo pezzo che hanno suonato. È l'ultima cosa che mi porto via da questa serata. Dice "rimani", noi invece partiamo abbastanza presto, perché la strada è lunga.



Pagine: Valentina Dorme Public

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