Mi sono rotto un piede. O forse no. Non l’ho capito subito, stavo facendo sport sulle prime salite del Savonese. Mi si è girato talmente male che non riuscivo più a camminare. Eppure, quando capitano queste cose, o non vuoi accettare la realtà oppure ti abbandoni completamente al dolore e diventi ostile al mondo. Forse mi sono rotto un piede, o forse no. Una cosa però è certa: in qualche modo sono riuscito a guidare cercando di non pensarci. Mi sono medicato e alla fine non era rotto. La situazione però imponeva riposo, niente spiaggia, pochi giretti in motorino, camminare poco e nel modo giusto, cercando di preservare i tendini che avevano subito un brutto trauma.
Sanremo è un posto bello che ho scoperto essere molto pacato, forse anche idealizzato. Quel programma televisivo ha un peso enorme per chi non conosce il paesino in provincia di Imperia. La Liguria di ponente però è diversa nel resto dell’anno. Non c’è il turismo dello sfarzo e del divertimento ma un turismo più familiare e concreto. Vicina alla Costa Azzurra, ma non è la Costa Azzurra, è un po’ Francia e un po’ Italia del Nord. Un po’ mare ma anche montagne. I grandi anni Ottanta con le discoteche di successo, sì, ma anche una parte della Liguria più selvaggia, quasi “disperata”.
MUSICA ORIZZONTALE è una specie di etichetta, forse un collettivo; di certo è la visione di un gruppo di ragazzi di Sanremo che cinque anni fa ha deciso di mettere insieme la Liguria di ponente più weird in un collettore di canzoni. Più di venti uscite discografiche curate da loro, con protagonisti quasi tutti artisti della zona. «Ci siamo resi conto che in cameretta c’era troppa roba nascosta, perché alla fine qui vanno forte le cover band, il funk anni Settanta delle feste, l’elettronica da aperitivo» e poi, appunto, il grande masso, ovvero il Festival di Sanremo. Grazie a questo piccolo "movimento" di artisti riesco a conoscere Luca, che già seguivo con la sua band - piuttosto di culto per la scena emo-core ovvero gli Uragano. Luca è un ragazzo nato e cresciuto a Sanremo, ha poco più di 30 anni, ora vive a Genova, ma che è tornato spesso a Sanremo. Con Luca, cerchiamo di parlare un po' di spazi dove fare musica in zona: praticamente non c'è più nulla.
Come molte persone, si appassiona alla musica durante le superiori: «Una volta, qui in zona, formavi una band andando ai giardinetti. C’era molta curiosità anche per generi lontani dal mainstream». Ma da dove nasceva questo movimento? «Intanto c’era una sala prove che non era il massimo, però se avevi meno di 18 anni era gratuita, si chiamava RDA ed era comunale. Poi, fino a qualche anno fa, esisteva un collettivo che si chiamava Sanremo Hardcore. Noi eravamo al liceo e loro organizzavano concerti di band in tour ed era assurdo, da queste parti. Poi abbiamo continuato un po’ noi della generazione dopo, ma a un certo punto ci si è fermati per vari motivi, soprattutto per il poco ricambio generazionale».

Delle problematiche post-pandemia e della situazione dei live club parliamo spesso su queste pagine e molte volte ci rendiamo conto che le cose sono cambiate anche perché sono cambiate le nostre abitudini. Che sia un pezzo d’Italia come questo, vicino al confine, o uno dei grandi centri abitati,il potere identitario che può darti un luogo sta via via scomparendoperché istituzioni e pubblico non ne sentono spesso il bisogno. «Per noi un locale super importante è stato l’Arci Camalli, l’unico Arci che nel tempo organizzava anche concerti di band da fuori, con una bella programmazione», mi dice Luca. «E poi c’era l’Aighese, che è stato il fulcro per chi, in queste zone, ascoltava punk o metal».
Ad oggi è ancora attivo “La Talpa e l’Orologio”, che si può definire l’unico centro sociale del Ponente ligure. Non è sempre aperto e ha una programmazione piuttosto diluita, ma è riuscito a far scoprire band giovani della zona che cercano di proseguire le orme di un genere come il punk, come ad esempio i Nati Opposti.
«C’è anche il rap qua in zona, non è così diffuso però», ammette Luca, «e ovviamente c’è il mio rapper preferito, Gelo Gelido, pazzesco. C’è anche un pezzo rarissimo con Sayf, meraviglioso, che ti devo far sentire». Il pezzo è oggettivamente una mina, ci sono quasi rimasto male. Gelo Gelido, ma anche Coagula in Madness, progetto con venature post hip hop, non sono affatto scontati. Magari non ci bombardano di singoli ogni due settimane, ma hanno qualcosa da raccontare attraverso le loro canzoni. E alla fine questa provincia ligure non sembra poi così diversa dalle “grandi” città, dove sembra che la musica passi solo da lì.
Canalizzare totalmente l’attenzione verso qualcosa è un esercizio che dà molta sicurezza. In quella settimana si sa, si accende la Rai e si segue il Festival. Si va al lavoro e si legge cosa si dice, si clicca un programma televisivo per capire cosa succederà e poi ancora ci si chiede dove trovarsi la sera per guardarlo. Ci sono eventi, brand che organizzano iniziative, contenuti su contenuti, tutto amplificato da algoritmi e social network. È una settimana fondamentale per un’industria come quella discografica, che vede tutto questo come la grande occasione per vendere i propri prodotti. Una vetrina fortissima che genera uno scambio continuo di feste a invito, open bar dove si sgomita, pubblicità su pubblicità. Intanto la musica che resta sul territorio probabilmente porta con sé solo polvere e, ovviamente, macerie. E da lì bisogna ricostruire.
«Non è mai stato un lavoro, ma l’obiettivo è costruire delle piccole nicchie lontane dalle logiche commerciali. Di per sé non è difficile fare le cose, perché si fanno tra amici ed è la scusa più semplice per beccarsi», mi dice Andrea, membro della band Gli Altri(e svariate altre formazioni), Savonese, poco più di trent’anni. L’altra parte della Liguria di Ponente: c’è Imperia e c’è Savona. Tra loro non distano troppo, però se nella città più vicina al confine il movimento è fermo, Andrea è più ottimista, dopo anni di militanza nell’organizzazione di situazioni pensate per risvegliare quella che è la provincia più anziana d’Europa.
«La parte complicata è prendere coscienza di aver fatto qualcosa che è rimasto, perché ovviamente è tutto dispersivo: in molti sono andati nelle grandi città, anche all’estero. È vero che anche noi abbiamo un po’ mollato e le nuove generazioni non hanno proseguito ma ora cerchiamo di fare poche cose ma buone e dobbiamo dire che la risposta, soprattutto da un pubblico veramente giovane, tipo 14-18 anni, è ottima.»

Andrea mi spiega che anni fa organizzava un evento importante per la zona, “Ponente prepotente vs Levante arrogante”, dove riuscivano a far suonare 13-14 gruppi per ogni provincia della Liguria. Il mash-up «era stranissimo», perché magari trovavi la band hardcore della Spezia, quella grime di Genova e una screamo di Imperia.
Proprio per questo mi dice che a Savona c’è sempre stato un sottosuolo attivo, una marea di fermento e di scambio tra persone persino da tutto il mondo anche grazie alla programmazione di locali che hanno saputo intercettare artisti in tour anche sconosciuti. «Pensa al punk con i Klasse Kriminale, all’hardcore e derivati con gli Affranti e all’hip hop underground con i DSA Commando. Ora gruppi attivi esistono ancora: Mangiatutto, Nêuvegramme, Fango, Beingmoved.»
Fondamentali per lui e per la città sono state le Società di Mutuo Soccorso, realtà troppo spesso dimenticate ma indispensabili: “Serenella, Milleluci, La Rocca, San Bernardo in Valle”. Spazi vicino al mare e non solo, gestiti da amici o conoscenti, nati per far suonare progetti musicali ma soprattutto per invogliare le persone a vivere momenti di comunità attorno alle sottoculture.

«Ogni persona che siamo riusciti ad avvicinare, grazie a una delle nostre manifestazioni, a qualcosa che non conosceva, o che si è ritrovata lì per non sentirsi sola, è la nostra più grande vittoria. Non l’abbiamo mai visto come un lavoro, ma come una restituzione al prossimo», mi dice.
E poi mi manda ancora una marea di foto, di ricordi, di persone. Andrea è un fiume in piena. Anche se io lo conosco per la sua militanza in una band importante per la scena emo-core come Gli Altri, attraverso il suo racconto mi sembra di rivivere quelle canzoni che ascoltavo 10 anni fa. Un po’ come succede con Luca degli Uragano. Sono coetanei, si conoscono da una vita, abitano in due città vicine al confine. Due posti con problematiche diverse. Sul mare. Con i fasti di un passato recente e con quella luce che si accende soprattutto quando c’è da partire per Milano in treno a seguire un programma televisivo, in attesa di qualche invito da parte di un brand che ti faccia lavorare ai contenuti.
Luoghi con un’età media piuttosto alta, da cui molti vanno via e poi tornano. Posti sinceri, vivaci, ma in cui bisogna “scavare”: molti giovani artisti fanno ricerca, però tengono tutto nel proprio computer. Liguria di ponente, tra serate che finiscono tardi in spazi invisibili e un grande desiderio di farsi sentire. Qui "la voglia c'è" mi fanno capire dalle loro parole, adesso è il momento di comunicarlo. Poi sono tornato a Milano con lo stesso motorino che mi ha accompagnato per tutta l’estate, con il piede quasi rotto. Sono partito presto, ho attraversato tutto il tratto dal confine fino a Savona. Ho rivisto le spiagge in cui ero riuscito ad andare solo zoppicando, per qualche ora al giorno, sentendomi ridicolo come non mai, mentre intorno c’era sempre qualcuno pronto a tenderti la mano con aria beffarda, come se fosse chiaro a tutti che stessi davvero toccando il fondo.
In quel continuo saliscendi imposto dalle strade della costa, a un certo punto mi sono infilato tra le montagne. Un attimo prima che il mare sparisse alla vista ho pensato che ci saremmo rivisti, come sempre. Ho guidato fino a Milano in modo disperato e prepotente. Nessun treno lungo la costa, nessun invito a feste già programmate. Nessun contenuto, nessun video sui social. Niente di niente.
Ci rivediamo presto lì, da qualche parte, dove finalmente si possa stare bene insieme.
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L'articolo Ponente Prepotente: musica incendiaria cova sotto le ceneri di Sanremo di Teo Filippo Cremonini è apparso su Rockit.it il 2026-03-01 16:29:00

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