Nuovo Premio Tenco: la risposta degli organizzatori

19/10/2015 di Redazione

Solo la scorsa settimana abbiamo lanciato le nostre 5 proposte per rinnovare il Premio Tenco, una manifestazione fondamentale per la musica italiana che secondo noi soffre di un formato e di un linguaggio superato dal tempo. Riceviamo e pubblichiamo oggi la risposta di Enrico De Angelis, direttore artistico del Premio che si propone di discutere pubblicamente le nostre proposte al Consiglio Direttivo appena conclusa l'edizione della prossima settimana, cosa di cui non possiamo che essere felici.

Nello specifico, il Club Tenco è aperto a ridiscutere questi punti (che abbiamo riportato in grassetto nella lettera aperta che trovate più sotto):

- pubblicare i nomi dei componenti del direttivo del Premio nell'ambito di un'operazione di trasparenza e rinnovamento
- riconsiderare il numero totale dei giurati (ora molto alto)
- aprire la giuria non solo a chi scrive o parla di musica, ma anche per esempio a chi la organizza e la cura
- pensare all'istituzione di un premio per l'album "più innovativo"

Oltre a questo, De Angelis risponde alla nostra proposta di digitalizzazione dell'archivio Tenco, e ai problemi che questo comporta: Rockit suggerisce di renderlo totalmente disponibile online, e a titolo gratuito. Sarebbe un'operazione di enorme portata e rilevanza culturale, il primo grande passo verso il "ringiovanimento" del Premio auspicato dagli stessi organizzatori in calce.

Qui di seguito trovate la risposta completa di Enrico De Angelis, che ringraziamo nuovamente e da cui aspettiamo aggiornamenti appena conclusa l'edizione 2015 del Premio Tenco.

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Cari amici, vi ringrazio dell’attenzione che riservate al Club Tenco e della cura con cui ci avete rivolto queste proposte. Nelle more dell’organizzazione della nostra imminente Rassegna, comincio col rispondervi alcune cose, e vi rispondo come direttore artistico del Club Tenco, ma indubbiamente tutti questi sono argomenti che porterò in discussione, come meritano, alla prossima riunione del Consiglio Direttivo, a “Tenco” concluso. Dopodiché si potrà anche discuterne pubblicamente, come propone su Rockol l’amico Franco Zanetti, e si deciderà se e come modificare qualcosa nel nostro status quo.

1. Semplificazione tra Targhe e Premi
Che di fatto si faccia confusione tra Premio Tenco e Targhe Tenco è vero. Non da tutti, s’intende, ma da una parte sia dell’opinione pubblica sia – quel che è peggio – della stampa, che dovrebbe fare da tramite informativo. Sono decenni che cerchiamo di spiegare le differenze, non perdiamo occasione per farlo, lo scriviamo in pratica in quasi ogni comunicato che divulghiamo. La specificità delle Targhe è talmente dichiarata che in alcune occasioni abbiamo dedicato alla consegna delle Targhe eventi collocati in date e addirittura in città (Novara, Bari) diverse da quelle deputate alla Rassegna e al Premio Tenco. Insomma, la natura dei due riconoscimenti, come voi stessi avete capito (almeno voi!), è così diversa che francamente non mi pare giusto cambiare le cose, cioè accorparli, solo perché c’è chi non lo capisce o non si applica quel minimo per capirlo. In fondo si tratte di 2 tipologie 2 di premi, non 20. Dico due. Possibile? Qualunque concorso o festival (pensiamo ai grandi premi cinematografici, dall’Oscar a Cannes a Venezia ecc ecc) presenta una gamma vasta e differenziata di sezioni da premiare a vario titolo. Il nostro ne ha 2, con 5 sottosezioni nel caso delle Targhe, tutto qua… Per venire poi al pratico, che mi pare sia il vostro intendimento, temo che si cadrebbe dalla padella nella brace: accorpando i due diversi riconoscimenti sotto un unico cappello, passerebbe ancor meno la differenza abissale fra i due riconoscimenti, si tenderebbe a pensare che abbiano la stessa natura, la stessa genesi, la stessa paternità, la stessa destinazione.

2. Trasparenza nella scelta dei giurati
Qui mi pare che nella vostra stessa formulazione alligni possibilità di confusione. Chiedete contemporaneamente chi fa parte del Club Tenco e chi fa parte della giuria delle Targhe. Ovvero due cose, anche in questo caso, completamente differenti e non confrontabili.

Cominciamo dalla prima. Voi stessi spiegate che la nostra è un’associazione che di fatto affilia circa 140 persone (hic e nunc; potrebbero essercene di meno o di più, non c’è un limite) e che - secondo uno Statuto regolarmente qualificato e depositato – elegge a  rappresentarla un direttivo di 9 persone; però:

- non è vero che i soci siano quasi tutti di Sanremo e dintorni;

- non è esatto che il direttivo gestisca gran parte delle attività compresi i premi: gestisce il Premio Tenco nel senso che lo discute e lo sceglie, ma non le Targhe, affidate invece – come avete spiegato – al voto di una giuria di giornalisti e critici musicali, esterni al Club; noi semplicemente (semplicemente per modo di dire…) organizziamo la loro votazione.

Dire pubblicamente chi siano i 140 soci non mi pare rilevante, e in questo momento non saprei nemmeno dire se si possa trattare o no di una violazione della privacy; ma non credo sia questo il punto. Forse è vero che sarebbe più doveroso esplicitare meglio chi sono i componenti del direttivo, all’interno del quale, tra l‘altro, ci sono tre figure istituzionali (il rappresentante legale, il responsabile amministrativo e il direttore artistico) i cui nomi in carica sono comunque di dominio pubblico; ma possiamo farlo certamente in maniera più programmatica.

E veniamo all’altra cosa, la giuria, che mi pare essere la questione davvero più discussa. Osservo le seguenti cose.

A) Avete già detto voi che noi dichiariamo pubblicamente di scegliere i giurati per la loro personale competenza e non per la loro rappresentanza di testata. Non avrebbe dunque senso indicare la testata per cui scrivono, tanto più che – purtroppo coerentemente con l’attuale situazione editoriale giornalistica - molti sono free lance. Noi a questo criterio di scelta crediamo molto. Non ci interessa rappresentare questa o quella testata, più o meno nota, più o meno potente; anzi, esplicitarlo rischierebbe di far attribuire valori devianti alla credibilità di ciascuna singola persona, la quale vale, secondo noi, per la propria competenza e nient’altro. Ci importa poco se il grande quotidiano generalista sia o no rappresentato in misura proporzionatamente maggiore della piccola webzine che fa però un’esatta ed esauriente informazione specifica nella materia che ci interessa. E’ anzi probabile che quest’ultima “fornisca” alla giuria molto più materiale umano del primo…

B) Non è esatto che aggiungiamo ogni anno una decina di giurati per compensare quelli che non votano più. Per nulla. Non abbiamo certo un tetto numerico che ci prefiggiamo di rispettare. Aggiungiamo ogni anno dei nuovi giurati (dieci, meno di dieci, venti, anche di più…: quello che occorre) per riconoscere tutti i nuovi critici musicali che nel frattempo verifichiamo si sono formati e ben lavorano per diffondere la buona musica. Dunque per tenere la giuria sempre aggiornata e in linea con l’evolversi della musica.

C) Non è vero che chi entra è “giurato a vita”. Certo, finché non emergono motivi contrari, rinnoviamo regolarmente a tutti l’invito a votare, ma chiunque può quando vuole declinare l’invito, come per esempio hanno fatto cortesemente in questi anni molti critici che per un motivo o per l’altro ci hanno con onestà dichiarato di non seguire più a sufficienza il mercato discografico.

D) A noi pare di aver già fatto abbondantemente bilanciare l’ago dalla parte del web, nella scelta dei giurati. Non fosse altro per il progressivo oggettivo triste declino della stampa cartacea, sempre più latitante soprattutto sul piano dell’informazione relativa a Cultura e Spettacolo, e in particolare della critica musicale. Lo dobbiamo fare per forza, se vogliamo dar voce a chi oggi davvero fa pubblicamenteinformazione musicale. Comunque ci staremo ancora più attenti.

E) Proponete di limitare la giuria a 100 nomi. Ora noi possiamo senz’altro riconsiderare il numero, ma noi abbiamo fatto con precisa e consapevole intenzione la scelta di costituire una giuria molto molto numerosa. Non ci vediamo nessuna controindicazione (se non quella del nostro aggravio di lavoro nel gestire le votazioni…) e ci piace che ad essere coinvolti attivamente in questa avventura siano più possibili operatori che lo meritano. Si garantisce una larga rappresentatività e molto più facilmente si evita il fenomeno di “cordate” che con accordi preventivi di gruppo possano rischiare di falsare il risultato finale. Potrei magari capire se proponeste, che so, una ristretta giuria di “saggi” molto selezionati; ma che differenza fa se la giuria fosse di 100 anziché di 200?

F) Personalmente non mi piace limitare la militanza in giuria entro un tempo massimo, tipo i dieci anni che proponete. E non lo dico per l’ormai ragguardevole età che ha raggiunto anche il sottoscritto… (che comunque, sia chiaro, non partecipa al voto, così come nessun operatore del Club Tenco). Ma, se ho appena scritto che cerchiamo di essere molto attenti alle nuove leve della critica, non vedo però perché dovremmo troncare il rapporto con critici anziani che dimostrano comunque ancora attenzione e competenza in materia, come possiamo verificare anche nei loro criteri di voto; e vi assicuro che questo può accadere anche quando questi abbiano abbandonato il servizio professionale attivo presso una testata e siano più o meno tranquillamente in pensione…; credo che di fatto la qualifica di critico musicale possano continuare a onorarla.

G) Veniamo all’eventualità più innovativa che ventilate. Le Targhe Tenco sono nate come un “premio della critica”. Così le ha concepite Amilcare Rambaldi, trovando l’adesione di noi tutti, che abbiamo perseguito questa concezione fino ad oggi. Per qualche anno era esistito in Italia un Premio della critica discografica, poi abbandonato; volevamo prendere quel posto e offrire una specie di coordinamento ai critici che facevano informazione o opinione nel campo della canzone, suggellandolo con un premio. Del resto anche al Festival di Sanremo esiste un premio della critica, e così in tante altre manifestazioni anche non musicali. Aprire la giuria non solo a chi scrive o parla di musica, ma anche per esempio a chi la organizza (e ne è dunque, almeno in parte, soggetto interessato) significherebbe snaturarne il significato. Cambierebbe tutto, ma è comunque ipotesi che potremo affrontare. 

3. Nuove Categorie
La Targa per il migliore interprete non ha assolutamente la stessa valenza che si riscontra per i talent show. Da noi non si premia chi dimostra di saper cantar bene tout court, qualunque cosa stia cantando. Da noi si premia un album discografico – quindi anche un meditato e motivato progetto organico –  col quale il titolare – sia egli un cantante puro, sia un cantautore abituale, o gruppo ovviamente – dimostri di aver saputo interpretare e padroneggiare e valorizzare o addirittura rivalutare una produzione di “canzone d’autore” scritta da altri; e mi si passi questa espressione che, pur entrata nell’uso comune, ancora qualcuno contesta, ma è solo per sottolineare che nel nostro caso è determinante pure la qualità del repertorio che quel cantante esegue, associata alla sua capacità di trasformare quello stesso repertorio interpretandolo; e non alle capacità interpretative di per sé.
Un premio per il disco “più innovativo” è una bella idea; bisognerebbe forse individuarne meglio i parametri e non rischiare sovrapposizioni o “concorrenze” con le altre Targhe. 

4. I soldi, e tutto il resto
Belle idee quelle del punto 4, che cozzano solo con la difficoltà concreta di realizzarle e l’effettiva utilità dello scopo. Innanzitutto noi abbiamo sempre pochissimi soldi e facciamo una fatica inenarrabile a mettere insieme il pranzo con la cena, come si dice (ma anche letteralmente: ne sapete qualcosa voi giornalisti accreditati, a cui ahimè non riusciamo più nemmeno a offrire la cena-happening dopo spettacolo come si faceva una volta). Anni fa fu con il supporto economico della Siae e dell’Imaie che potemmo corredare il premio ad artisti emergenti con la produzione di un minicd. Ma a cosa servì? Voi sapete meglio di me che il problema oggi non è fare un disco, che ha costi relativamente contenuti; bensì distribuirlo, lanciarlo, promuoverlo, farlo conoscere. Noi non abbiamo le forze, le strutture e le risorse per fare tutto questo. E quanto a far circuitare il premiato presso altri festival, ben vengano, se ce lo chiedono; non possiamo imporglielo.
Ancora più difficile sarebbe pretendere che la “leggenda” di turno collabori con il giovane premiato. Immaginare che la “leggenda” che viene al Tenco – non pagata, ricordiamocelo sempre – trovi il tempo e le motivazioni per incontrare uno sconosciuto e lavorare con lui – addirittura preventivamente – è ingenuo, non è realistico. 

5. Un restyling per rimanere rilevanti
Mamma mia, non sapete quanto siano oggetto di discussione tra noi questi temi. A dire il vero, però, noi da un paio d’anni stiamo adottando una grafica che francamente ci pare eccellente, avendo deciso di affidarci in maniera professionale ad un team veneziano che produce una rivista culturale di assoluto valore, tra l’altro all’avanguardia proprio da un punto di vista grafico. E non sto a ricordare il magnifico disegno che a giugno ci ha regalato Milo Manara per promuovere l‘edizione speciale del “Tenco” dedicata all’eros in canzone…

Internet stiamo utilizzandolo il più possibile, compatibilmente con le nostre risorse, il tempo libero, le energie. Praticamente ogni giorno piazziamo o condividiamo qualcosa su FB o su twitter, soprattutto riguardo ad eventi ed aggiornamenti d’attualità, ma quando possibile anche reperti storici. A proposito di questi ultimi, la cosa fondamentale da tenere presente è che tutte le riprese video storiche delle nostre Rassegne sono di proprietà Rai: non ne possiamo disporre. Possiamo quindi rilanciare solo riprese amatoriali che troviamo su youtube o di cui veniamo in qualche modo a conoscenza; insomma poca roba. Di nostra proprietà sono solo le riprese degli ultimi due o tre anni. E su queste abbiamo in effetti un progetto che cercheremo di realizzare al più presto, compatibilmente con i costi e il tempo a disposizione.

Possediamo invece un grande archivio audio, questo sì, e mille volte abbiamo sognato di renderlo pubblico. Contatti già presi in passato con alcune grande produzioni discografiche per creare delle vere e proprie collane non hanno sortito risultati. Anche solo per mettere noi stessi online questo materiale occorrono personale specializzato, strumentazione tecnologica, tempo, buona volontà. L’abbiamo già detto che il Club Tenco è fatto di puro volontariato? gente che si occupa di buona canzone solo per passione, nel tempo libero? Forse non l’ho ricordato… Sarà meglio continuare a ripeterlo.
Non parliamo poi delle difficoltà che dovremmo comunque affrontare nel chiedere ad ogni artista l’indispensabile liberatoria per divulgare le loro esecuzioni live.

Nonostante tutto, moltissime registrazioni dal vivo dei nostri concerti sono state raccolte in disco, forse non si sa abbastanza nemmeno questo. I nostri cd in catalogo sono ormai decine, in particolare quelli della collana denominata proprio “I Dischi del Club Tenco”. Lì dentro vi assicuro che trovate già un’enormità di brani “bellissimi e rari”. E i dischi sono sempre corredati di libretti con testi e foto. E un volume tutto fotografico – splendido – è stato già fatto anni fa con scatti di tutti i più grandi artisti còlti durante le loro esibizioni al “Tenco”. Le sapete queste cose?
Per approdare a ulteriori risultati in questo senso, la vostra offerta di collaborazione è un invito a nozze. Ve ne ringrazio, ne terremo sicuramente conto e a tempo debito potremo sicuramente parlarne.

 

Per chiudere vorrei però soffermarmi su un vostro cenno che non fa parte delle 5 proposte concrete ma che ho trovato nella vostra premessa e che secondo me è interessante da cogliere: là dove parlate dell’“aspetto impolverato del Premio”.

È vero. La “canzone d’autore”, e conseguentemente la nostra attività, è percepita da molti come vecchia, come “polverosa”. Possiamo sforzarci quanto vogliamo di scovare, proporre e promuovere artisti nuovi e persino provocatori, ma questa percezione da parte di una cerchia di persone, purtroppo, è indipendente dai contenuti che proponiamo di fatto. Noi potremmo anche fare una Rassegna totalmente d’avanguardia al cento per cento, zeppa solo di proposte nuove, "giovanili", proiettate al futuro, e la percezione rimarrebbe quella, specie per tutti coloro che parlano "per sentito dire", che si fermano a quello che il "cantautorato" appare per luogo comune, che giudicano per preconcetti (per esempio certi giornalisti che sul “Tenco” scrivono cose di questo genere a priori, prima della manifestazione e senza venirci di persona).

Perché questo? Probabilmente perché la canzone d’autore e lo stesso Premio Tenco è anziano anagraficamente, perché il nostro Club è nato oltre 40 anni fa, perché ha un "passato" troppo evidente e ricco, perché ha (anche) consacrato i grandi cantautori classici, perché si chiama "Rassegna della canzone d'autore" e nei pregiudizi della gente la "canzone d'autore" è roba vecchia, è un "genere" legato ai “cantautori noiosi” di un tempo.

Questo purtroppo è ciò che è rimasto depositato nell'opinione pubblica più distratta e superficiale, e a poco vale che noi si sostenga che la canzone d'autore non è un "genere musicale" ma può rivelarsi attraverso qualsiasi linguaggio (compresi rock, rap, reggae, jazz, folk, world, ecc), e che noi questi linguaggi li abbiamo tutti puntualmente documentati. Il rap, per esempio: a partire da Frankie Hi nrg, prima ancora di Caparezza.

Tutte le ultime edizioni della nostra Rassegna sono piene di artisti nuovi, emergenti, innovativi, anche premiati, eppure questo aspetto passa in secondo ordine rispetto alla granitica concezione "polverosa" della canzone d'autore che alligna in tanti. Noi in questi ultimi anni abbiamo ospitato e valorizzato - per esempio in quel format che apposta abbiamo inventato sette anni fa e che si chiama “Il Tenco ascolta”, ma anche e soprattutto al “Tenco” ufficiale - un numero enorme di artisti che chiamare “impolverati” sarebbe stravagante: che so, Vasco Brondi, Dente, Brunori Sas, Mannarino, Nobraino, Iosonouncane, Appino, Zibba, Dimartino, Diodato, Capovilla, Giovanni Truppi, L’Orage, Scapigliatura, Mariposa, Colapesce, Fumaretto, Giacomo Toni, Cordepazze, Ettore Giuradei, Pan del Diavolo, Carlot-ta, Simona Norato e Iotatola, Andrea Labanca, Cranchi, Fabio Cinti, Duemanosinistra, ecc ecc ecc. Molti di questi nomi sono entrati nelle rose dei finalisti che voi stessi giornalisti avete decretato essere tra gli autori dei dischi migliori dell’anno, e alcuni hanno addirittura vinto delle Targhe Tenco. Fra le nostre produzioni discografiche di cui parlavo prima, c’è un album, doppio, intitolato guarda caso “La leva cantautorale degli anni Zero”, realizzato con il Mei e la casa discografica AlaBianca, al quale era associato un progetto più ampio di valorizzazione degli artisti presenti nell’album, con decine di serate live in tutta Italia e media partner come Radio2 e Rockol.

Ecco, questa è una collaborazione che mi sento di chiedere, a voi e a tutti gli altri organi di informazione più o meno giovanilistici: aiutateci a documentare questi aspetti, a evidenziare questi risvolti attualissimi che caratterizzano la nostra attività, a non far passare sotto silenzio le nostre proposte più fresche, a non fermarsi al luogo comune del cantautore sfigato, voce e chitarra, che noi abbiamo abbandonato da decenni. A non essere distratti insomma, e a far sì che non lo sia il pubblico potenziale di quella bestia oscura che è la canzone d’autore.

Grazie,

Enrico De Angelis

Tag: opinioni premio tenco

Commenti (1)

  • Rosybyndy 19/10/2015 ore 19:41 @LuigiPiergiovanniRosybyndy

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