Come funzionano le prevendite in Italia

Immagine via bintmusic.it - prevendite biglietti concertiImmagine via bintmusic.it - prevendite biglietti concerti
22/12/2015 di

C'è chi addirittura ha impiegato degli studi economici per sapere qual è il momento migliore per comprare un biglietto aereo, ma anche senza essere esperti di statistica sappiamo che di solito se acquistiamo un volo con mesi di anticipo lo paghiamo la metà. Vi siete mai chiesti perché lo stesso meccanismo non vale per altri tipi di biglietti, come quelli dei concerti?

Quello delle prevendite è un mondo decisamente vasto: in Italia ci sono tanti modi per comprare il biglietto di un concerto (sia online che nei negozi specializzati) e altrettanti operatori che si occupano di venderli. Provando a generalizzare, possiamo dire però che ci sono principalmente due modelli di prevendita: il primo prevede che il biglietto abbia un prezzo più alto rispetto a quello che paghiamo direttamente all’entrata del locale, il secondo invece che il prezzo sia più basso.

Pagare un biglietto in prevendita ad un prezzo maggiore è quello che succede più spesso, perché il promoter del concerto sceglie un circuito che, al posto suo, si occupi della vendita dei biglietti, una cosa che di conseguenza aggiunge un sovrapprezzo per il servizio fornito. Ma a quanto ammonta, esattamente, questo sovrapprezzo?
La percentuale varia da circuito a circuito, ma la media nazionale si aggira intorno al 10% e può capitare che sia anche molto più alta. Prendiamo ad esempio uno dei circuiti più diffusi, Vivaticket: la sua percentuale oscilla tra il 7% e il 10%, una cifra che comprende tra le altre cose tutti i costi relativi ai vari sistemi di pagamento, che cambiano a seconda della carta di credito. Alessandra Sciolotto, portavoce del settore marketing dell’azienda, ci ha spiegato anche che Vivaticket include in quella percentuale un servizio di marketing per ogni evento: "c’è un gruppo di persone che si occupa di ottimizzare le vendite. Poi dobbiamo remunerare i punti vendita sia online (facciamo accordi di distribuzione con altri siti che vendono attraverso di noi o che hanno un contratto con noi) che nei negozi”.

(illustrazione via)

Una delle tante leggende metropolitane attorno a questo argomento riguarda il confronto con l'estero: è vero che fuori dall'Italia i biglietti in prevendita costano meno che alla porta?
Purtroppo no, o almeno non è una regola: la prevendita esiste in tutta Europa, ma è meno frequente che i locali o i siti che vendono biglietti lo specifichino chiaramente. Per capirci, la prevendita viene inclusa nel prezzo del biglietto spesso senza nemmeno essere segnalata, e forse è da qui che nasce la leggenda metropolitana che ci vuole più fessi dei nostri vicini europei.

Per capire meglio quello che c'è attorno alla questione abbiamo fatto qualche domanda a Ercole Gentile, un promoter italiano di stanza a Berlino che, oltre a curare l’ufficio stampa di alcune grandi band italiane, organizza con VolumeUp anche concerti di gruppi nostrani nella capitale tedesca. Uno degli ultimi è stato quello dei Calibro 35 presso il Bassy Club: in questo caso si è servito del sito Koka36 che chiede una percentuale di circa l’11% sul prezzo finale. Oltre a confermare le percentuali di prevendita, Gentile ci ha raccontato che in realtà qualcosa che si avvicini alla leggenda metropolitana di cui parlavamo esiste, e si chiama advance booking: “Tolti i concerti decisamente più grandi del calibro di Sting o Rihanna, la tendenza a Berlino è sempre quella di mettere un biglietto più basso in prevendita rispetto a quello che poi si trova alla porta. Come organizzatore hai un guadagno iniziale minore ma incentivi a comprare il biglietto prima. Spessissimo i concerti qui vanno sold out già in prevendita”.



Non c'è da disperare però, perché questo metodo sta pian piano prendendo piede anche in Italia: “In effetti non è molto che si usa nel nostro paese, forse tre o quattro anni - conferma Francesco Cerroni del Monk di Roma - “sono gli stessi promoter ormai che te lo consigliano. Solitamente i circuiti a cui ci affidiamo hanno dei ricavi di circa il 10% del biglietto. È importante dare al cliente un beneficio in più che lo stimoli a comprare il biglietto prima, e per noi è molto utile perché ci aiuta a monitorare la situazione e a capire che tipo di attesa c’è sull’evento”.

Nonostante ciò, la fetta più grossa della vendita di biglietti rimane ancorata ai grandi eventi la cui prevendita è di tipo tradizionale, tanto in Italia quanto all’estero. Sicuramente l'anomalia delle prevendite c’entra con il fatto che questo tipo di mercato viene diviso tra pochi operatori che lavorano su più nazioni (come l’italiana TicketOne appartenente al gruppo tedesco CTS Eventim, che vende biglietti in altri 20 stati), cosa che genera poca concorrenza e quindi poco interesse a modificare questo tipo di sistema. 
Ma un altro aspetto fondamentale del quale tenere conto è il punto di vista dell'artista: un musicista o una band che suona nelle grandi arene non è in tour 365 giorni l'anno (e nemmeno tutti gli anni) ed è suo interesse guadagnare il più possibile da ogni singolo evento, a maggior ragione se si considera che ormai il live è una delle principali entrate di guadagno e che dallo streaming e dalle vedite dei dischi oggi si ricava pochissimo.
Infine, parliamo degli spettatori: la maggioranza delle persone che vanno ai concerti, ci va molto di rado. Quando questa maggioranza decide di spendere 60 euro per il biglietto di uno spettacolo (uno dei due all'anno che si concede, magari) quei 10 euro in più di ricarico non sembreranno chissà quale sacrificio.

Insomma, è interessante osservare come in Italia, dopotutto, le cose non vanno così diversamente che nel resto d'Europa. Certo, il margine per migliorare c'è sempre, ad esempio iniziare a risolvere il problema dei bagarini.

Tag: concerti mercato discografico

Commenti (4)

Carica commenti più vecchi
  • Stefano Joker Lionetti 22/12/2015 ore 14:32 @stefano1

    Che la prevendita sia la fetta che si prende il circuito che distribuisce è abbastanza chiaro. Ma c'è un altro passaggio (altri costi) che mi risultano oscuri. Facciamo un esempio pratico:

    > 2 biglietti per I Cani all'Alcatraz: 2x10€
    > 2 prevendita: 2x1,5€
    > spese per commissioni di servizio: 3€

    Cosa sono questi 3€ che mi trovi infilati nell'ultimo step appena prima di pagare da Ticketone?

  • Ale77io 27/12/2015 ore 13:58 @Ale77io

    Io lo chiamo "il pizzo di ticketone"

  • Ennio-Annio 27/12/2015 ore 17:44 @Ennio-Annio

    E' la tassa che Ticketone ti fa pagare per il semplice fatto che
    - hai trovato uno sportello funzionante
    - hai disturbato un addetto Ticketone
    - sei riuscito a trovare un biglietto.

    Insomma di che vi lamentate? Ormai poter comprare un biglietto di un concerto, non solo è un lusso (per via dei prezzi), ma è anche un privilegio: vuol dire che siete riusciti ad avere la meglio su centinaia di bagarini che in meno di 5 minuti riescono a polverizzare interi stadi e palazzetti....oppure che il concerto a cui volevate andare, semplicemente, non è nel loro interese.
    E vi aspettate che Ticketone non lucri sulla vostra "fortuna"?

    Quanto al fatto che ad una persona non sembri un sacrificio un rincaro di 10 euro su 60.....non so con chi abbiate parlato voi per dirvi una cosa del genere. Certo è che, fino a quando ci sarà gente che pagherà 80 euro per dei posti in terzo anello o biglietti dai 100 euro in su per vedere "l'ultimo tour" di qualche cariatide (che puntualmente torna l'anno dopo...) sarà sempre peggio.

  • Lorenzo Giovenali 02/08/2016 ore 16:55 @kopeboy

    Tenete presente pero che ci sono le commissioni per il pagamento che Ticketone, o chiunque, deve pagare a Paypal / Mastercard / etc.
    Quindi quell'ultima voce (se non c'è ricarico) è l'unica veramente lecita, almeno per il nome che ha.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Scandalo Live Nation: in Belgio avrebbe rivenduto i biglietti dei suoi stessi concerti per far crescere i prezzi