Portobello e illusioni - Rende (Cs) Live report, 11/09/2010

20/09/2010

(Paolo Benvegnù, le foto sono di Chiara Chiò)

Ormai l'abbian capito, la provincia cosentina è ricettiva alla musica italiana. E quando abbiamo saputo che nel Centro Storico di Rende suonavano Dente, Paolo Benvegnù, Umberto Palazzo e Federico Fiumani ci siamo informati meglio, abbiamo scoperto che dietro l'organizzazione c'era il Partyzan e, da Roma, Sporco Impossibile. E allora era normale aspettarsi che la classica atmosera da paese, già bella di suo, si riempisse di baffi color pappagallo, gag, e canzoni d'autore della miglior specie per una due giorni che saluta come si deve l'Estate. Ester Apa e Marcello Farno ci raccontano.



Baffigalli, Portobello e Illusioni: ovvero come coniugare la comunicazione visionaria di Sporco Impossibile con l'estro musicale del Partyzan, in una rassegna "coi baffi". Due giorni di musica italiana, autorale, terapeutica nel suo proporsi come kermesse intima, dedicata all'attenzione e all'ascolto di interpreti magistrali, che attraversano con carisma, personalità e straordinaria bravura la canzone italiana: quella fatta di parole importanti e passioni potenti. E' il seducente borgo del Centro Storico di Rende a fare da cornice suggestiva, a questa rassegna confidenziale: una piazza grande, distesa, anfiteatro naturale di buoni suoni che apre il sipario ed ospita quattro cantautori a braccetto, fra performance acustiche e versioni garbatamente elettrificate, in intonato duo o in abito solista. A tagliare i nastri di partenza è "l'oro che può diventare carbone" di Dente. Calembour distillati in concentrati emotivi, un carosello di canzoni raccolte che rubano il cuore, tengono in ostaggio e confezionano pensieri da conservare e di cui poi dovrai necessariamente liberarti. Le parole che si devono cancellare dal vocabolario di "Sempre uguale a mai", i cattivi sentimenti da sputare sulla tavola di "Buon appetito", le braccia intorno al collo di "Parlando di lei a te", le cose che contano, l'amore che non dovrebbe essere un'opinione. Il pianoforte dall'incedere malinconico del probo Sig. Solo accompagna come un quadro impressionistico da guardare al chiaro di luna i baci di "Vieni a vivere", il "niente di niente che ci toccherà" di "Baby Building". Un inno alla lentezza, torrente melodico ed emissario di deliziosa ironia, un frutto di stagione di un'ispirazione nel pieno della fioritura.

Un inalterato carico di suggestioni e risate, di magia robusta e sfaccettata è portata in dono invece da Paolo Benvegnù, metà della mela cantautorale di questa prima serata che per l'occasione è seguito dal fedele Guglielmo Ridolfo Gagliano in veste inedita di chitarrista, pianista e spalla comica. E' atmosfera densissima, poesia senza tempo capace della stessa medesima scarnificazione emozionale che penetra il "Ringrazio Dio che mi ha fatto troppo poco intelligente" degli Scisma arrivando fino alla necessità di "abbandonarsi per ricominciare a costruire" de "Le Labbra". C'è un passato musicale importante alle spalle, un presente vivo e un futuro prodigioso, una creatività libera e selvaggia, che suggella il bisogno di raccontare e raccontarsi senza censure, stilistiche ed espressive.

Domenica sera lo scenario non cambia. La stessa location, lo stesso numero di presenze, la stessa atmosfera che si respira a un party tra amici, con gli artisti che nel pre-concerto girovagano divertiti tra il pubblico, che sembra quasi di stare seduti in un salotto adibito a palcoscenico. Il primo a salire sul palco è Umberto Palazzo, con sottobraccio le canzoni dei suoi Santo Niente. Chitarra, voce e nient'altro, brani spogliati della loro anima noise, che nudi si mostrano in tutta la loro fragilità. Sono aride ballate desertiche, da "Nuove Cicatrici" a "Occhiali Scuri Al Mattino", e pezzi d'amore e d'abbandono, come "Cuore Di Puttana" e "Tu Non Mi Dai Nulla". La voce di Palazzo si fa ora cupa, ora stridente, le parole si tingono di blues, a tratti forse eccessivamente aspre e spigolose per una ricezione rapida. Si congeda ringraziando il pubblico per l'affetto dimostrato, e presentando "il maestro del rock italiano". Lo stesso che non tarda a salire sul palco e improvvisare una gag con Palazzo. Poi, fumata l'ultima sigaretta, non rimane che attaccare il jack e partire.

Quello di Fiumani è il solito concerto di Fiumani, dove solito, nella fattispecie, fa rima con rabbioso, urlato, intenso, dannatamente vero. Un punk orfano di basso e batteria che riesce in ogni modo a regalare violente scariche d'adrenalina, pescando dalla scatola dei ricordi, hit diaframmatiche come "Siberia", "Gennaio", L'odore delle rose" e "Fiore non sentirti sola". Sfoghi di vita essenziali e mai banali, che regalano brividi a cuore aperto. Alla fine sono gli occhi, gli abbracci, i sorrisi e le strette di mano a fare il resto. I saluti finali di Fabio Nirta e della crew Partyzan-Sporco Impossibile fanno calare il sipario su una meravigliosa due giorni di moderno e italico cantautorato da varietà. Baffogallo rules.



Pagine: Santo Niente Paolo Benvegnù Dente Federico Fiumani

Commenti (4)

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  • esterclash 20/09/2010 ore 22:48 @esterclash

    Rende è provincia di Cosenza,non di Catanzaro!ERESIA!

  • Marcello Farno 21/09/2010 ore 13:58 @isacconucleare

    sandrì stai attento la prossima volta

    mi hai fatto arrabbiare ester
    :[:[

  • Giulio Pons 24/09/2010 ore 09:11 @pons

    Apparte l'errore di geografia... Belle foto. :)

  • Chiara Chiò 24/05/2013 ore 10:45 @chiarachio

    :)

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