Non Voglio che Clara - Pop Vanvitelli - Ancona Live report, 19/08/2006

19/08/2006 di



Erano a Roma, a giugno, ma hanno iniziato presto – troppo presto – e non sono stata l’unica a perdermeli. Erano a “Frequenze Disturbate”, ma li ho persi un’altra volta, Urbino non è mica dietro l’angolo. Poi, succede che scopro per puro caso che nelle Marche i Clara ci si sono fermati, a quanto pare: saranno ad Ancona e stavolta no, non me li perdo. Stavolta arrivo con largo anticipo e mi metto comoda. Cascasse il mondo, io stasera devo vedere e sentire e vivere questo concerto. Hanno a disposizione una striscia di molo, una temperatura piacevolmente mite e tanti tavolinetti bianchi con le sedie bianche, che fanno tanto estate-al-bar-sotto-casa. E fanno venire voglia di gelato, di fresco. E anche se Fabio l’ha detto fin dall’inizio di avvicinarci, perché “se venite avanti è tutto molto più bello”, dai quei tavoli bianchi non si è scollato nessuno e neanche chi era in piedi ha osato fare qualche passo verso il palco. Pubblico intimorito? Forse. O, forse, da lontano ci si godeva meglio lo spettacolo: le mura della Mole Vanvitelliana dietro, pesanti e granitiche, i Clara davanti, leggeri, che continuavano a disegnare nell’aria piccoli cerchi con dentro piccole note. Cerchi così perfetti e trasparenti che le bambine bionde sotto al palco, le uniche coraggiose, scambiavano per bolle di sapone per rincorrerle, sorridenti, finchè qualche stacco più rapido e battagliero – pochi, per la verità - non le faceva esplodere in aria. E allora le piccole note? Le piccole note rimanevano un po’ sospese e poi planavano sull’acqua e si tuffavano. Qualcuna provava ad arrampicarsi a fatica sulle barche ormeggiate…ma ricadeva in acqua, perché anche le barche si muovevano e cercavano di andare a tempo. E allora ci pensano loro, i musici, a tuffarsi con stile e a salvarle, ché muovere piedi e mani serve, ogni tanto e loro, le piccole note, sono importantissime e qualcuno deve pur dirglielo.

Nel frattempo sul palco si beve e si fuma, ci si scambiano gli strumenti. S’infilano canzoni una dietro l’altra, una perla dietro l’altra e io quasi quasi me la voglio mettere subito al collo questa collana e mostrarla a chi, al bar, ha avuto la faccia di chiedermi “oh, ma questi sonano e recitano, laggiù?”. Laggiù si recita. Laggiù si suona, appunto. Laggiù si sogna ad occhi aperti. Quasi non volevo crederci che questi, i Non Voglio Che Clara, fanno venire voglia di innamorarsi. Sei lì, su una sedia – bianca – che sorseggi la tua birra e ascolti. Vorresti trovare il protagonista di ogni canzone, quella faccia a cui associare queste frasi…e non ditemi che non ne avete almeno una, di faccia, a cui direste volentieri che “neanche la tua espressione assomiglia alle cose che dici”.

Dopo aver già visto scorrere La tregua e le bambine bionde rincorrersi, mentre ci si sforza tutti insieme di trovare un’altra faccia a cui dire con piacere ”non so immaginare altra via che non sia la tua scia”, scoppia l’ennesima bolla di sapone, l’ultima. Puf. Parte la musica dal mixer, ma le barche continuano ad ondeggiare sotto un luminoso spicchio di luna, dunque si resta lì, a pensarci ancora un po’. Ancora un attimo per pensare a qualche faccia…e poi, tutti a casa.



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