Il debutto sbagliato di P O N ¥

Un nome d'arte preso in prestito da Tom Waits, un profilo instagram dedicato a Daniel Johnston e una somiglianza innegabile (e non voluta) con Sufjan Stevens. Il misterioso cantante lombardo è capace di farci star così male da star bene fin dal suo esordio, registrato con un iPhone, "Vita"

Ascoltando Vita, il singolo di debutto di P O N ¥, mi è venuto subito da accostarlo a Sufjan Stevens: la sincera delicatezza, il metodo di registrazione utilizzato e lo stile decisamente indie folk con cui vengono trattati i temi da lui cantati vanno in quella direzione. "Anche una mia amica mi aveva citato lui, ascoltando una mia canzone in cuffia una sera dell'anno scorso all'Ohibò di Milano (prima che lo chiudessero)", mi rivelerà poi. "In verità io non conosco molto né di suo né di Bon Iver, tanto per nominare due degli artisti a cui forse oggi sono più accostabile come attitudine".

Dopo una sola canzone è difficile giudicare, ma già si intuisce quante soddisfazioni a livello di disagio interiore e disidratazione da lacrime ci può regalare questo ragazzo. Le sue illustrazioni un po' infantili un po' disturbanti si integrano con la musica, che per sua stessa ammissione ha registrato semplicemente con un iPhone. Vediamo di saperne di più, in attesa di nuove canzoni e nuove occasioni per stare così male da fare il giro e stare bene.

Com’è nato il progetto P O N ¥?

Sono stato per parecchio il cantante di una band. Quando con loro è finita ho passato un paio di anni senza scrivere ne ascoltare nulla, fatto salvo qualche colonna sonora. Credo di non aver ascoltato altro che John Carpenter per mesi. Poi ho deciso che non potevo passare il resto della mia vita senza fare nulla che non fosse lavorare e fare schifo nel fine settimana, e che avevo ancora voglia di dire delle cose. Così ho scritto e registrato una decina di canzoni, più una serie di cover e strumentali di cui tuttora non so che fare (una, di Lanegan,  in verità è uscita per una compilation del collettivo hmcf di Bologna e la trovate qui). Allo de La Valigetta ha sentito i pezzi e gli sono piaciuti, e quindi eccomi.

Il nome che ti sei dato è particolare, come lo hai scelto?

P O N ¥ viene da una canzone di Tom Waits che parla di uno spaccino, e in più il pony è fondamentalmente un freak, in natura, e la cosa mi piace. La ¥ finale l'ho messa perché c'erano altre pagine e progetti con lo stesso nome, ignorando che così facendo più che differenziarmi mi sarei condannato all'impossibilità di essere indicizzato correttamente su qualsiasi motore di ricerca, social e piattaforma.

Perché hai deciso di debuttare registrando col telefono?

Perché quelle che inizialmente dovevano essere delle demo sono diventate l'unico modo in cui le mie canzoni sarebbero potute suonare. Errori, fruscii, riverberi e sporcizia non sono un vezzo: sono il mio suono e ad oggi non c'è nessun'altra veste che vorrei e che potrei immaginare per le cose che scrivo. Io sono questa roba qui, registrata con le note vocali di un vecchio iPhone e montata assieme usando Audacity. La mia è una scelta necessaria tra l'essere me o essere altro, e altro al momento è solo niente.

Nella tua musica ci ento un sacco Sufjan Stevens. Quali sono le tue ispirazioni maggiori?

Se devo citarti dei nomi senza i quali non farei quello che faccio allora ti dico Elliott Smith e Daniel Johnston, e sicuro anche i Sigur Ros per l'uso che fanno di voci e riverberi: sia Vita che gli altri miei pezzi sono pieni di tappeti che all'apparenza sembrano synth ma che in verità sono sovraincisioni vocali affogate nel riverbero più ignorante.

 
 
 
Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da P O N ¥ (@iosonopony)

Cosa prevede per te questo 2021 a livello artistico?

Tra non molto uscirà un altro singolo, sempre per La Valigetta e sempre mixato da Riccardo di Dellacasa Maldive, poi vedremo. Io un disco pronto già ce l'ho, ma diciamo che la situazione non è che permetta di fare piani così a lungo termine.

L’illustrazione del mostro con le antenne, in stile Daniel Johnston, cosa significa per te e come interagisce con la musica?

Quella, come tutti i disegni con cui da un po' popolo il mio Instagram, sono l'unico volto possibile per le mie canzoni. Oltre ad essere un chiaro omaggio a Daniel Johnston, che ho sempre amato per spontaneità, assenza totale di filtri e sovrastrutture, sono anche l'immagine più vera di me. Con tutte le mie nevrosi e le mie paure, sono la cosa più vicina all'anima di questo progetto che io riesca a immaginare. E di sicuro sono più interessanti della mia faccia.

 
 
 
Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da P O N ¥ (@iosonopony)

Perché Vita la reputi una canzone sbagliata?

Perché è un manifesto di come non registrare una canzone, probabilmente anche di come non cantarla e se fai caso al testo anche di come non vivere i rapporti umani e la vita in generale. Ma è un manifesto mio.

---
L'articolo Il debutto sbagliato di P O N ¥ di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-01-22 10:00:00

Tag: singolo

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia