Colapesce / Live report, 28/11/2012

Portami lontano sulle onde: la data zero di Colapesce al Blackmarket di Roma

Colapesce ha fatto una data zero a Roma per due concerti fuori Italia (stasera è a Parigi, domani è a Bruxelles). Chitarra e voce e basta. Angela Maiello racconta.
05/12/2012 15:54

Colapesce fa una data zero a Roma per due concerti fuori Italia (stasera è a Parigi, domani è a Bruxelles). Chitarra e voce e basta. Angela Maiello racconta.

Era una di quelle serate da restare in casa: la pioggia batteva a fasi alterne su Roma dal mattino, ma il concerto era già sold out dalla settimana prima, anzi dai quindici minuti successivi all’apertura delle prenotazioni. Il minitour acustico di Colapesce, quello che lo porterà a Parigi e a Bruxelles parte da qui, dal Black Market a rione Monti. Solo voce e chitarra. E un pubblico ristretto.

Io faccio il pazzo. Brucio Parigi per te. Faccio il pazzo, ma tu non bruci per me”: il concerto comincia così, con "Parigi" di Enzo Carella, ovvero una dichiarazione d’amore, che ha però anche l’aria di una mezza dichiarazione di guerra. Cosa mi dai tu in cambio delle mie follie? Tu, pubblico, che con silenziosa curiosità stai lì a guardarmi, mentre io imbastisco per te racconti di onirica realtà, che hanno l’odore di casa? Colapesce all’inizio non sembra particolarmente a suo agio: non ha più dietro di sé quel suono deciso e potente che lo ha accompagnato fino a qui, quello a cui solitamente affida la sua voce, come uno strumento tra gli altri. No, ora c’è solo lui e la sua chitarra. “Quando tutto diventò blu” e “Satellite” tradiscono forse un po’ questa emozione. Oggi è un giorno di guerra.

(Satellite)
 

A poco a poco però, timore e diffidenza si allentano, e proprio come in una storia d’amore, diventano vicinanza e complicità. Colapesce le mette in fila, in bella mostra, quelle canzoni che gli hanno valso il premio Tenco. Le ha spogliate, sì, ma solo per un attimo, perché quando voce, chitarra e looper si mescolano esse riverberano una nuova tensione, qualcosa di meno diretto, che non ti travolge, ma ti investe ugualmente con delicata prepotenza. Colapesce dal vivo è bravo, c’è poco da fare. Sa interpretare, sa riempire di colori sfumati e cangianti, di verità, ogni nota ed ogni frase e sa alimentare e alimentarsi di quella comune e partecipata tonalità emotiva, profonda ma discreta, emozionata. Oggi è un giorno di festa.

(La zona rossa)
 

Dopo “La zona rossa”, “Oasi” e “Mona Lisa” degli Atlas Sound, arriva uno dei suoi “pezzi di cavallo” (così suo zio chiama i cavalli di battaglia, ci dice): “Restiamo in casa”. Dimentica il testo, il pubblica lo aiuta e lui ci scherza su. E’ passato meno di un anno da quando si era presentato in scena a Roma come un astronauta alla Locanda Atlantide in una tappa del tour di "Un meraviglioso Declino". Lì ogni cosa sembrava assolutamente programmata, tutto era sotto controllo. Stavolta, invece, Colapesce si abbandona e sorride, non si traveste più. Le canzoni vanno via veloci “Si illumina”, “Le foglie appese”, “La distruzione di un amore”. E anche stavolta, purtroppo, la sera avrà una fine.

Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare; via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde. L’immancabile omaggio a Battiato ha il sapore stavolta di un manifesto poetico, di una dichiarazione di intenti. Chissà se le “onde” del Nord Europa riusciranno a spingere Colapesce ancora più lontano. Certo è che, se Lorenzo deciderà di fare ritorno, troverà molti ad attenderlo. Qualcuno qui già brucia per lui.

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